L’ideologia della “Innovazione” non serve ma cresce la necessità di innovare

La globalizzazione e la continua accelerazione di conoscenza scientifica e tecnologica “costringono” diverse porzioni del mercato italiano ad innovare. Se non ci fosse questa situazione, in Italia innovare sarebbe solo una preoccupazione di ricercatori, consulenti e di qualche imprenditore illuminato. Questa necessità interessa sia le PMI che la grandi aziende.

Leandro ha scritto un interessante post sulla formula del “minor impatto” nelle Human Resources e questa è una mia riflessione un pò più ampia sulla innovazione nelle organizzazioni.

Innovare è una rivoluzione, un profondo cambiamento culturale e sociale per una azienda ….. ma:

  1. se non si è costretti non si cambia, non si evolve;
  2. dinamiche di potere guidano le aziende e se non si è costretti ad innovare per sopravvivere (c’è chi preferisce fa morire l’azienda pur di non cambiare) l’innovazione non ha la forza di imporsi;
  3. la concorrenza è fattore razionalizzante la cultura organizzativa senza la quale l’unica razionalità è il mantenimento dello status quo interno ed esterno;
  4. non basta che una cultura organizzativa sia razionalizzata dagli obiettivi imposti dalla concorrenza ma deve essere “popperianamente” aperta per adattarsi ai cambiamenti interni ed esterni (molte organizzazioni sono razionali ma non sufficientemente aperte);
  5. mediamente non si vuole essere parte di una innovazione …. si vuole un lineare “stare bene” (un misto tra cacciatore raccoglitore e la difesa della matrice).

Tutto ciò però non basta a fare un quadro perché oggi innovare è molto più rivoluzionario di prima che piaccia o meno. Quindi da un lato è sempre più necessario (non si può rimandare, aggirare) ma allo stesso tempo è più difficile. Sia per chi l’innovazione non vuole subirla, sia per chi la propone.

Per esempio, internet sta cambiando la società in quanto muta la potenza e diffusione di gestione e produzione di conoscenza. Questo ha ricadute sulle vite individuali e sulla collettività in quanto cittadini, lavoratori, studenti, pazienti, consumatori …. persone.

L’Enterprise 2.0 è una delle principali “etichette” per descrivere la mutazione indotta da internet nelle organizzazioni. Bene, molte persone che oggi hanno un ruolo manageriale d’azienda non sono in grado di farsi carico di questo cambiamento.

Questo si avverte particolarmente in Italia dove internet si è diffusa più lentamente e l’età media delle persone con responsabilità in azienda è più elevata che in altre economie occidentali. Ma ripeto, che sia chiaro, è più un discorso di mentalità che di età. Questa situazione porta a mille resistenze e ad una lentezza cronica verso l’innovazione che quando è ormai mainstream non si tratta più di intercettare il cambiamento, di cavalcarlo ma di semplice “inseguimento”.

Ci sono segnali che la necessità di cambiare sta crescendo, il 2010 potrebbe regalare sorprese interessanti per chi saprà muoversi in tempo.

Per quanto riguarda chi propone l’innovazione, deve farsi carico di molti più fattori che richiedono competenze ponte tra conoscenze e abilità diverse. Innovare, dentro e fuori l’azienda è sempre più una rivoluzione sociale e culturale quindi spesso non basta avere una buona idea o un buon prodotto. Ci vuole visione, networking, capacità imprenditoriale, di comunicazione e scambio continuo con altri esperti in quanto il cambiamento è troppo veloce e complesso per muoversi con la lentezza, la chiusura e la verticalità di un tempo. Quindi è molto più difficile anche proporre innovazione.

Rimanendo nell’esempio dell’Enterprise 2.0 non bastano le competenze tecnologiche o organizzative, ci vuole anche IxD, Ux, Psicologia, ecc..

Il rischio per molte aziende è quello di affidarsi a team di consulenti con competenze troppo verticali, su un unico fronte, mentre il vero differenziale nella E2.0 è proprio la centralità del design dell’interazione che unisce tecnologia e cultura organizzativa.

[Image: Vermin inc]

Behavior is our Medium – Robert Fabricant

http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=3730382&server=vimeo.com&show_title=1&show_byline=1&show_portrait=0&color=&fullscreen=1

Robert Fabricant – Behavior is our Medium from Interaction Design Association on Vimeo.

Riprendo lo spunto sollevato dalla domanda di Maurizio Boscarol nella intervista che fece a me e Davide per postare il video dell’intervento di Robert Fabricant alla Conferenza Interaction ’09, a Vancouver.

La questione che pone Fabricant è sintetizzabile, a mio avviso, nella crescente necessità nell’IxD di aumentare le probabilità di indurre determinati comportamenti negli utenti.

Credo che per seguire questo obiettivo si necessaria la maturazione di una psicologia della interazione che permetta di considerare gli utenti come sistemi psicologici e sociali in modo più approfondito e articolato.

“Interaction Design is not about computing technology, it’s about behavior”

Lo stesso Fabricant, nel suo post a commento del suo intervento sottilinea come ci siano già alcuni designer e ricercatori impegnati in questa direzione:

BJ Fogg

Dan Lockton

Jess McMullin

Mi interessa molto questo dibattito e sviluppo dell’IxD in quanto, a suo modo e con le sue specificità, anche Mo.De. cerca di dare il suo contributo in questa direzione.

Mo.De. – Motivational Design – versione 1.5

 

Abbiamo aggiornato Design Motivazionale  integrandolo con il precedente documento Elementi Teorici per la Progettazione dei Social Network che ora svolge una funzione introduttiva ai social network e alle loro regole generali.

Il nuovo documento ora titola: Motivational Design: una metodologia per il social network design.

In questa versione 1.5, rielaborata sempre con Davide, abbiamo rivisto un pò la forma, revisionato alcuni concetti come il Group Center Design e aggiunto diversi esempi per aiutare a capire. Ringraziamo tutti quelli che ci hanno letto e che ci hanno arricchito con i loro pareri e feedback.

Il documento come sempre è scaricabile liberamente e pubblicato sotto licenza Creative Commons by-sa 2.5 (ita):
• Scarica Motivational Design in PDF da qui (748Kb).
• Guarda Motivational Design su Scribd.

Stiamo già lavorando alla versione successiva e ad una sintesi in italiano e inglese.

Mo.De. sembra inserirsi perfettamente in uno dei dibattiti più attuali nel mondo dell’Interaction Design, sempre più legato ad una più ampia psicologia dell’interazione. In altre parole una delle sfide più importanti oggi nell’IxD è come aumentare le probabilità di facilitare determinati comportamenti egli utenti (vedi l’intervista che abbiamo lasciato a Usabile.it).

Social Media: cambia la comunicazione

Gestire la complessità con strategie a rete è una delle prassi che coinvolge target sempre più ampi.

Come affrontano le agenzie di comunicazione questa complessità crescente che diventa progressivamente mainstream?
Basta affidarsi allo smanettone o al giovane geek di turno da sottopagare? Direi di no.

Quanto il mercato della comunicazione è fatto dalla domanda e quanto dalla offerta?

[by Marketing Usabile]

Us now – Documentario sul Networking e le dinamiche bottom-up

Che effetto avrà internet inteso come nuovo media nel quale le masse sono somme di individui capaci di aggregarsi e poi destrutturarsi?

Che impatto avrà sul nostro essere cittadini, sulle nostre identità individuali?

Come cambierà la politica?

Quale l’impatto culturale e sulla economia?

Questo documentario propone alcune riflessioni e indicazioni per capire dove andare a cercare le conoscenze e gli strumenti necessari per sviluppare e interpretare la Società della Conoscenza.

Sarebbe ora di conoscere i sistemi complessi, di studiarsi un pò i social networks, le esperienze dei progetti open source, no?

http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=4489849&server=vimeo.com&show_title=1&show_byline=1&show_portrait=0&color=&fullscreen=1

Us Now from Banyak Films on Vimeo.

Sito del documentario

Blog del documentario

[info by: Putting People First]

Evoluzione delle interfacce – Frontiera Video Game

Anche la PlayStation 3 avrà un Motion Controller come la Wii. Per ora è un prototipo ma non sembra male.

Questo invece è uno scenario dei prossimi anni proposto dalla Xbox, Project Natal.

L’evoluzione delle interfacce non è solo la storia di come diventa più potente, varia, trasparente, leggera, immediata l’interazione uomo-macchina-uomo ma è spesso un salto di complessità notevole che cambia profondamente mercati, processi, consumi, abitudini, prassi, mestieri, ecc..  La ricerca nel mondo dei video game è l’avanguardia che poi trova applicazione nel personal knowledge management.

Oltre a tastiera, mouse e tocchi sullo schermo: voce, espressioni del viso, gesti, sono e saranno canali di interazione sempre più precisi e diffusi, in certi casi ricalcando un nostro innato e spontaneo modo di comunicare.

Frontiers of Interaction V – 8 Giugno 2009, Roma

Ormai sono cinque anni che il fertile Leeander, a partire dalla storica community sull’interaction design IDEARIUM.ORG (di cui faccio con orgoglio parte dell’anti-redazione), arricchisce la rete italiana con questo bel evento di livello internazionale.

Mi permetto una piccola riflessione parallela:

Chi e come, fuori dalle logiche del blogstar system, in questi anni ha dato un contributo costruttivo alla rete italiana? Frontiers è un esempio, ma non mancano altri se si guarda sotto la superficie della rete.

Quest’anno è al prima volta a Roma, spero sia una occasione anche per i professionisti, esperti e geek del centro e sud di incontrarsi in un contesto innovativo.

Dove

Programma

ISCRIZIONE