Le Motivazioni Relazionali di Mo.De. all’UxCamp di Firenze

Io e Davide siamo stati questo sabato all’UxCamp di Firenze.

Come spesso succede l’evento non era un vero e proprio BarCamp ma abbiamo apprezzato lo sforzo organizzativo. E’ stato un bel momento di incontro e scambio con amici vecchi e nuovi esperti di Ux.

Abbiamo presentato un tema di Mo.De. più in verticale, quindi con qualche esempio in più e cercando di farlo in modo più interattivo con chi seguiva il nostro intervento. I feedback sono stati molto positivi e gratificanti. Grazie a chi ci ha fatto sentire ancora sulla strada giusta 🙂

Qui di seguito troverete la versione in italiano che abbiamo usato sabato e sotto quella inglese.

[Images by Googlisti]

Edgar Morin – 11 Nov a Meet the Media Guru

Edgar Morin è uno dei più grandi pensatori viventi.

Padre del pensiero complesso europeo continentale che, a differenza di quello anglosassone (ben identificato nella Terza Cultura, vedi Edge.org), non si ferma ad una epistemologia della complessità, ad un tecnicismo intorno ai sistemi complessi (per quanto importantissimo) ma propone una Visione più ampia, un modo di intepretare e accostarsi alle problematiche in generale.

E’ uno dei padri della transdisciplinarietà, principale punto di vista e modo d’essere (io lo chiamo “ibrido“) in grado di affrontare sfide complesse, multifattoriali, con logiche non lineari ….. in altre parole, le principali che incontriamo oggi nella quotidianità di un mondo dove scienza e tecnologia accellerano in modo esponenziale e la globalizzazione comprime spazi e tempi ma moltiplicando le variabili.

Si muove tra scienze umane e naturali creando ponti tra discipline diverse coinvolte in oggetti di studio e problemi comuni. E’ un intuitivo e le sue visioni d’insieme che guidano la ricerca scientifica e socioculturale unite dalla complessità del vivente, a volte sono troppo ampie per la verticalità di certi scienziati e troppo scientifiche per le riluttanze di certi umanisti.

E’ un genio delle terre di mezzo e per questo lo trovo straordinario. Suggerisco di leggervi quale che suo libro.

Non avrete da lui facili ricette ma “rotte” su come essere, come porsi nelle sfide nuove e prossime, le sfide della complessità iniziate nel secolo scorso e maturate oggi.

I complimenti a Meet the Media Guru che dopo BJ Fogg (ricercatore di riferimento per una psicologia dell’IxD alla quale sono legato) e Steven Berlin Johnson (che due anni fa definivo tra il miglior esempio di nuovi intellettuali ibridi in circolazione) riportano a Milano un Maestro, io sono più che soddisfatto. 🙂

[image: Pontificia Universidad Católica de Chile]

Un esempio di Design dell’Esperienza

Come trasformare una quotidiana interazione con oggetti, luoghi, ditiali o materiali in qualcosa di diverso?

Come indurre comportamenti diversi negli utenti attraverso la loro esperienza, interazione, immersione?

Come farle collaborare o farle interagire o migliorarne certe abitudini o …?

Di questo si occupa la User Experience Design.

Nel video viene usato il fattore ludico per far fare moto alle persone. Progetto Volkswagen con la DDB.

[by autoblog]

“Design Thinking” – Tim Brown – TED

L’IDEO è sempre fonte di ispirazione come dimostra l’intervento del suo CEO of innovation and design Tim Brown.

http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf

Ho principalmente due riflessioni relative al “Design Thinking”.

1. C’è un grande bisogno di quel atteggiamento, quella curiosità e pragmaticità di visioni e agire del design. Approccio a problemi che vanno oltre il progettare un prodotto di consumo ma luoghi, oggetti, esperienze, comunicazioni, interazioni più ampie e complesse magari più utili alla collettività, alla gestione e produzione di conoscenza e alla soluzione di problemi;

2. C’è bisogno che da un lato i designer siano un pò meno artigiani e un pò più ricercatori e dall’altro che i ricercatori facciano un uso delle loro prassi scientifiche in modo propositivo e non difensivo, un conoscere per fare e non un produrre paper per produrre paper.

Poi per carità avremo sempre bisogno di affascinanti spremi agrumi e di “sommozzatori” delle infinite verticalità della ricerca ma la società della conoscenza, la globalizzazione e l’accelerazione tecnologica-scientifica chiedono competenze ponte, capacità di uscire dagli schemi per rispondere a sfide concrete, nuove e complesse.

Fondamenti di Mo.De.

 sintesi-mode-immagine.JPG

Io e Davide abbiamo preparato una sintesi di Mo.De. in italiano e in inglese.

La lunghezza del documento principale rendeva da tempo necessaria una sintesi per facilitare la comunicazione e diffusione di Mo.De.. Abbiamo integrato la parte scritta con schemi che facilitino la comprensione dei processi e dei concetti principali.

Qui la sintesi italiana in PDF e su Scribd

Qui la sintesi inglese in PDF e su Scribd

Psicologia Positiva e altri scenari

Spesso abbiamo una idea della Psicologia come disciplina clinica ma è un travisamento diffuso soprattutto in Italia. Sicuramente fino a qualche decennio fa la clinica è stato il filone dal quale sono emerse le maggiorni conoscenze ma più di recente anche altri ambiti stanno crescento aiutando a chiarire che la Psicologia è la scienza che studia la mente come la Biologia è quella che studia la vita.

E’ una scienza giovane che si presta alla transdisciplinarietà essendo così complesso il suo oggetto di studio. A differenza di molte altre discipline, fenomeno osservato e osservatore coincidono e questo rappresenta un ulteriore fattore di difficoltà e interesse. Se vogliamo adottare proprio la prospettiva più ampia possibile la psicologia studia quella parte di universo che crea cognitivamente il mondo, conosce e in certi casi prende consapevolezza di sé.

Martin Seligman fondatore della Psicologia Positiva ci invita a riflettere sugli scenari applicativi della Psicologia al benessere, all’ottimizzazione della vita quotidina e non solo della clinica. Accenna a come nei settori della tecnologia, dell’intrattenimento e del design (nel senso più ampio di progettazione) ci siano ancora grandi margini di miglioramento dell’esperienza utente (anche se non usa questo termine) e più in generale del benessere da parte della ricerca degli psicologi.

Mi capita sempre più spesso di parlare di una Psicologia dell’Interazione Applicata indipendentemente che si progetti una esperienza utente in un contesto digitale come un social network o materiale come un evento, un team di lavoro o uno spazio di vendita, ecc.. Credo che la progressiva digitalizzazione della nostra quotidianità, facendoci sperimentare nuove esperienze cognitive e agganci grafici ubiqui renda visibile processi psichici che per loro natura sono trasparenti.

A mio parere sono tutte nuove opportunità di non tenere scontata l’ottimizzazione e design di molte esperienze e contesti dal benessere, al lavoro, alle relazione, alla collaborazione, alla emergenza, ecc. ecc..

Ovviamente più in generale, si spera, anche di imparare a prenderci cura del nostro e altrui benessere ma è un tema che forse merita un altro post.

AVATAR

Ne avevo parlato qui quasi due anni fa.

Ecco finalmente il trailer ufficiale:

http://www.traileraddict.com/emd/13413

Sarà un film con una tecnica 3D rivoluzionaria, quindi, non solo nel contenuto, ma anche nella forma e nell’esperienza stessa di fruizione sarà una grande opportunità di tornare a riflettere sull’immersione.

Immersione (non come attività subacquea) come identificazione con una esperienza virtuale o meno nella quale si è trasportati non fisicamente in un altro luogo. Niente di fantascientifico, sono esperienze che si possono avere anche leggendo un romanzo ma con altri artefatti come uno schermo l’esperienza può essere ancora più articolata.

L’immersione è una delle sottovalutate conseguenze del continuum tra mente artefatti cognitivi e mondo materiale. Non avete capito che sto dicendo? Ci tornerò su prossimamente ….

Ignite – L’innovazione transdisciplinare necessita di sintesi

Mi piace la struttura veloce (se poi c’è una possibilità di approfondimento informale) dell’Ignite.

Saper indurre una sintesi costruttiva negli eventi e negli ambiti collaborativi è molto importante.

La massa di conscenze, informazioni, stimoli da gestire cambiano il modo di progettare spazi sociali, professionali transdisciplinari. Progettare regole di un evento o di uno spazio di knowledge management digitale come un social network sono presupposti fondamentali in contesti innovativi. Per esempio, in rete twitter è stato interessante (dal punto di vista del design) in quanto ha dimostrato che il “non dare spazio” produce nuove forme di comunicare altrimenti difficili da indurre.

Ovviamente tengo scontato che spazi materiali e digitali di comunicazione, socializzazione sono da considerare su di un continuum.

Per tornare agli eventi, avevo sperimentato a Sci.bzaar.net con interventi di 10 min ed era risulato un buon compromesso.

Qui di seguito due esempi di interventi all’Ignite.

Cyborg AnthropologyAmber Case

How To Make Robots More SocialHeather Knight