Manifesto Ibridi

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We are at a real turning point and the main challenges require hybridization of skills, ability, intelligence and knowledge.

Because the challenges transcend the limits of traditional knowledge models.
Because the opportunities are often in the “middle-earth” between disciplines.
Because the questions and answers that are producing the most interesting ideas are often bridges between different visions.
Because research and innovative projects have logics and teams with hybrid expertise.

I know many hybrid talents, intellectuals and professionals, they able to recognize each other, however, they are lacking a common identity when the society has a great need for this “bridge skills.”

So, five years ago I wrote the first draft of the Manifesto Ibridi and today, thanks to three great persons that supported me in this project, is online!

 

IT

Siamo ad un punto di svolta epocale e le principali sfide necessitano di ibridazioni di competenze, capacità, intelligenze, conoscenze.

Perché le sfide trascendono i limiti dei modelli di conoscenza tradizionali.
Perché le opportunità sono spesso nella “terra di mezzo” tra discipline.
Perché le domande che stanno producendo le risposte e idee più interessanti sono spesso ponti tra visioni diverse.
Perché le ricerche e progetti più innovativi hanno logiche e team con competenze ibride.

Conosco tanti talenti, intellettuali e professionisti ibridi, capaci di riconoscersi tra loro, sono però privi di una identità comune quando la società ha un grande bisogno di “competenze ponte”.

Così 5 anni fa scrissi la prima bozza del Manifesto Ibridi e oggi, grazie a tre persone di grande valore che mi hanno supportato in questo progetto, è online!

Prima del Web 2.0 – LEGO

Suggerisco sempre a chi si chiede cosa ha anticipato i fenomeni di auto-organizzazione delle comunità del Web 2.0 il blog, i lavori e i progetti di Massimo che da tempo studia il fenomeno del metadesign nel open source. Un caso classico lo traggo proprio da un suo post. Il video dove viene sintetizzato lo speech di Eric Von Hippel su LEGO Mindstorms uno dei casi storici del coinvolgimento di consumatori e appassionati per sviluppare dal basso idee e prodotti; co-design.

http://fora.tv/embedded_player

Prototipare per affrontare la complessità

In questo breve video di 6 min circa Tom Wujec ci mostra come, attraverso un semplice esercizio di team-building, un gruppo di bambini può funzionare meglio di un gruppo di studenti di economia. Tra i vari spunti emersi dallo speech trovo interessante che difronte ad uno scenario nuovo, ricco di imprevisti per un gruppo di lavoro è meglio adottare una strategia di “navigazione a vista” rispetto ad una eccessiva pianificazione.

Non si tratta di perdere coordinazione e prospettiva ma di organizzare il gruppo in modo da adottare una prassi pragmatica dove soluzione e simulazione convergono mediante l’uso di cicli di prototipi (loop di feedback e azione).

Spesso in scenari complessi ad elevata imprevedibilità non c’è il tempo di accumulare una sufficiente conoscenza per poter “determinare” con la desiderata sicurezza gli eventi. Meglio innescare pratiche di continua beta, dove l’errore è necessario, un valore e non un rischio per il gruppo e il progetto.

Essere in continua beta (o come lo si vuole chiamare) non vuol dire rimandare continuamente un definitivo ma inserirlo in un ciclo di costante evoluzione del prodotto e del team. Sempre più spesso si lavora in contesti, scenari e a progetti simili a complessi ecosistemi in continua evoluzione, diventa quindi vantaggioso abbandonare logiche e metafore più meccanicistiche e lente. Ovviamente emergono nuove competenze, figure professionali, strategie, prassi, strumenti e modi di gestire il ciclo di vita di progetti, comunicazione, prodotti, ecc..

Un conto è lavorare sulle emergenze come espressione di rigidità e lentezza, altra cosa è passare da una logica deterministica della pianificazione meccanica e lineare ad una logica del fluire con gli eventi imprevedibili, veloci e numerosi. C’è insomma un “navigare a vista” subìto ed uno scelto che portano a risultati diversi.

Come si passa dal manipolare al fluire?

Domanda complessa che merita un post a parte.  Non è tanto il frequente ritardo nel capire il contesto in veloce evoluzione che frena il cambiamento, quello è più un sintomo che una delle cause.  Più a fondo c’è una diffusa mancanza di strumenti e prassi nei team per essere consapevoli del proprio ordine, logiche, scale di valori, limiti, forze e abitudini interne.

La complessità è sfidante e come uno specchio costringe a rivolgere lo sguardo verso l’interno per poter tornare a ricostruire un mondo.

http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf

Edgar Morin su Internet

Pur essendo lui, come età, distante dalla rete (anche se molto più presente di tanti altri intellettuali), comunque la sua visione della complessità e del uomo si integra con la rivoluzione di internet e non stupisce. Quando si fanno propri certi punti di convergenza …

Non credo sia casuale in quanto, la sfida della complessità che dopo gli anni ’80 (ebbe per un breve periodo protagonista Milano) era tornata nei cassetti dei dipartimenti delle università (perché lo sviluppo tecnologico e globalizzazione non avevano ancora fatto sentire la loro pressione), sta tornando oggi con le nuove sfide che pone la società della conoscenza.

Trent’anni fa Morin, a suo modo, ci ha dato una indicazione di rotta per come affrontare il presente. Non si può dire che non sia un intuitivo.

Edgar Morin – 11 Nov a Meet the Media Guru

Edgar Morin è uno dei più grandi pensatori viventi.

Padre del pensiero complesso europeo continentale che, a differenza di quello anglosassone (ben identificato nella Terza Cultura, vedi Edge.org), non si ferma ad una epistemologia della complessità, ad un tecnicismo intorno ai sistemi complessi (per quanto importantissimo) ma propone una Visione più ampia, un modo di intepretare e accostarsi alle problematiche in generale.

E’ uno dei padri della transdisciplinarietà, principale punto di vista e modo d’essere (io lo chiamo “ibrido“) in grado di affrontare sfide complesse, multifattoriali, con logiche non lineari ….. in altre parole, le principali che incontriamo oggi nella quotidianità di un mondo dove scienza e tecnologia accellerano in modo esponenziale e la globalizzazione comprime spazi e tempi ma moltiplicando le variabili.

Si muove tra scienze umane e naturali creando ponti tra discipline diverse coinvolte in oggetti di studio e problemi comuni. E’ un intuitivo e le sue visioni d’insieme che guidano la ricerca scientifica e socioculturale unite dalla complessità del vivente, a volte sono troppo ampie per la verticalità di certi scienziati e troppo scientifiche per le riluttanze di certi umanisti.

E’ un genio delle terre di mezzo e per questo lo trovo straordinario. Suggerisco di leggervi quale che suo libro.

Non avrete da lui facili ricette ma “rotte” su come essere, come porsi nelle sfide nuove e prossime, le sfide della complessità iniziate nel secolo scorso e maturate oggi.

I complimenti a Meet the Media Guru che dopo BJ Fogg (ricercatore di riferimento per una psicologia dell’IxD alla quale sono legato) e Steven Berlin Johnson (che due anni fa definivo tra il miglior esempio di nuovi intellettuali ibridi in circolazione) riportano a Milano un Maestro, io sono più che soddisfatto. 🙂

[image: Pontificia Universidad Católica de Chile]

Us now – Documentario sul Networking e le dinamiche bottom-up

Che effetto avrà internet inteso come nuovo media nel quale le masse sono somme di individui capaci di aggregarsi e poi destrutturarsi?

Che impatto avrà sul nostro essere cittadini, sulle nostre identità individuali?

Come cambierà la politica?

Quale l’impatto culturale e sulla economia?

Questo documentario propone alcune riflessioni e indicazioni per capire dove andare a cercare le conoscenze e gli strumenti necessari per sviluppare e interpretare la Società della Conoscenza.

Sarebbe ora di conoscere i sistemi complessi, di studiarsi un pò i social networks, le esperienze dei progetti open source, no?

http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=4489849&server=vimeo.com&show_title=1&show_byline=1&show_portrait=0&color=&fullscreen=1

Us Now from Banyak Films on Vimeo.

Sito del documentario

Blog del documentario

[info by: Putting People First]

Massimo Menichinelli – Design for Complexity

Massimo è un ibrido, una bella persona di talento, un ottimo esempio di design thinking (e abbiamo un profondo bisogno di quel modo di pensare in tanti ambiti).

Ha appena pubblicato (era già online a Settembre 2008 in logica open sul blog) in versione cartacea (italiana, inglese e spagnola) la sintesi della sua interessate tesi che tratta:

“come si possa utilizzare il design per sviluppare processi progettuali con/per  un Sistema Comunità/Località (una comunità ed il proprio territorio) al fine di ottenere una attività collaborativa che generi iniziative di innovazione aperta e sociale (Open Innovation / Social Innovation). Il design quindi non come strumento estetico e formale ma come strumento organizzativo per la facilitazione (o metadesign) di sistemi, processi, progetti aperti“.

Le competenze e la ricerca che propone sono molto importani in una fase in cui l’evoluzione e diffusione dei social network sta creando nuove opportunità di gestire e produrre conoscenza (pensiamo solo all’Enterprise 2.0 o al co-design dei prodotti con i clienti, ecc.).

Massimo ha studiato il mondo dell’open source dove parte delle prassi collaborative 2.0 sono nate. A questo ha aggiunto la sinergia tra online e off line, tra network e territorio, tenendo conto delle logiche dei sistemi complessi che sottendono i processi emergenti bottom-up.

Forse ora è più chiaro perché lo ritengo un ottimo esempio di ibrido.

Il testo è ricco di links per approfondire e rappresenta una buona introduzione, poi se si vuole entrare più in profondità bisogna leggersi la tesi.

openp2pdesignorg_large.jpg

Qui per scaricare il PDF di Design for Complexity