Self-tracking

Il buon Davide ha segnalato a me Leandro, Matteo, David e Aaron questo interessante video su un prototipo di prodoto self-tracking Philips.

Mi interesso del tema da un pò e in modi diversi, da diverse direzioni anche gli amici, colleghi e “idearium brothers” su citati.

Sul tema del self-tracking sta investendo molte energie Kevin Kelly con The Quantified Self.

In sintesi il fenomeno self-tracking che ci interessa maggiormente è legato alla possibilità che nuovi device precisi, portabili e a costi non troppo elevati possano produrre un feedback sull’andamento della nostra attività fisiologica, emotiva e su alcuni comportamenti.  Questa attività può essere attiva eo automatizzata, mantenuta personale o condivisa su social network. Vedi per esempio Nike+  (date un occhio al progetto dell’amico Matteo Penzo Geekrunning) o le interfacce neurali (vedi 1, 2).

Le possibilità le si stanno esplorando proprio in questi anni, con tutti i pro e i contro etici, business, tecnici, ecc..

I bisogni a cui può rispondere il self-tracking sono diversi non solo quelli legati al benessere (come scrissi qui) per quanto già da solo rappresenta una domanda molto grande.

Forse nel 2010 ci saranno delle sorprese …. stay tuned.

Edgar Morin su Internet

Pur essendo lui, come età, distante dalla rete (anche se molto più presente di tanti altri intellettuali), comunque la sua visione della complessità e del uomo si integra con la rivoluzione di internet e non stupisce. Quando si fanno propri certi punti di convergenza …

Non credo sia casuale in quanto, la sfida della complessità che dopo gli anni ’80 (ebbe per un breve periodo protagonista Milano) era tornata nei cassetti dei dipartimenti delle università (perché lo sviluppo tecnologico e globalizzazione non avevano ancora fatto sentire la loro pressione), sta tornando oggi con le nuove sfide che pone la società della conoscenza.

Trent’anni fa Morin, a suo modo, ci ha dato una indicazione di rotta per come affrontare il presente. Non si può dire che non sia un intuitivo.

L’Usabilità Sociale al World Usability Day a Milano

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Io e Davide abbiamo parlato della Usabilità Sociale di Mo.De. al World Usability Day di Milano, parte di un evento svoltosi contemporaneamente anche in tante altre nazioni.

C’era anche Leandro che ha fatto come sempre uno intervento ricco di stimoli, intuizioni e visioni molto utili. Qui le sue slide.

Alla fine dell’evento abbiamo fatto una tavola rotonda riflettendo sul design centrato sull’utente e le possibili relazioni tra usabilità e sostenibilità. Si è parlato molto della necessità di competenze e team transdisciplinari, di ibridi.

Non è colpa mia ….. mi sono venuti dietro 😉

Psicologia applicata all’IxD

Luca Chittaro parla velocemente, alla fine dell’ultimo incontro di Venice Sessions, di Persuasive technology.

Tradizionalmente si sono occupate di HCI le scienze cognitive, certo cognitivismo e l’ergonomia cognitiva. Con la diffusione di internet possiamo aggiungere la psicologia sociale tra le “psicologie” che si interessano di HCI.

Probabilmente nei prossimi anni crescerà anche il ruolo delle neuroscienze ma secondo me sono e saranno utili anche competenze di psicologia dinamica e sistemica (non adottandole sul versante clinico). La prima per quello che ha da offrire sull’intrapsichico, il simbolico, il pulsionale, l’emotivo, la relazione, l’identità e la seconda sulla comunicazione.

Le interazioni mutano con l’evoluzione delle tecnologie, delle interfacce e delle culture di interazione che creano gli utenti.

Oggi le sfide sono:

  1. non solo l’interazione uomo-macchina ma l’interazione uomo-macchina-uomo;
  2. non solo il facilitare l’interazione, renderla usabile, ma aumentare la probabilità di indurre determinati comportamenti negli utenti;
  3. non basta il generico concetto di comunità di pratica per analizzare e progettare la co-costruzione dei comportamenti individuali e collettivi nelle community, bisogna sapere oscillare tra gli utenti come agenti di un sistema complesso e come persone con le loro peculiarità psicologiche e sociali.

Le Motivazioni Relazionali di Mo.De. all’UxCamp di Firenze

Io e Davide siamo stati questo sabato all’UxCamp di Firenze.

Come spesso succede l’evento non era un vero e proprio BarCamp ma abbiamo apprezzato lo sforzo organizzativo. E’ stato un bel momento di incontro e scambio con amici vecchi e nuovi esperti di Ux.

Abbiamo presentato un tema di Mo.De. più in verticale, quindi con qualche esempio in più e cercando di farlo in modo più interattivo con chi seguiva il nostro intervento. I feedback sono stati molto positivi e gratificanti. Grazie a chi ci ha fatto sentire ancora sulla strada giusta 🙂

Qui di seguito troverete la versione in italiano che abbiamo usato sabato e sotto quella inglese.

[Images by Googlisti]

Edgar Morin – 11 Nov a Meet the Media Guru

Edgar Morin è uno dei più grandi pensatori viventi.

Padre del pensiero complesso europeo continentale che, a differenza di quello anglosassone (ben identificato nella Terza Cultura, vedi Edge.org), non si ferma ad una epistemologia della complessità, ad un tecnicismo intorno ai sistemi complessi (per quanto importantissimo) ma propone una Visione più ampia, un modo di intepretare e accostarsi alle problematiche in generale.

E’ uno dei padri della transdisciplinarietà, principale punto di vista e modo d’essere (io lo chiamo “ibrido“) in grado di affrontare sfide complesse, multifattoriali, con logiche non lineari ….. in altre parole, le principali che incontriamo oggi nella quotidianità di un mondo dove scienza e tecnologia accellerano in modo esponenziale e la globalizzazione comprime spazi e tempi ma moltiplicando le variabili.

Si muove tra scienze umane e naturali creando ponti tra discipline diverse coinvolte in oggetti di studio e problemi comuni. E’ un intuitivo e le sue visioni d’insieme che guidano la ricerca scientifica e socioculturale unite dalla complessità del vivente, a volte sono troppo ampie per la verticalità di certi scienziati e troppo scientifiche per le riluttanze di certi umanisti.

E’ un genio delle terre di mezzo e per questo lo trovo straordinario. Suggerisco di leggervi quale che suo libro.

Non avrete da lui facili ricette ma “rotte” su come essere, come porsi nelle sfide nuove e prossime, le sfide della complessità iniziate nel secolo scorso e maturate oggi.

I complimenti a Meet the Media Guru che dopo BJ Fogg (ricercatore di riferimento per una psicologia dell’IxD alla quale sono legato) e Steven Berlin Johnson (che due anni fa definivo tra il miglior esempio di nuovi intellettuali ibridi in circolazione) riportano a Milano un Maestro, io sono più che soddisfatto. 🙂

[image: Pontificia Universidad Católica de Chile]

Un esempio di Design dell’Esperienza

Come trasformare una quotidiana interazione con oggetti, luoghi, ditiali o materiali in qualcosa di diverso?

Come indurre comportamenti diversi negli utenti attraverso la loro esperienza, interazione, immersione?

Come farle collaborare o farle interagire o migliorarne certe abitudini o …?

Di questo si occupa la User Experience Design.

Nel video viene usato il fattore ludico per far fare moto alle persone. Progetto Volkswagen con la DDB.

[by autoblog]

“Design Thinking” – Tim Brown – TED

L’IDEO è sempre fonte di ispirazione come dimostra l’intervento del suo CEO of innovation and design Tim Brown.

http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf

Ho principalmente due riflessioni relative al “Design Thinking”.

1. C’è un grande bisogno di quel atteggiamento, quella curiosità e pragmaticità di visioni e agire del design. Approccio a problemi che vanno oltre il progettare un prodotto di consumo ma luoghi, oggetti, esperienze, comunicazioni, interazioni più ampie e complesse magari più utili alla collettività, alla gestione e produzione di conoscenza e alla soluzione di problemi;

2. C’è bisogno che da un lato i designer siano un pò meno artigiani e un pò più ricercatori e dall’altro che i ricercatori facciano un uso delle loro prassi scientifiche in modo propositivo e non difensivo, un conoscere per fare e non un produrre paper per produrre paper.

Poi per carità avremo sempre bisogno di affascinanti spremi agrumi e di “sommozzatori” delle infinite verticalità della ricerca ma la società della conoscenza, la globalizzazione e l’accelerazione tecnologica-scientifica chiedono competenze ponte, capacità di uscire dagli schemi per rispondere a sfide concrete, nuove e complesse.