L’Usabilità Sociale al World Usability Day a Milano

bannerone-wud.jpg

Io e Davide abbiamo parlato della Usabilità Sociale di Mo.De. al World Usability Day di Milano, parte di un evento svoltosi contemporaneamente anche in tante altre nazioni.

C’era anche Leandro che ha fatto come sempre uno intervento ricco di stimoli, intuizioni e visioni molto utili. Qui le sue slide.

Alla fine dell’evento abbiamo fatto una tavola rotonda riflettendo sul design centrato sull’utente e le possibili relazioni tra usabilità e sostenibilità. Si è parlato molto della necessità di competenze e team transdisciplinari, di ibridi.

Non è colpa mia ….. mi sono venuti dietro 😉

Psicologia Positiva e altri scenari

Spesso abbiamo una idea della Psicologia come disciplina clinica ma è un travisamento diffuso soprattutto in Italia. Sicuramente fino a qualche decennio fa la clinica è stato il filone dal quale sono emerse le maggiorni conoscenze ma più di recente anche altri ambiti stanno crescento aiutando a chiarire che la Psicologia è la scienza che studia la mente come la Biologia è quella che studia la vita.

E’ una scienza giovane che si presta alla transdisciplinarietà essendo così complesso il suo oggetto di studio. A differenza di molte altre discipline, fenomeno osservato e osservatore coincidono e questo rappresenta un ulteriore fattore di difficoltà e interesse. Se vogliamo adottare proprio la prospettiva più ampia possibile la psicologia studia quella parte di universo che crea cognitivamente il mondo, conosce e in certi casi prende consapevolezza di sé.

Martin Seligman fondatore della Psicologia Positiva ci invita a riflettere sugli scenari applicativi della Psicologia al benessere, all’ottimizzazione della vita quotidina e non solo della clinica. Accenna a come nei settori della tecnologia, dell’intrattenimento e del design (nel senso più ampio di progettazione) ci siano ancora grandi margini di miglioramento dell’esperienza utente (anche se non usa questo termine) e più in generale del benessere da parte della ricerca degli psicologi.

Mi capita sempre più spesso di parlare di una Psicologia dell’Interazione Applicata indipendentemente che si progetti una esperienza utente in un contesto digitale come un social network o materiale come un evento, un team di lavoro o uno spazio di vendita, ecc.. Credo che la progressiva digitalizzazione della nostra quotidianità, facendoci sperimentare nuove esperienze cognitive e agganci grafici ubiqui renda visibile processi psichici che per loro natura sono trasparenti.

A mio parere sono tutte nuove opportunità di non tenere scontata l’ottimizzazione e design di molte esperienze e contesti dal benessere, al lavoro, alle relazione, alla collaborazione, alla emergenza, ecc. ecc..

Ovviamente più in generale, si spera, anche di imparare a prenderci cura del nostro e altrui benessere ma è un tema che forse merita un altro post.

Ignite – L’innovazione transdisciplinare necessita di sintesi

Mi piace la struttura veloce (se poi c’è una possibilità di approfondimento informale) dell’Ignite.

Saper indurre una sintesi costruttiva negli eventi e negli ambiti collaborativi è molto importante.

La massa di conscenze, informazioni, stimoli da gestire cambiano il modo di progettare spazi sociali, professionali transdisciplinari. Progettare regole di un evento o di uno spazio di knowledge management digitale come un social network sono presupposti fondamentali in contesti innovativi. Per esempio, in rete twitter è stato interessante (dal punto di vista del design) in quanto ha dimostrato che il “non dare spazio” produce nuove forme di comunicare altrimenti difficili da indurre.

Ovviamente tengo scontato che spazi materiali e digitali di comunicazione, socializzazione sono da considerare su di un continuum.

Per tornare agli eventi, avevo sperimentato a Sci.bzaar.net con interventi di 10 min ed era risulato un buon compromesso.

Qui di seguito due esempi di interventi all’Ignite.

Cyborg AnthropologyAmber Case

How To Make Robots More SocialHeather Knight

Evoluzione delle interfacce – Frontiera Video Game

Anche la PlayStation 3 avrà un Motion Controller come la Wii. Per ora è un prototipo ma non sembra male.

Questo invece è uno scenario dei prossimi anni proposto dalla Xbox, Project Natal.

L’evoluzione delle interfacce non è solo la storia di come diventa più potente, varia, trasparente, leggera, immediata l’interazione uomo-macchina-uomo ma è spesso un salto di complessità notevole che cambia profondamente mercati, processi, consumi, abitudini, prassi, mestieri, ecc..  La ricerca nel mondo dei video game è l’avanguardia che poi trova applicazione nel personal knowledge management.

Oltre a tastiera, mouse e tocchi sullo schermo: voce, espressioni del viso, gesti, sono e saranno canali di interazione sempre più precisi e diffusi, in certi casi ricalcando un nostro innato e spontaneo modo di comunicare.

Massimo Menichinelli – Design for Complexity

Massimo è un ibrido, una bella persona di talento, un ottimo esempio di design thinking (e abbiamo un profondo bisogno di quel modo di pensare in tanti ambiti).

Ha appena pubblicato (era già online a Settembre 2008 in logica open sul blog) in versione cartacea (italiana, inglese e spagnola) la sintesi della sua interessate tesi che tratta:

“come si possa utilizzare il design per sviluppare processi progettuali con/per  un Sistema Comunità/Località (una comunità ed il proprio territorio) al fine di ottenere una attività collaborativa che generi iniziative di innovazione aperta e sociale (Open Innovation / Social Innovation). Il design quindi non come strumento estetico e formale ma come strumento organizzativo per la facilitazione (o metadesign) di sistemi, processi, progetti aperti“.

Le competenze e la ricerca che propone sono molto importani in una fase in cui l’evoluzione e diffusione dei social network sta creando nuove opportunità di gestire e produrre conoscenza (pensiamo solo all’Enterprise 2.0 o al co-design dei prodotti con i clienti, ecc.).

Massimo ha studiato il mondo dell’open source dove parte delle prassi collaborative 2.0 sono nate. A questo ha aggiunto la sinergia tra online e off line, tra network e territorio, tenendo conto delle logiche dei sistemi complessi che sottendono i processi emergenti bottom-up.

Forse ora è più chiaro perché lo ritengo un ottimo esempio di ibrido.

Il testo è ricco di links per approfondire e rappresenta una buona introduzione, poi se si vuole entrare più in profondità bisogna leggersi la tesi.

openp2pdesignorg_large.jpg

Qui per scaricare il PDF di Design for Complexity

Dalla Società della Conoscenza alla Economia della Conoscenza

Da anni parliamo di Società della Conoscenza e in questo video, tratto dall’evento Nati Digitali di Nova Multimedia, David (il nostro “Piero Angela futurologo”) lancia alcuni spunti noti agli addetti ai lavori ma ancora troppo poco ai più.

Ormai il punto cruciale non è prendere atto della crescita della Società della Conoscenza, processo inarrestabile, ma identificare il prima possibile in che termini, tempistiche, modalità potremo sempre più massicciamente parlare anche di una Economia della Conoscenza.

La mutazione tecnologica iniziata negli anni ’90, diventa culturale nella prima decade del 2000 e probabilmene tra il 2010 e il 2020 maturerà anche l’Economia della Conoscenza. Ma che sia chiaro stiamo parlando di una mutazione, di un cambiamento profondo delle persone, del loro modo di gestire quotidianamente informazioni. Una mautazione cognitiva, sociale, valoriale, culturale. Trovo molto interessante a proposito l’intervento di Baricco a Venice Sessions.

http://venicesessions.it/wp-content/themes/veniceSessionTheme/swf/videoPlayer_nowide__vs.swf

La Economia della Conoscenza non emerge solo dalla innovazione tecnologica. La tecnologia è l’innesco di un sistema complesso, è necessaria ma non sufficiente e dopo anni di 2.0 dovrebbe essere chiaro. Finchè il modello di business è sviluppare una startup per farsi poi comprare da google o altri non possiamo parlare di una Economia della Conoscenza.

Prima deve maturare la Società della Conoscenza e poi progressivamente anche l’Economia della Conoscenza in quanto concatenazione di cambiamenti profondi e sociali, sarà come avere tanti piccoli Gutenberg non a distanza di secoli ma di anni! Questo vale tanto per gli imprenditori che per i ricercatori.

L’Economia della Conoscenza si basa su una mutazione profonda della società innescata principalmente da internet che cambia i singoli nella loro routine di personal knowledge management, nel loro modo di costruire una identità, nel loro modo di socializzare, di percepire spazio e tempo, reale e virtuale, naturale e artificiale, mentale e digitale. Come muta lo scambio in tutto ciò? Si è spesso parlato di economia del dono, basta? Non credo.

Mutano i rapporti di potere intorno alla conoscenza, cambiano le abitudini, i desideri, i bisogni, i comportamenti su cui costruire nuove forme di business e comunicazione.  Ne parlavo proprio di recente allo IULM in una serie di conferenze organizzate da Maurizio.

Anche David non può non citare il MIT che è sempre 10-15 anni avanti al resto delle università mondiali sulla transdisciplinarietà della ricerca e le logiche open, base della mutazione del valore della conoscenza come bene diffuso.

Come e quando cambieranno le università e la ricerca sotto l’impatto di internet? Qui a Sci.bzaar.net avevamo cercato di individuare alcuni scenari possibili in modo propositivo. Essendo le università le istituzioni più importanti di gestione, produzione, valorizzazione della conoscenza il loro cambiamento interno, nella comunicazione esterna, nelle HR, nella forme di business della formazione e ricerca sono un passaggio fondamentale anche per la società e l’economia.

E’ ora di fare una mappa delle mutazioni importanti per orientarsi ed intercettare il cambiamento in tempo.

In fine, che ruolo avrà la crisi economica su questi scenari? Ostacolo o opportunità?

Pervasivi artefatti cognitivi 2

Due anni fa questo bel video della Intel.

Adesso, da qualche giorno sta girando in rete questo interessante video prodotto nei Microsoft Office Labs.

http://images.video.msn.com/flash/soapbox1_1.swfVideo: Future Vision Montage

Queste nuove interfacce rendendo sempre più facile diffuso, leggero, trasparente e potente il rappresentare ciò che abbiamo nella nostra mente su di un supporto che lo trasforma in oggetti, manipolabili, comunicabili e condivisibili nel mondo. Non è nulla di nuovo nella storia degli artefatti cognitivi (pittura, scrittura, stampa, ecc.) solo che la distanza tra idee, desideri, progetti, sogni, ecc. e mondo materiale si restringe. Un processo in evoluzione, antico almeno quanto le prime forme di linguaggio umano, subisce una accelerazione che costringe a fare i conti per esempio con la non neutralità sociale, culturale ed emotiva della interazione.

Credo che l’interaction design dovrà fare progressivamente sempre più i conti con la psicologia (non solo con l’ergonomia cognitiva) e vice versa.

La transdisciplinarietà, anche in questo caso, è fondamento di un cambiamento che costringe non solo a conoscere di più ma a cambiare come persone. Questa mutazione è lo spirito del nostro tempo, tempo di ibridazioni.

Professionisti Ibridi …. sta nascendo un meme?

Segnalo il bel post del brillante Stefano Mizzella.

Pur non citando specificatamente il termine dei professionisti ibridi, a me caro da tempo, Stefano fa una ottima riflessione e soprattutto costruttiva (e a me piaciono le identità in positivo) legato a questo ambito.

Quest’anno tornerò sul tema degli ibridi, nel mentre mi chiedo se i tempi sono maturi per la emersione e diffusione di questo tema come meme.

Creatività e transdisciplinarietà – Do schools kill creativity? – Sir Ken Robinson – TED

http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2477975&server=vimeo.com&show_title=1&show_byline=1&show_portrait=0&color=&fullscreen=1
Ted Robinson – Do Schools Kill Creativity? from Andrea Benassi on Vimeo.

Ok, ok …. ultimamente ho pubblicato troppi video del TED, proprio per questo non volevo aggiungere anche questo ma continuo a guardarlo, ne parlo ad altri che poi lo pubblicano nei loro blog …. insomma, devo postarlo.

Andrea Benassi, sempre capace di essere stimolante, ha pubblicato questo video con sottotitoli in italiano sul buon vecchio Idearium.

Lo speaker è Sir Ken Robinson, ottima espressione di quella rara capacità di singoli o gruppi di “essere” ciò che propongono agli altri!

Prima di tutto è un intervento divertentissimo con ritmi di una comicità tutta inglese.

Il suo intervento è sulla importanza della creatività in una scuola globale, di stampo ottocentesco, che forse non è più in grado di preparare le nuove generazioni ad un futuro che cambia troppo velocemente per essere incasellato in stretti modelli da era industriale.

Sir Robinson, esperto di creatività e innovazione nell’educazione scolastica,  parla di temi importanti per tutti noi in questi tempi:

  • la difficoltà di fare previsioni
  • la straordinaria importanza della creatività per affrontare il nuovo e l’imprevisto
  • la capacità dei bambini di essere aperti all’innovazione
  • l’importanza di tollerare un margine d’errore per innovare
  • come, sempre più, la ricchezza e completezza della persona sia necessaria al suo essere professionista
  • la scuola e la società hanno parametri e valori troppo angusti per far emergere talenti
  • l’inflazione e svalorizzazione della laurea
  • ripensare il concetto di intelligenza: variegata, transdisciplinare
  • una ecologia delle capacità umane

Per concludere, anche in questo interessante intervento emerge l’importanza della transdisciplinarietà come la principale strategia per formarci, prepararci e interpretare la tipologia di cambiamenti in atto, così Robinson parla della creatività:
LA CREATIVITA’ E’ IL PROCESSO IN GRADO DI PRODURRE IDEE ORIGINALI CHE HANNO UN VALORE, IL QUALE, IL PIU’ DELLE VOLTE, PASSA ATTRAVERSO L’INTERAZIONE DI DIVERSI APPROCCI DISCIPLINARI.

Link: Sito e blog di Robinson sul suo libro The Element