Il Vaticano su YouTube – Tecnica nel Destino dell’Uomo

Il Vaticano ha da poco aperto un canale su YouTube. Trovate qui (non concedo l’incorporamento del video introduttivo, vanno per gradi, si capisce).

L’istituzione “tradizionale” per eccellenza addatta i suoi contenuti, come già fece con i media di massa tradizionali, alle logiche della rete.

Emanuele Severino scrisse nel 1998, nel libro”Il destino della tecnica“, che l’adattamento della Chiesa alle logiche e regole comunicative dei grandi media è una vittoria della tecnica sui contenuti, i quali non sono più il riferimento primo per modellare la comunicazione. Per un soggetto di questa natura: la forma, logica e senso dei contenuti sono importantissimi e il fatto di dover magari adattare certi stili alle necessità di una maggiore “potenza” comunicativa non è una questione secondaria.

Come Umberto Galimberti argomenta in “Psiche e Technè” non si può pensare alla evoluzione e destino dell’uomo senza fare i conti con il ruolo della tecnica.

Buone fette della cultura, della scuola e delle aziende italiane funzionano ancora con modelli e schemi ottocenteschi, con dicotomie tra umanistico e tecnico-scientifico, tra naturale e artificiale, per citarne solo alcune ma sono molte di più.

L’innovazione non è riducibile soltanto all’adozione di nuove tecnologie ma della consapevolezza di una quadro più generale che porta alla co-evoluzione dell’interazione uomo-macchina. Sistemi complessi con relative prassi e logiche, ibridazioni di competenze, cambiamenti nei modelli di collaborazione, comunicazione, formazione, incentivazione, gestione e produzione di conoscenza, scale di valori, ecc..

Al crescere della velocità dei cambiamenti, della loro ampiezza e complessità, provare ad avere delle ipotesi per interpretare la rotta del Mondo e dell’Uomo non sono più un lusso ma una necessità anche per chi ama tanto stare nel suo piccolo e verticale mondo.

Enterprise 2.0 – Varese

Ieri sono stato all’International Forum on Enterprise 2.0 a Varese.

Nel complesso un interessante fotografia dello stato dell’arte a livello internazionale. L’intervento che mi è interessato di più è stato quello di Norman Lewis che rifletteva sull’importanza di capire i digital natives per costruire una Enterprise 2.0 e gestire il passaggio di paradigma culturale che la tecnologia sta portando (ho iniziato l’anno scorso una medesima ricerca nell’Osservatorio sul Knowledge Management PKM360°).

Se per qualcuno non è ancora chiaro, spero di no, la rivoluzione che sta innescando la ICT trova i suoi maggiori ostacoli nei cambi culturali e generazionali. Non si tratta solo di tecnica, come da più di 10 si continua a ripetere nel Knowledge Management.

Da tempo sto lavorando come consulente aziendale proprio sui fattori psicologici e sociali che possono permettere un passaggio meno traumatico della cultura organizzativa verso l’adozione di logiche 2.0 o da Social Network come mi capita più spesso di dire.

La tecnologia va più veloce della cultura di interazione degli utenti e questo non solo dentro le aziende ma anche nella vita quotidiana. Anche per questo il Web 2.0 per ora rimane più una rivoluzione culturale che di business (se escludiamo il business di fare una startup e farsi comprare).

Quello che fa la differenza non è vendere una piattaforma, anche se 2.0 come un wiki, mantenendo vecchi logiche ma diventare esperti della cultura d’interazione che sottende le realtà che emergono dalla selezione natura del Web 2.0 e trasferirla in modo graduale, insieme alle nuove applicazioni, nell’azienda.

Entro settembre, tornerò sull’argomento in modo molto più significativo e sostanzioso con una sorpresa 😉

Sci(bzaar)net una bellissima esperienza

 

Con un bel pò di giorni di ritardo voglio scrivere due parole sulla bellissima esperienza di Sci(bzaar)net, per ulteriori info e riflessioni rimando al blog specifico dell’evento.

I partecipanti sono stati fantastici e gli stimoli emersi durante gli interventi e il brainstorming finale mi piace immaginarli come fertili semi che hanno arricchito tutti (un grazie speciale agli Amici co-organizzatori e alla SPD).

 

La struttura dell’evento con gli interventi da 10 min + 6 min di domande veloci e branistorming finale ha funzionato e tutti erano molto soddisfatti. Uno dei miei intenti era proprio quello di tornare a sperimentare nuove modalità di aggregazione, oltre il BarCamp, per mettere al centro la riflessione condivisa sulle tematiche e non solo la socialità, come raccontai qualche giorno prima dell’evento su Apogeonline.

Beh, non voglio fare quello che si fa i complimenti da solo 😀 leggetevi alcuni post di riflessione su Sci(bzaar)net che partecipanti hanno scritto sui loro blog:

Dopo Sci(bzaar)net mi sono arrivate sollecitazioni a sviluppare un secondo evento e altre proposte ….. vedremo.

Questo evento l’ho ideato e organizzato con passione, il mio intento era quello di dare un contributo costruttivo. Finalmente i tempi erano maturi per fare un incontro di questo genere anche nella rete italiana, vedremo se ci sarà anche lo spazio e l’occasione di fare altro tra scienza, divulgazione, ricerca, università, innovazione e internet.

Ci tengo a dire che BZAAR (o come direbbero altri Bzaaaaaaar 😀 ) sta crescendo, ci saranno presto altre sorprese da questo fertile contenitore di idee nato come un server condiviso ….

Ora c’è bisogno di una PAUSA!

Qui trovate i video degli interventi e del brainstorming.

Qui trovate le immagini della giornata.

[Photo by: Cat]

Segnali deboli

Sempre più esperti parlano di una accelerazione esponenziale dell’evoluzione tecnologia che per ora si mostra in forma di segnali deboli che non rivelano tutta la loro potenzialità. Ne segnalo due tra i tanti, ma ci sarà modo in futuro di segnalarne altri.

Avevo già parlato tempo fa delle interfacce neurali in questo post.

Bene, la Emotiv Systems prosegue nello sviluppo del suo Emotiv EPOC. Nel sito potete vedere un video che mostra l’evoluzione dell’interfaccia che trasforma intenzioni ed emozioni in input. Vedremo se questa azienda o altre riusciranno a perfezionare quello che, ogni anno che passa, è sempre meno un prototipo e sempre più un prodotto.

Ho trovato un video sul Nokia Morph Concept basato sulle nanotecnologie. Probabilmente non saranno tutte combinate in un unico telefonino (come nel video) ma presto trasformeranno la nostra esperienza d’uso di molti prodotti (per la felicità di designer e consumatori). In realtà, a lungo, termine le nanotecnologie potranno avere un impatto rivoluzionario in molti campi fondamentali, andando ben oltre lo sviluppo di un telefonino fantascientifico, ma per ora rimaniamo sul piano dei segnali deboli.

[Image: Emotiv Systems]

iPhone – Tra cellulare e portatile

E’ uscita sul sito della Apple una sezione dedicata alle Web Apps (Applicazioni Web) per l’iPhone create dagli utenti.

Discutendo in questi mesi dell’iPhone mi sono ritrovato spesso a confrontarmi con persone che lo giudicavano soltanto secondo i parametri di un cellulare. A mio parere è un punto di vista che può sviare perché l’iPhone è forse la prima, riuscita e da tempo cercata, via di mezzo tra un portatile e un cellulare.

Non escludo assolutamente che possano nascere nuovi formati in questa zona di confine ma per ora questo innovativo gioiello sembra aver inaugurato un nuovo formato. Siamo abituati da tempo a veder nascere nuove categorie di automobili e forse bisogna adottare lo stesso atteggiamento ai nuovi ibridi tra cellulari e notebook. Un pò di tempo fa la Microsoft ha provato a lanciare Origami ma con scarso successo.

L’iPhone ha le misure giuste per non competere con un portatile ma il touchscreen e la possibilità di arricchirlo con sempre nuove Web App fa la differenza con un cellulare o smartphone in quanto si possidere veramente in mano una finestra sulla rete. Che sia chiaro, non si tratta di una alternativa a cellulari e portatili (che hanno una loro specificità e senso) ma l’apertura di una nuova “terra di mezzo”.

Provate ad immaginare tra 1 anno quante applicazioni web 2.0 e mash-up si potranno avere sul palmo di una mano? A mio parere l’effetto iPhone si avvertirà anche nella rete stessa che si adeguerà a questo nuova modalità di diffusione e usabilità.

Info [Melablog]

Elementi teorici per la progettazione dei Social Network

Chi mi conosce sa che da anni ho il pallino dei social network e finalmente dopo mesi di stanche serate passate a discutere e scrivere con il brillante Davide Casali pubblichiamo un documento riguardo questo tema: “Elementi teorici per la progettazione dei Social Network“.

Come il titolo lascia intendere non vuol essere l’analisi di specifici network presenti in rete, ne un manuale di progettazione ma una raccolta delle conoscenze teoriche generali necessarie allo sviluppo e analisi dei social network.

Il documento è scaricabile sotto licenza CC by-at 3.0 da qui (versione 1.0, 356KB).

Abbiamo inoltre deciso di propendere per una strada orientata all’open source e alla collaborazione. Per questo motivo, da adesso in poi il documento è presente qui sul Wiki di Bzaar.

Se aprite, noterete la presenza di altre parti già abbozzate non presenti nel documento 1.0. Il motivo è che ci sarebbe ancora molto da dire, ma preferiamo discuterne in modo aperto. In questo modo se la nostra iniziativa avrà successo realizzeremo delle release successive del documento, in modo analogo alle versioni stabili dei vari progetti open source (i.e. 1.1, 1.2, …).

Quindi, il documento è disponibile:

Crediamo nell’importanza di migliorare e diffondere il networking come prezioso strumento di gestione, produzione di conoscenze, contatti e nuove opportunità. Per questo speriamo di alimentare una costruttiva riflessione con questo documento, il wiki e quello che potrà emergere.

Progettare tra mentale e virtuale – Frontiers 2007

https://s3.amazonaws.com:443/slideshare/ssplayer.swf?id=72076&doc=progettare-tra-mentale-e-virtuale3261

 

Nel mio intervento a Frontiers of Interaction III ho cercato di proporre una veloce e generale riflessione sulla recente diffusione del virtuale come parte di un processo più ampio di “emersione” della nostra mente, messo in atto dagli artefatti cognitivi.

Partendo dal presupposto che da secoli gli artefatti cognitivi estendono, memorizzano, diffondono e potenziano la possibilità dei contenuti mentali (conoscenze, idee, fantasie, desideri, intezioni, ecc.) di agire sul mondo e di influenzare più persone, oggi, con i recenti sviluppi della ICT, questo processo ha raggiunto livelli tali che permettono una prima possibilità di diffusione del virtuale in varie forme.

La distanza tra la nascita di un pensiero, la possibilità di trasformarlo in un contenuto rielaborabile, comunicabile e condivisibile, fuori e oltre noi, è sempre più facile, efficace, vario e potente. E’ in atto un processo di progressiva dilazione del canale di emersione e influenza del mentale sul mondo. Il quotidiano esercizio di trasformazione di un nostro contenuto mentale su di un “supporto” per memorizzarlo, comunicarlo, condividerlo, rielaborarlo e la visione di crescenti contenuti generati da altri utenti, mette in atto un processo di naturalizzazione di questa tecnologia, rendendola “trasparente” nella sua vincolante materialità. In modo, più o meno consapevole, ogni anno che passa siamo sempre più immersi, interessati, vincolati alle nostre idee e fantasie che viaggiano, si difondono, si moltiplicano e ci influenzano sempre di più, come mai nella storia dell’uomo.

Questa evoluzione tecnologica, culturale e psicologica accellera ulteriormente un progressivo movimento (già in atto da molto tempo) di destrutturazione di un mondo passato, lento, vincolato alla materialità, che non riesce a tenere il passo. Si potrebbe dire che la materialità tecnologica (nel senso di hardware) che ha permesso questo salto “esiste” solo quando manca, mentre invece ”scompare”, diventa “trasparente”, quando c’è; l’hardware diventa il vincolante presupposto da cui emergere ma al quale non ci si può più ridurre (vedi il concetto di emergenza).

A mio parere, per capire la recente diffusione del virtuale è importante inserirla come parte di questo salto tecnologico e di Cultura di Interazione. La tecnologia e soprattutto un crescente numero di utenti sono oggi in grado di ricollocare la “materialità perduta”, le riduzioni dello spazio e del tempo, in un nuovo “luogo”, che si aggiungerà alle “pagine” del Web e alle “cose” del mondo, ampliandole. Solo adesso siamo tecnologiamente e culturalmente in grado di aggiungere il virtuale a quel costante processo di estensione e diffusione della mente.

Collocare il virtuale in questa lunga e complessa mediazione tra mente e mondo, messa in atto dagli artefatti cognitivi, ci può aiutare a capire come “l’immedesimazione” sommata alla “immersione” (intesi come processi fondanti la virtualità) portino in superfice parti più profonde della mente creando la necessità di passare ad un altro livello che è quello dell’emersione della Psiche. Infatti, il processo psichico di immedesimazione (identificazione cognitiva ed emotiva con un personaggio e/o alter ego) sommato a quello di immersione (esperienza percettiva, cognitiva ed emotiva di essere “gettati in un mondo” altro) può creare una leggera alterazione di coscienza (di varia tipologia e grado) che apre un canale tra l’esperienza nel mondo virtuale e il nostro inconscio.

Capite che, a questo punto, progettare una esperienza immersiva diventa qualcosa di molto complesso e si aprono nuovi scenari sulla diffusione e l’uso che si può fare del virtuale. Un esempio, può essere ragionare sullo stato dell’arte della progettazione in Second Life non dimenticandosi comunque che c’è stato un virtuale prima e ci sarà un virtuale dopo Second Life.

A mio parere, negli anni futuri, gli scenari di diffusione del virtuale oscilleranno tra un uso estrinseco, come applicazione, come interfaccia grafica (più adatta per certi contesti e fini) rispetto alle solite metafore delle pagine e delle cartelle, oppure come assistenti virtuali , e un uso intrinseco, per il gusto dell’immersione stessa intesa come “esperienza”.

In particolare credo che la progettazione delle immersioni possa diventare nei prossimi anni molto importante nel mondo della comunicazione (pensiamo alla società della conoscenza in cui gli utenti, clienti, pazienti, studenti, cittadini, saranno sempre più attivi e vicini alla conoscenza, alle istituzioni e alle aziende grazie alla rete), del marketing (si parla già di marketing esperienziale), dell’intrattenimento (dove i videogiochi saranno l’avanguardia che condizionerà e ibriderà tutti gli altri prodotti come Cinema e TV), della ditattica, della riabilitazione e per creazione di prodotti e servizzi che non riusciamo ancora da immaginare.

Frontiers of Interaction III

Il 28 Giugno all’Univ. Bicocca di Milano si svolerà la terza edizione di Frontiers of Interaction.

L’evento centrale di Idearium diventa ogni anno più importante.

La rete e si interfaccia in modo sempre più stretto e diffuso con gli oggetti, trasformando la nostra vita quotidiana. La crescente diffusione e naturalizzazione dei mondi 3D apre nuovi scenari di interazione e immersione.

Consiglio a chiunque sia interessato a cavalcare la rivoluzione in atto di non mancare a FRONTIERS III.