Enterprise 2.0 – Varese

Ieri sono stato all’International Forum on Enterprise 2.0 a Varese.

Nel complesso un interessante fotografia dello stato dell’arte a livello internazionale. L’intervento che mi è interessato di più è stato quello di Norman Lewis che rifletteva sull’importanza di capire i digital natives per costruire una Enterprise 2.0 e gestire il passaggio di paradigma culturale che la tecnologia sta portando (ho iniziato l’anno scorso una medesima ricerca nell’Osservatorio sul Knowledge Management PKM360°).

Se per qualcuno non è ancora chiaro, spero di no, la rivoluzione che sta innescando la ICT trova i suoi maggiori ostacoli nei cambi culturali e generazionali. Non si tratta solo di tecnica, come da più di 10 si continua a ripetere nel Knowledge Management.

Da tempo sto lavorando come consulente aziendale proprio sui fattori psicologici e sociali che possono permettere un passaggio meno traumatico della cultura organizzativa verso l’adozione di logiche 2.0 o da Social Network come mi capita più spesso di dire.

La tecnologia va più veloce della cultura di interazione degli utenti e questo non solo dentro le aziende ma anche nella vita quotidiana. Anche per questo il Web 2.0 per ora rimane più una rivoluzione culturale che di business (se escludiamo il business di fare una startup e farsi comprare).

Quello che fa la differenza non è vendere una piattaforma, anche se 2.0 come un wiki, mantenendo vecchi logiche ma diventare esperti della cultura d’interazione che sottende le realtà che emergono dalla selezione natura del Web 2.0 e trasferirla in modo graduale, insieme alle nuove applicazioni, nell’azienda.

Entro settembre, tornerò sull’argomento in modo molto più significativo e sostanzioso con una sorpresa 😉

Psiche Multipolare

Da otto anni porto avanti con passione una ricerca alla quale sono molto legato.

Partendo da una base epistemologica costruttivista e facendomi accompagnare dal modello autopoietico di vita e cognizione, insieme alla modello emergentista della mente, sto sviluppando una convergenza tra modello della psiche junghiana (in particolare il modello dei complessi a tonalità affettiva), scienze cognitive e neuroscienze.

Dire che è un obiettivo sfidante è poco ma credo profondamente in questa possibilità e nella sua enorme utilità. Quest’anno mi sembra di aver finalmente raggiunto una adeguata robustezza del modello e delle riflessioni che propongo e mi auguro di trovare tempo ed energie per scrivere e farmi pubblicare qualche articolo scientifico, vedremo.

Non voglio tediarvi con ulteriori argomenti che possono al massimo interessare gli addetti ai lavori. Capire e spiegare che la nostra mente, la nostra psiche sia un sistema multipolare non è facile in quanto è una idea controintuitiva in quanto noi ci sentiamo un Io, ci identifichiamo con la nostra unità, come è giusto e naturale che sia.

In questo appassionante ed emozionante intervento al TED, la neuroanatomista Jill Bolte Taylor ci racconta, per esperienza diretta come siamo composti da un universo di sensazioni, micro-mondi e micro-identità. Merita di essere visto.

La comunicazione scientifica nella rete

Per quanto riviste e mondo accademico rimangano i canali e garanti ufficiali della comunicazione scientifica anche questo genere di informazione subisce la destrutturazione e moltiplicazione prodotto dalla rete.

Sempre più la ricerca scientifica e tecnologica attiranno l’attenzione della massa, perché stanno modificando e plasmando profondamente la nostra vita, facendo aumentare in numero e rilevanza gli argomenti importanti sui quali farsi una idea e decidere. La sfida della Società della Conoscenza è il cambiamento del rapporto tra chi tradizionalmente è il detentore del sapere e chi ne dipende. Da un lato i canali e media tradizionali non sono in grado di gestire una massa di conoscenza crescente e da comunicare in modo diffuso, dall’altra c’è il solito problema della qualità della comunicazione. Personalmente non credo che si possa contrastare l’effetto della rete arroccandosi ma è molto più utile e sensato che istituzioni, università, riviste scientifiche, ecc. cavalchino questa trasformazione in modo nuovo.

Per esempio, rispetto al caos della rete, i social network possono essere una forma di caos creativo che non solo permette di tutelare in buona parte la qualità della informazione ma anche di crearne nuova per rispondere alla necessità di conoscenza della comunità. Da diversi anni lavoro proprio su questa possibilità e spero presto di poterne parlare più diffusamente.

Da un lato la rete può indirizzare verso notizie false o interpretazioni discutibili, distorcendo conoscenze delicate sulle quali molti ricercatori hanno lavorato per anni e sulle quali è importante non sbagliare. Ma credo anche, che spesso la rete stimoli la conoscenza e siano più le volte che inneschi un approfondimento serio. Per esempio, ieri sera ho trovato un ragazzo statunitense Matthew Segall che introduce su youtube temi complessi di lettura e studio. Lo trovo molto interessante come esempio di un fenomeno di diffusione e comunicazione della conoscenza. Non sarà perfetto ma a mio parere il suo è comunque un contributo all’approfondimento e allo studio. Ho scelto tra i suoi vari video quello ad un tema a me caro, l’autopoiesi (una importante teoria di biologia della conoscenza sul rapporto tra vita e cognizione).

Elementi teorici per la progettazione dei Social Network

Chi mi conosce sa che da anni ho il pallino dei social network e finalmente dopo mesi di stanche serate passate a discutere e scrivere con il brillante Davide Casali pubblichiamo un documento riguardo questo tema: “Elementi teorici per la progettazione dei Social Network“.

Come il titolo lascia intendere non vuol essere l’analisi di specifici network presenti in rete, ne un manuale di progettazione ma una raccolta delle conoscenze teoriche generali necessarie allo sviluppo e analisi dei social network.

Il documento è scaricabile sotto licenza CC by-at 3.0 da qui (versione 1.0, 356KB).

Abbiamo inoltre deciso di propendere per una strada orientata all’open source e alla collaborazione. Per questo motivo, da adesso in poi il documento è presente qui sul Wiki di Bzaar.

Se aprite, noterete la presenza di altre parti già abbozzate non presenti nel documento 1.0. Il motivo è che ci sarebbe ancora molto da dire, ma preferiamo discuterne in modo aperto. In questo modo se la nostra iniziativa avrà successo realizzeremo delle release successive del documento, in modo analogo alle versioni stabili dei vari progetti open source (i.e. 1.1, 1.2, …).

Quindi, il documento è disponibile:

Crediamo nell’importanza di migliorare e diffondere il networking come prezioso strumento di gestione, produzione di conoscenze, contatti e nuove opportunità. Per questo speriamo di alimentare una costruttiva riflessione con questo documento, il wiki e quello che potrà emergere.

Immagini e linguaggi del digitale

Il libro di Andrea Granelli e Lucio Sarno è un interessante tentativo di indagare come lo sviluppo e la diffusione dell’ICT, in relazione alla banda larga, sia così complessa da necessitare una sempre maggiore competenza sul sistema utente in tutti i suoi livelli sociali, culturali e in particolare psicologici. Mi sembra che questo valido libro confermi delle riflessioni che anch’io porto avanti da anni.

Da un lato, come il Web 2.0 insegna, una maggiore competenza sull’utente permette di “spremere” la tecnologia che già abbiamo, senza dover investire e rischiare in innovazioni tecnologiche difficili e costose. A posteriori sembra tutto semplice, ma non è banale reinterpretare l’interazione, secondo una visione più sistemica, in cui l’utente è un soggetto più attivo e ricco di processi emergenti, di auto-orrganizzazione sui quali “agganciarsi” per progettare interfacce e prodotti più completi. Per fare questo è necessario andare oltre la miopia di una competenza solo specialistica, “verticale” integrandola con una visione più completa, “orizzontale”, transdisciplinare. Da un certo punto di vista, questo nuovo margine di reinterpretabilità della tecnologia già nota e collaudata, per lo sviluppo di nuovi prodotti, servizzi non è legato solo al web ma tocca molte altre tecnologie. Per esempio, il Wii della Nintendo a mio parere è una idea vincente che si basa sul medesimo processo di messa a fuoco dei possibili agganci dati dal sistema utente. Si potrebbe parlare di una Immersione 2.0 ma ne parlerò in un altro post.

Altro fattore imporante della rivoluzione digitale in atto è la progressiva emersione della Psiche, non a caso, uno dei due autori, Lucio Sarno, è uno psicoanalista. Ho già avuto modo di introdurre questo argomento, in relazione ai possibili scenari di sviluppo del virtuale, in questo post sul mio intervento a Frontiers of Interaction III. Su questo versante si potrebbe sintetizzare dicendo che, l’ergonomia cognitiva non basta più ma si rende sempre più necessario e utile anche approccio psicodinamico, cioè che sappia scovare anche nelle dinamiche più profonde, emotive, pulsionali, immaginali validi punti di “aggancio” per lo sviluppo di prodotti e nuove tipologie di markting e comunicazione.

Infine c’è l’impatto culturale e sociale dell’ICT e della banda larga che plasmando a grande velocità, il nostro modo di socializzare, di raggiungere, produrre e condividere conoscenza (vedi società della conoscenza), di sviluppare una identità sociale diffusa, crea nuove metafore, valori, desideri nell’immaginario collettivo sempre più affamato di nuove metafore per la urgente necessità interpretare questa veloce e complessa realtà. Nuove Culture di Interazione da saper anticipare grazie ad un attento occhio psicosociale che non sempre le aziende hanno la capacità di fare proprio e al più delegano alla consulenza. Io credo che per fare innovazione oggi non abbiano più senso certe distanze, distinzioni e deleghe certe competenze devono divetante parte integrante delle aziende, in team veramente ibridi e non solo di facciata. Perché non ci si può più permettere di dilatare i tempi, di delegare le numerosissime competenze necessarie oggi che sin da principio devono “impollinare” le idee e intuizioni che daranno origine a nuovi prodotti e servizzi. Chi ha il coraggio di farlo?

Per concludere credo che Andrea Granelli proponga un ottimo punto di vista, rispetto il suo coraggio di aver scritto un libro del genere con un analista,  e lo seguiro con molto interesse.

ibridazioni.com

Ibridazioni cresce.

Grazie al fondamentale supporto di Davide, lascio finalmente ibridazioni.blogspot.com per dar vita ad un mio blog anche nella forma.

Come potete vedere è ancora in fase di assestamento e nei prossimi mesi ci saranno sicuramente cambiamenti e aggiunte.

Il logo che ho creato vorrebbe esprimere un’armonia complessa, dinamica, a rete. Una circolare influenza e sovrapposizione dove prodotto e produttore si scambiano continuamente di ruolo. La sua forma, che può ricordare alcuni simboli del passato, sottolinea come sotto la superficie della nostra società scientificamente e tecnologicamente avanzata si nasconde spesso un immaginario antico che merita di essere portato alla luce.

Nel primo post che scrissi sull’altro blog spiegavo in questa maniera la scelta del termine ibridazioni:

I have chosen the word hybridizations as an expression of the quality achieved by the high transdisciplinariety that characterizes the current state of the complexity challenge.
Overcoming traditional disciplinary and conceptual dichotomies, the critical mass of knowledge, reached by scientific research, brings us closer to a jump of cultural paradigm. This process is fed by all the experts and researchers with hybrid knowledge. The mission is to improve the dialogue between disciplines that were once closed in their sectorial worlds. A Silent Revolution is growing and it’ll change our lives.

Ho scelto la parola ibridazioni come espressione della qualità raggiunta dalla alta transdisciplinarietà che caratterizza lo stato attuale della sfida della complessità. Superando tradizionali dicotomie disciplinari e concettuali, la massa critica di conoscenze, raggiunte dalla ricerca scientifica, ci avvicina ad una salto di paradigma culturale. Questo processo è alimentato da tutti gli esperti, professionisti e ricercatori ibridi nelle competenze. Uno dei principali intenti è quello di far dialogare tematiche e discipline un tempo chiuse nei loro settoriali scompartimenti stagni.

Quello che cercherò di aggiungere in questo nuovo blog saranno maggiori approfondimenti e un più stretto rapporto tra ricerca, azienda e società. Ma come per i sistemi complessi è inutile fare troppe previsioni, molto più utile cercare di essere sensibili ai segnali deboli che possono emergere e adattarsi di conseguenza.

KEVIN KELLY – The Next Fifty Years of Science

http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=-6119231548215342323&hl=it
Google TechTalks
May 9, 2006Kevin Kelly

ABSTRACT
The scientific method which provides us with so many technological goodies does not resemble the science of 1600. Ever since Bacon, science has undergone a slow evolution.

Landmarks in the history of the scientific method are the invention of libraries, indexes, citations, controlled experiments, peer review, placebos, double blind experiments, randomization, and search among others. At the core of the scientific method is the structuring of information.

In the next 50 years, as the technologies of information and knowledge accelerate, the nature of the scientific process will change even more than it has in the last 400 years. We can’t predict what specific inventions will arise in the next 50 years, but based on long-term trends in epistemic tools, I believe we can speculate on how the scientific method itself — that is, how we know — will change in the next five decades.

Nicholas Spitzer

http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=5521576223940257588&hl=it 
Nicholas Spitzer, della UCSD, ha scoperto come la comunicazione chimica tra neuroni è più influenzabile e modificabile, rispetto a quanto ipotizzato sino ad oggi, da parte di schemi di attività elettrica che si sviluppano nel sistema nervoso. Sembra quindi che l’influenza del programma genetico sia meno rigida e si aprono forse nuovi orizzonti di ricerca per la cura di alcuni disturbi psichiatrici.Studiando le fasi di sviluppo delle connessioni fra neuroni periferici e muscoli, si è scoperto che la selezione di uno neurotrasmettitore rispetto ad un’altro è influenzata dallo schema di attività elettrica, e che, variando tale schema, cambia anche il neurotrasmettitore.Le cose da capire sono ancora molte e non mancano i dubbi sul possibile effetto di elettrostimolazioni mirate su cervelli umani adulti.Qui potete trovare parte dell’articolo originaleQui il laboratorio di SpitzerSopra un seminario dello stesso Spitzer dal titolo Building the Brain: From Simplicity to Complexity
FONTE: [Le Scienze]