La novità che ha portato il Web 2.0 non è legata solo ad una questione di banda larga e diffusione ma dall’emergere di una nuova interpretazione sociale del media, una evoluzione della Cultura di Interazione. Molto in sintesi, a parità di tecnologia, la maggiore considerazione, esperienza e conoscenza dell’utente come soggetto sociale ha trasformato la rete potenziandone enormemente le possibilità (qualcuno direbbe “l’intelligenza collettiva“).
Anche se il contesto è diverso, a mio parere si può considerare per l’interazione e la virtualità il Wii della Nintendo una Immersione 2.0.
A differenza dei soliti controller (dove muovi con le dita tasti e leve) il compiere un gesto in accoppiamento con il personaggio o veicolo nel videogioco produce un coinvolgimento emotivo maggiore. La coordinazione tra movimento e gioco induce, sfruttando i neuroni specchio, una maggiore immedesimazione che rende l’esperienza molto più coinvolgente e divertente. Lo sanno bene i giocatori di Wii che dopo un pò si trovano coinvolti ed eccitati, magari a scapito di qualche mobile che viene urtato nella foga della partita. L’immersione in questo caso non è di certo legata alla qualità della grafica o all’utilizzo di sofisticati visori ma dal processo spontaneo di forte immedesimazione che produce il gesto.
E’ una immersione elementare, ma adesso che il Wii esiste siamo subito tutti bravi a ritenerla scontata, ovvia, banale. Come banale è oggi considerare le componenti sociali che alimentano e caratterizzano la rete. Per questo dico che la rivoluzione del Wii è una immersione 2.0 perché sfrutta una tecnologia di qualità, sofisticata ma non nuova in modo nuovo intorno ad una maggiore conoscenza dell’utente, in questo caso, non come soggetto sociale ma come sistema nervoso, emotivo e cognitivo. Anche in questo caso si può parlare di una evoluzione della Cultura di Interazione maggiormente consapevole dei possibili “agganci” che il sistema utente può dare alla creazione di una interazione efficace ed emotivamente significativa.
Nei prossimi anni le interazioni uomo-macchina diverranno sempre più potenti e crescerà la necessità di capire cosa avviene nel cervello e nella mente degli utenti.
Quali specifiche conoscenze scientifiche e tecniche faranno la differenza nella creazione della nuove intefacce? Come evolverà e che ruolo avra la Cultura di Interazione in cui saremo immersi nel nostro quotidiano?
Come saranno i futuri utenti che oggi già a “22 mesi” sanno giocare a tennis con il Wii meglio di alcuni adulti?


