La comunicazione scientifica nella rete

Per quanto riviste e mondo accademico rimangano i canali e garanti ufficiali della comunicazione scientifica anche questo genere di informazione subisce la destrutturazione e moltiplicazione prodotto dalla rete.

Sempre più la ricerca scientifica e tecnologica attiranno l’attenzione della massa, perché stanno modificando e plasmando profondamente la nostra vita, facendo aumentare in numero e rilevanza gli argomenti importanti sui quali farsi una idea e decidere. La sfida della Società della Conoscenza è il cambiamento del rapporto tra chi tradizionalmente è il detentore del sapere e chi ne dipende. Da un lato i canali e media tradizionali non sono in grado di gestire una massa di conoscenza crescente e da comunicare in modo diffuso, dall’altra c’è il solito problema della qualità della comunicazione. Personalmente non credo che si possa contrastare l’effetto della rete arroccandosi ma è molto più utile e sensato che istituzioni, università, riviste scientifiche, ecc. cavalchino questa trasformazione in modo nuovo.

Per esempio, rispetto al caos della rete, i social network possono essere una forma di caos creativo che non solo permette di tutelare in buona parte la qualità della informazione ma anche di crearne nuova per rispondere alla necessità di conoscenza della comunità. Da diversi anni lavoro proprio su questa possibilità e spero presto di poterne parlare più diffusamente.

Da un lato la rete può indirizzare verso notizie false o interpretazioni discutibili, distorcendo conoscenze delicate sulle quali molti ricercatori hanno lavorato per anni e sulle quali è importante non sbagliare. Ma credo anche, che spesso la rete stimoli la conoscenza e siano più le volte che inneschi un approfondimento serio. Per esempio, ieri sera ho trovato un ragazzo statunitense Matthew Segall che introduce su youtube temi complessi di lettura e studio. Lo trovo molto interessante come esempio di un fenomeno di diffusione e comunicazione della conoscenza. Non sarà perfetto ma a mio parere il suo è comunque un contributo all’approfondimento e allo studio. Ho scelto tra i suoi vari video quello ad un tema a me caro, l’autopoiesi (una importante teoria di biologia della conoscenza sul rapporto tra vita e cognizione).

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3 pensieri riguardo “La comunicazione scientifica nella rete”

  1. Pingback: Pandemia
  2. Sempre più la ricerca scientifica e tecnologica attiranno l’attenzione della massa, perché stanno modificando e plasmando profondamente la nostra vita, facendo aumentare in numero e rilevanza gli argomenti importanti sui quali farsi una idea e decidere.

    Ma il consumo di quantità crescenti di conoscenze (richieste e disponibili) implica un’adeguata produzione di meta-conoscenze, indispensabile a contenere l’entropia informativa e a “scremare” un’offerta altamente differenziata e spesso ridondante.

    Personalmente non credo che si possa contrastare l’effetto della rete arroccandosi ma è molto più utile e sensato che istituzioni, università, riviste scientifiche, ecc. cavalchino questa trasformazione in modo nuovo.

    Quale? Non c’è sicuramente una risposta univoca. Sicuramente, almeno le università, dovrebbero cominciare ad essere nella Rete, a viverla, a capirla e farla capire a chi si forma al loro interno, per cominciare a cambiare.

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