Singolarità tecnologica

Il 16 Maggio di questo anno si è svolto alla Standford University il Singularity Summit.
Il concetto di singolarità è stato adottato, nell’ambito della futurologia, per descrivere un salto di qualità della conoscenza scientifica e tecnica talmente ampio e profondo da rivoluzionare in modo drastico e imprevedibile l’uomo e il mondo.

Il primo ad utilizzare il termine singolarità, in questo senso, è stato il matematico Vernor Vinge e probabilmente il più conosciuto teorico della singolarità è, attualmente, Raymond Kurzweil.
I singolaristi ci invitano a prendere atto che la diffusa idea di progresso lineare della tecnologia non rappresenta la reale curva di crescita. Sembrerebbe, infatti, che stia avvenendo un incremento esponenziale della tecnica. Se il trend rimane il medesimo viene ipotizzata una impressionante accelerazione, nei prossimi 50 anni, che pone all’orizzonte scenari difficili da immaginare.

L’idea di riferimento è una generalizzazione della Legge di Moore, secondo la quale i processori raddoppiano di potenza ogni 18 mesi. Bisogna ammettere che, per quanto riguarda l’interpretazione ristretta e specifica ai processori, la Legge di Moore si è effettivamente rivelata corretta sino ad oggi.

Kurzweil propone di guardare ai prossimi 30-50 anni secondo un’ottica di sviluppo esponenziale della tecnica in generale, in quanto lo sviluppo dei computer finirebbe, a suo parere, per innescare un effetto domino di feedback positivo anche sulle altre tecnologie e conoscenze scientifiche. Diversi singolaristi sono convinti che in un futuro non così lontano, attraverso vari stadi “evolutivi”, grazie allo sviluppo in campi tra cui le nanotecnologie, i super computer (in grado di simulare l’intero cervello) e le conoscenze scientifiche specifiche vi sarà una progressiva “ibridazione” tra uomo e tecnologia. Da questa accelerazione, dovrebbe sorgere la prima A.I. in grado di confrontarsi e integrarsi con quella umana e un giorno di superarla magari fondendosi ad essa.

Ora, tralasciando i sogni cyborg di Kurzweil e Co., ci tengo a chiarire che non condivido il transumanesimo “forte” che caratterizza molti promotori della singolarità ma ritengo un errore non considerare le intuizioni sul nostro futuro che emergono da questi filoni di pensiero. All’interno di molte ipotesi selvagge come quella delle super A.I. che si auto-organizzeranno-produrranno, soppiantando l’evoluzione biologica e modelli semplicistici come la riduzione dell’ipercomplesso sistema cervello-mente ad una banale stima di 10 alla sedicesima calcoli al secondo, vi sono spunti su cui è interessante riflettere.
Come avevo già scritto in “Tecnologie e scienze del vivente” la velocità di calcolo presa singolarmente è riduttiva, in realtà, già ai tempi del calcolatore a manovella di Pascal, l’uomo era superato nella velocità di calcolo da una macchina, il problema è allora di intendersi su cosa sia la cognizione, l’intelligenza, la vita, i sistemi emergenti e ipercomplessi. Io credo che lo stiamo iniziando a capire solo a desso ma riprenderò questo punto più avanti.

Credo che nessuno di noi possa negare la progressiva diffusione e “naturalizzazione” (nel senso di integrazione culturale ed emotiva) della tecnologia, è sotto gli occhi di tutti.

L’invenzione del computer ha permesso un’accelerazione impressionante della ricerca scientifica e la conoscenza in generale è in piena trasformazione con la diffusione di internet. La possibilità di rendere ancora più efficaci la gestione e produzione di conoscenza sono notevoli e difficili da immaginare.
Internet sta cambiando le tradizionali logiche di possesso, creazione e diffusione della conoscenza. Stanno iniziando a cambiare i media, i rapporti tra utente ed esperto (paziente-medico, cliente-produttore, cittadino-stato, studente-scuola). I network posso velocizzare la selezione e facilitare la produzione di idee innovative. Allo stesso tempo cresce la complessità, l’incertezza, la “knowledge and digital device” e la quantità di informazioni da gestire aumenta. Aumenta, quindi, la necessità di una cultura di Personal Knowledge Management più sofisticata e le nuove tecnologie vengono progettate secondo un Interaction Design sempre più competente del “sistema uomo”, grazie alle crescenti conoscenze scientifiche in ambito, cognitivo, psicologico e neurofisiologico.
Le ibridazioni tra uomo e tecnologia hollywoodiane alla Kurzweil dovranno attendere, ma è indiscutibile che l’interazione uomo macchina sta migliorando significativamente e diventa sempre più “naturale” concepire la propria conoscenza come un qualcosa di diffuso tra la nostra mente e le “macchine cognitive” che ci sono di supporto.

Si stanno costruendo computer sempre più potenti ma un calcolatore da solo non fa nulla. Sembra una contraddizione, prima infatti scrivevo che i computer sono serviti molto a migliorare la ricerca, ma la questione è quella di vedere il “sistema uomo-macchina” come una co-evoluzione, un circolo virtuoso dove prodotto e produttore si alternano. Lo sviluppo di una potente A.I., che oggi è ancora una chimera, passa attraverso una maggiore conoscenza dell’intelligenza biologica e psicologica che è ha la sua origine nell’organizzaione autopoietica, emergentista e neghentropica della vita.
A mio parere la visione dei singolaristi è spesso riduzionista e semplicistica ma penso sia necessario che qualcuno provi a lanciare in ipotesi fino ai limiti della nostra immaginazione. Le intuizioni hanno bisogno anche di questo atteggiamento.
E’ comunque in atto una rivoluzione in molti campi del sapere scientifico e tecnologico che intaccano tradizionali dicotomie su cui costruivamo la nostra identità, la nostra conoscenza.

Potete trovare questo mio articolo anche su Idearium.

Festival della Scienza di Genova – Seguendo un filo rosso –

In questi giorni si sta svolgendo il Festival della Scienza di Genova. Tra le tante e interessanti proposte dell’evento, volevo segnalarvi alcune conferenze:

C’è un filo rosso che partendo dalla comprensione di cos’è e come funziona biologicamente la vita arriva fino alle recenti scoperte delle neuroscienze, le quali, negli ultimi anni, stanno dialogando in modo molto fertile con alcune note teorie della mente che necessitavano sicuramente di conferme. Allo stesso tempo, le neuroscienze, adoperano sempre più le potenzialità esplicative di metapsicologie che hanno accumulato decenni di studi e applicazioni.La massa critica di conoscenze raggiunta, in campi un tempo distanti, premia la ricerca transdisciplinare e i risultati stanno cambiano profondamente l’idea di conoscenza, vita, uomo. Un numero crescente di esperti e studiosi sono convinti che, da questa accelerazione della ricerca, stiano nascendo nuove idee di sviluppo, nuove metafore culturali e magari anche nuove possibilità di concepire il nostro futuro.I personaggi che ho su citato sono rappresentanti di questa Rivoluzione Silente.

Devescovi – Jung e le Sacre Scritture –

Ho avuto la fortuna di conoscere Pier Claudio Devescovi e di apprezzare la sua ricerca prima della pubblicazione di “Jung e le Sacre Scritture”. E’ un libro che consiglio, anche se un po’ per addetti ai lavori. Che piaccia o meno, c’è un immaginario che sottende anche un periodo ipertecnologico come il nostro. La tradizionale custode di questo immaginario, in occidente, è stata per duemila anni il Cristianesimo ma la Chiesa non nasconde le attuali difficoltà nel riuscire a parlare al cuore delle persone.
Perché nel 2006 la teologia ufficiale è ancora legata alla Scolastica? Che fine ha fatto il significativo dibattito teologico del Rinascimento? Quale apporto può dare la Psicologia Analitica a queste questioni?
I fenomeni ampi e complessi è meglio osservarli da più punti di vista, e per capire le dinamiche che sottendo l’attuale periodo culturale è necessario addentrarsi anche sotto la superficie della coscienza collettiva. Le intuizioni di Carl Gustav Jung sono più vive che mai e Devescovi propone una interpretazione molto interessante e coraggiosa.

I sistemi emergenti

E’ uscito di recente il nuovo libro del Prof. Pier Luigi Luisi, un ricercatore che tiene alta la bandiera della scienza italiana nel mondo. Luisi si occupa della origine della vita intesa come sistema autopoietico. Qui potete trovare una breve introduzione al suo testo “The Emergence of Life – From Chemical Orgins to Synthetic Biology“.
E’ da questo genere di ricerche di base che, da almento vent’anni, nascono idee, ipotesi, teorie che influenzano numerose altre discipline scientifiche (e non) arrivando a produrre modelli di riferimento anche per la progettazione in molti campi come le organizzazioni e la tecnologia.

Jawed Karim

Jawed Karim è il “terzo” co-fondatore di YouTube che aveva preferito tornare a concentrarsi sugli studi alla Stanford University.
Dal punto di vista finanziario, rispetto ai soci che si erano dedicati a tempo pieno al progetto, non è stata una grande mossa ma ha comunque guadagno molto anche lui dal passaggio a Google.
Non penso ripeterà l’errore ma non so fino a che punto interpretare solo negativamente, in prospettiva, la sua scelta universitaria. Dipende da cosa c’è dietro il suo definirsi “un topo da biblioteca, eccitato all’idea di imparare”. Non è così strano e raro che una idea innovativa e la capacità di trasformarla in business non nascano dalla stessa persona…….
Anzi, troppo spesso in Italia le due competenze non trovano il modo di incontrarsi.
Vedremo cosa ci riserverà in futuro Jawed Karim “il terzo”.

Qui bio su wikipedia
Qui articolo di Corriere.it

BzaarCamp – vitalità geek

E’ stata una interessante esperienza, sicuramente da ripetere.
Addirittura, sull’onda dell’entusiasmo di fine evento, più di un partecipante ha accolto la possibilità che la prossima volta si organizzi una due giorni!
Era presente una buona fetta della blogsfera milanese e gli argomenti proposti dai partecipanti sono stati i più disparati.
Un bel momento di incontro che mostra tutta la vitalità di geeks e bloggers milanesi. Persone che vivono con passione e curiosità, pronti a cogliere ogni occasione per esprimersi e creare.
E’ suggestivo vedere come si concretizza, in questi eventi, la tanto discussa natura sociale che anima il Web 2.0.Spero che questo sia l’inizio di una serie di altri Bzaarcamp e credo che a chi interessa il web, l’ICT, i media, le culture emergenti, ecc. convenga buttare un occhio in queste realtà spontanee.

In ordine alfabetico, gli interventi che ho trovato più interessanti sono stati quelli di:

  • Internet e capitale sociale. Dal bowling ai MMORPG. – Federico Fasce
  • Gui e Emotional User Interface – Leeander
  • Wreading Media: perché la distinzione tra online e offline è diventata obsoleta ieri pomeriggio – Mafe

Un ringrazimento finale va all’ideatore Riccardo Cambiassi, che da Londra ha organizzato il tutto, e alla Casa Editrice Apogeo che ha messo a disposizione i suoi locali per l’evento.

Qui trovate il Wiki del Bzaarcamp e qui le foto di alcuni partecipanti all’evento.

Minsky

Non è stata una trasferta facile. Milano Bergamo in due ore! La radio parlava di A4 letteralmente chiusa in certi tratti a causa di più incidenti e di invasione del Veneto da parte di nostalgici Austroungarici!
Comunque siamo riusciti, a differenza di Leeander e Co. (di cui qui trovate lo spassoso post) a seguire tutto l’intervento dal vivo.
Marvin Minsky non ha fatto un discorso organico, ha dato più che altro delle suggestioni sparse e ha rinunciato ad utilizzare buona parte delle slide che aveva portato. Effettivamente una sola ora per un personaggio del genere e per l’argomento che doveva esporre era insufficiente. Comunque ha fatto di tutto per non farsi capire da chi non era già avvezzo al suo pensiero e più in generale ai recenti sviluppi della A.I.. Minsky ha suggerito di visitare il suo sito (lo trovate qui) dove è possibile approfondire le sue ricerche.
Insomma, non è stato (e/o non ha potuto) generoso ma gli spunti sono stati interessanti:

  • la ricerca in A.I. è rimasta troppo tempo legata ad una visione ingenua della mente come sistema solo logioco e razionale;
  • si può pensare in molti modi non solo con la logica“;
  • si possono fare ipotesi con le emozioni”;
  • perchè dopo 40 anni i computer non sanno ancora riconoscere un oggetto semplice come un bicchiere;
  • vi sono solo 30/40 ricercatori dell’A.I. che danno la giusta importanza a sistemi che imparano da se stessi;
  • propone un modello della mente con 6 livelli di pensiero di cui i primi sono simili agli oggetti di ricerca del comportamentismo e gli ultimi, i più elevati, sono da considerare “LIVELLI SATELLITE, a parte; ci sono gli istinti e poi l’etica (che sono molto forti), salendo sia arriva su (come diceva Freud!) fino alla coscienza, emersa [evolutivamnete] con il crescere di importanza delle relazioni sociali”;
  • la comprensione deve essere qualcosa di biologico, capire è avere molti punti di vista;
  • il mio modello dei 6 livelli a similitudini con quello di Freud” [!!!];

In fine le domande (che, come la pensano anche quelli di Edge, sono molto importanti) di uno dei padri dell’A.I.:

  • Cosa sono le emozioni?
  • Perchè i computer sono così poco intelligenti?
  • Non è strano che in 40 anni di ricerca nell’A.I. non si sono fatti grandi miglioramenti?
  • Qual’è il vantaggio di un programma Lisp?
  • Cosa vuol dire conscio?

Sono stato l’ultimo del pubblico a fargli una domanda ma da come “non” ha risposto, ai più, è venuto il sospetto che:

  1. era stata tradotta male la domanda;
  2. si era stufato e voleva solo uscire;

va bè …. sarà per la prossima volta.

Possibili scenari di sviluppo sulla rappresentazione della conoscenza tramite mappe

Vi propongo una riflessione sui possibili sviluppi di programmi per la rappresentazione, organizzazione e condivisione della conoscenza partendo dalle tradizionali e utili mappe mentali e concettuali.
Le mappe mentali e le mappe concettuali sono utili modi di rappresentare graficamente saperi e conoscenze per facilitarne la comprensione, l’analisi, la comunicazione e condivisione.
Le mappe mentali, ideate negli anni ’60 da T. Buzan, partono da un concetto, da una parola, da un insieme, da una idea base e si dipanano in modo radiale aggiungendo di volta in volta altri concetti, parole e idee legati tra loro secondo una logica associazionista.
Le mappe concettuali, anch’esse sviluppate negli anni ’60 ma da J.D. Novak, si differenziano dalle mappe mentali in quanto, la strutturazione delle informazioni è di tipo reticolare e non gerarchico, la logica organizzativa che la sottende è di tipo connessionista e non associazionista come nelle mappe mentali. Diciamo molto semplicemente che nelle M.C. si crea una rete di connessioni (specificate da etichette di spiegazione) tra concetti mentre nelle M.M. si parte da un concetto centrale e si allarga in modo gerarchico e radiale per associazioni. Le M.M. e le M.C. sono tradizionali strumenti di gestione della conoscenza, che possono risultare molto utili nelle organizzazioni e nel Personal KM.

Queste mappe sono nate per il supporto cartaceo ma naturalmente hanno avuto un notevole sviluppo mediante la diffusione dei computer, tecnologia che si presta allo all’esaltazione e potenziamento di questo strumento. Il computer rispetto al supporto cartaceo permette di sviluppare mappe molto più complesse, articolate, ordinate e modificabili ma fondamentalmente la logia di fondo è la stessa delle vecchie mappe.
Vi sono in commercio diversi e validi programmi per lo sviluppo di mappe mentali e concettuali più o meno complesse. Questi programmi rendono molto semplice e immediata la costruzione di mappe, incentivandone così la usabilità, integrando in pochi passaggi diversi formati di file e informazioni, accrescendone la facilità di condivisione. La diffusione e abitudine a questi strumenti risultano molto utili quando sono integrati in gruppo con una avanzata cultura interna di KM. Non dimentichiamo, infatti, che lo strumento in sé non basta se manca una cultura di interazione con esso che permetta di sfruttarlo al meglio. Il rischio infatti è quello di vedere il ripetersi di vecchi logiche organizzative su nuove tecnologie. Questo vuol dire perdere l’occasione di innescare un circolo virtuoso tra KMT (Knowledge Management Technology) e utente che oggi è più simile ad una reciproca influenza e co-evoluzione.

Questo processo risulta ancora più vero quando si parla di KMT e non di tecnologia in generale. Bisogna, infatti, chiedersi non solo cos’è materialmente e praticamente una mappa mentale/concettuale ma anche cos’è psicologicamente?
Se per un attimo ci spostiamo all’interno del sistema psiche e osserviamo le mappe da questo punto di vista, la prima cosa che notiamo è che si tratta di una forma di memoria ausiliaria. Un supporto alla nostra capacità di riconoscimento, rievocazione, ecc.. Questo supporto ai nostri limiti di memoria serve a compiere analisi, valutazioni, controlli, feedback, soluzioni, problem solving con più efficacia in senso sia verticale che orizzontale.
Dal punto di vista interno al sistema psichico, una mappa mentale è una forma di “mente diffusa”. Voglio dire che le mappe mentali o concettuali sono strumenti che ricalcano la nostra organizzazione dei pensieri, ampliando la nostra capacità di memoria fissando i concetti graficamente in un insieme visibile nella sua totalità con un colpo d’occhio e potenziando la nostra possibilità di sintesi mediante l’uso di un linguaggio visivo. Niente di nuovo sotto il cielo, già la scrittura è uno strumento che raccoglie, conserva e rende condivisibile gli “oggetti” della nostra mente; le mappe sfruttano la maggiore capacità di sintesi delle immagini e della grafica ricalcando l’economia organizzativa che la mente ha sviluppato nella sua evoluzione.

Un possibile scenario di sviluppo di questi supporti alla nostra conoscenza e comunicazione è dato dalla creazione di mappe sempre più autonome, dinamiche e capaci non solo di fissare e sintetizzare una complessa rete di pensieri, associazioni, fattori, cause, processi, ecc. ma anche di produrre feedback sempre più significativi, ricchi, autonomi e imprevisti.
A mio parere sono tre i principali i versanti su cui sviluppare le mappe del futuro:

  • snelli sistemi esperti e A.I. per produrre piccoli processi di auto-organizzazione;
  • la grafica per descrivere sistemi complessi dinamici e adattivi, attrattori, frattali (vedi interessanti esempi nel sito visualcomplexity);
  • il fattore emotivo.

L’ipotesi di scenario è quella di passare dalla fase in cui le mappe mentali e concettuali sono prolungamenti, supporti per la nostra mente ad una seconda fase in cui le mappe cominciano ad avere una maggiore autonomia e a comportarsi come piccole e semplici forme di cognizione, di auto-organizzaizone.
Quello che si può iniziare a chiedere alle mappe di nuova generazione, oltre alle loro tradizionali funzioni, è quello di accrescere la loro autonomia di elaborazione dei dati per produrre dei feedback che alimentino un circolo virtuoso di reciproca in-formazione e influenza tra software e utente. Le mappe del futuro devo crescere con l’utente aiutandolo e imparando insieme a lui. In particolare, per il Personal KM, può diventare utile un sistema di “mappatura” integrato al sistema operativo del PC che cerchi di utilizzare più informazioni possibili per produrre una rappresentazione del nostra quotidiana gestione delle informazioni e conoscenze (e-mail, contatti, progetti, argomenti, significati, links, ecc., ecc.).
Un altro versante su cui sviluppare le future mappe è quello di poter agire più approfonditamente sulle regole di organizzazione delle connessioni, delle variabili stesse che sottendono la rappresentazione di una sapere che sarà più dinamico, mutevole e multipolare.
Un’altra componente potrebbe essere un maggiore coinvolgimento e rappresentabilità del fattore emotivo che sottende la nostra organizzazione della conoscenza, delle scelte e dei comportamenti. Sottesa alla razionalità delle nostre strategie e analisi, c’è un campo di fattori emotivi che non sono sempre così espliciti e uno dei possibili obiettivi delle future mappe sarà proprio quello di fornirci una funzione di “specchio” del nostro modo di pensare e comportarci.

La psiche è un sistema ipercomplesso, emergente dal sistema nervoso e senso-motorio. I recenti sviluppi delle neuroscienze, delle scienze cognitive (integrate con le più valide intuizioni della psicologia dinamica) stanno dando vita ad un terreno fertile di aggiornate teorie della mente e nuovi modelli di organizzazione del sistema psichico da cui l’A.I. e robotica sta pescando a piene mani (vedi per esempio all’CSAIL ma non solo). Sono convinto che si possa iniziare seriamente ad investire sullo sviluppo di software con cui interfacciarsi i quali, senza particolari potenze di calcolo e A.I., possano mostrare una sufficiente autonomia nel produrre feedback significativi e che facilitino la nostra gestione e produzione di conoscenza.
Sappiamo che non ha senso commercialmente un programma di KM troppo complesso e pesante, come riuscire allora a creare un programma sufficientemente “intelligente” ma a costi e dimensioni accettabili per un PC?
Come sta avvenendo, per esempio, anche per lo sviluppo di Assistenti Virtuali sempre più smart dal punto di vista della comunicazione e della intelligenza emotiva, il punto di è partire da una profonda conoscenza della psicologia e della comunicazione reale. Le maggiori conoscenze scientifiche sul “sistema utente” permettono di ridurre il numero di informazioni necessarie al “sistema software” per interagire in modo coerente. La crescente conoscenza dei processi, dei vuoti, gli automatismi e degli schemi universali di organizzazione della comunicazione, o in questo caso, della organizzazione della conoscenza può compensare le ridotte possibilità di calcolo.

Dopo tutto, non c’è niente di più pratico che partire da una buona teoria.

Vedi www.visualcomplexity.com  e “Design dell’informazione” (di Massimo Botta) per la rappresentazione di sistemi complessi.

Questo articolo è pubblicato anche su Idearium