Mi segnala Folletto che di recente al Reboot 9.0 ha fatto un interessante intervento sul concetto di ibridazioni Nicolas Nova. Cliccando sull’immagine qui sotto potete scaricare il PDF del suo intervento.
Ibridi crescono e si moltiplicano. 🙂
Mi segnala Folletto che di recente al Reboot 9.0 ha fatto un interessante intervento sul concetto di ibridazioni Nicolas Nova. Cliccando sull’immagine qui sotto potete scaricare il PDF del suo intervento.
Ibridi crescono e si moltiplicano. 🙂

Che bello leggere Bruce Sterling!
Sterling è uno dei pochi visionari in grado di esserlo in modo estremo ma allo stesso tempo convincente e coinvolgente. Nasce come scrittore di fantascienza e ad un certo punto del libro descrive così la complessità del suo principale mestiere: “La fantascienza non s’incentra sulla libertà di immagianzione, ma su una libera immaginazione serrata e stridente entro quella morsa che alcuni chiamano vita reale”.
In questo testo Sterling veste i panni del futurologo e, valorizzando la figura dei designer, ci parla di un nuovo modo di progettare oggetti sempre più intrisi di informazioni, conoscenze e della vastissima, automatica, continua e diffusa possibilità di gestirle e produrle. Questi oggetti chiamati SPIME sono la convergenza della società della conoscenza e delle necessità di sostenibilità, dice Sterling: “Gli SPIME sono l’informazione fusa con la sostenibilità“.
Non troverete precise dimostrazioni corrobororate da cifre e statistiche, nemmeno pratiche indicazioni per come diventare il designer o l’imprenditore di domani ma intuizioni e suggestioni che fecondano e plasmano le idee del futuro prossimo.
La produzione, l’esplicitazione, la memorizzazione e la costante elaborazione di tantissime informazioni, finiscono per dare una “identità“agli oggetti a cui sono legate e da cui scaturiscono. Questo mondo ed economia di SPIME produce una rete di oggetti che è Knowledge Management Diffuso elevato alla potenza.
Per Sterling diverrà sempre più importante il rappresentate digitale 3D degli oggetti, il “modello” che li anima e li trascende permettedo di superare i limiti della materialità, dello spazio, del tempo. Questo mondo di infomazioni e conoscenze diffusse in una rete digitale e di oggetti, questa ibridazione tra materiale e digitale, darà alla società futura la possibilità di adottare strategie di “prototipazione rapida” che secondo un diffusa prassi di continue e veloci simulazioni ed errori dovrebbe accellerarne la capacità di far fronte agli imprevisti. Come scrivevo anche prima sono suggestioni, intuzioni e vanno appunto prese per quelle che sono nella loro capacità di innescare nuove idee, inutile cercare di dare una soluzione a tutti i punti rimasti oscuri e aperti, non è questa la funzione da chiedere ad un intuitivo come Sterling.
Godetevi in fine, qui di seguito, il divertente e interessante intervento di Sterling in uno dei vari TechTalks di Google dove oltre che parlare del suo testo (con il supporto di Scott Klinker) accenna ad un tema a me caro, cioè parte dell’immaginario che sottende lo sviluppo di innovazione tecnologica e scientifica.
http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=-3857739359956666768&hl=it

Ieri sera ho partecipato ad un interessante doppio evento in RL (Spazio Pubblico Shake) e in SL (Decoder Island sviluppata da Idearium e Gomma) sull’opera dell’artista Prof. Bad Trip segnalatomi da Aaron.
Se pur non in questo caso specifico, essendo purtroppo mancato l’artista l’anno scorso (non è stato quindi lui l’autore della sim che ospita le sue opere), riflettevo in generale su come, in Second Life, il “luogo” in cui è esposta l’arte possa essere parte integrante dell’opera e dell’intento comunicativo degli artisti.
Sin dai tempi delle opere e provocazioni di Duchamp la natura sociale, economica e istituzionale dell’arte è considerata come limite e allo stesso tempo come “strumento” di creazione dell’opera d’arte stessa, rimettendo in discussione il “luogo”. Da un lato le gallerie e musei, intesi come luoghi che legittimano e distinguno cosa sia arte da cosa non lo sia, sono attaccati relativizzati, in onore della sublime e tragica possibilità dell’uomo di trascendere i propri modelli, anticipando la post modernità. Dall’altro, si associa ad un processo di “demolizione” (mi verrebbe da dire “fatta con il martello”, come il modo di fare filosofia di Nietzsche) un processo di “costruzione” che porta ad usare la società e la massa (come vedremo poi anche in molta dell’arte della seconda metà del ‘900) come pennello, come scalpello, come “strumento” per fare arte.
“Luogo” come veicolo, come mezzo per per trasfomare la società in strumento creativo e provocatorio.
Forse tutto questo ha una sua ulteriore evoluzione in Second Life. E’ importante ricordare, in questo periodo di enorme centralità mediatica di SL, che ovviamente il rapporto tra arte e virtualità non nasce di certo oggi con SL. Forse la differenza oggi, nella ricerca e sperimentazione tra arte e virtuale, è dovuta soprattutto alla raggiungibilità, diffusione, naturalizzazione di un mondo com SL che arriva nelle case di tutti e non necessita di particolari visori o apparecchiature complesse.
Trovo quindi molto stimolante l’opportunita che hanno gli artisti di essere artefici non solo ovviamente delle loro opere ma anche del “luogo” virtuale che le contiene. Certamente anche SL ha dei limiti di varia natura (tecnica, sociale, economica), sarà interessante vedere come saranno utilizzati e rielaborati dagli artisti, ma anche nuove e non ancora esplorate possibilità espressive e creative. In SL si possono non seguire alcune leggi fisiche e caratteristiche del mondo reale. La visibilità può essere notevole a fronte di costi contenuti e chissà quali usi, culture di interazione, interfacce vedremo nei prossi anni.
Insomma per ora il connubio arte e SL sembra promettente.
Qui trovate un articolo del Corriere della Sera sull’evento.
Come già scrivevo in questo post, si sta progressivamente realizzando il previsto scenario di una crescente significatività cognitiva, impatto emotivo e interrelazione dei prodotti ICT.
Molto interessante questo video della Intel che ci aiuta ad immaginare la nostra vita quotidiana, nei prossimi anni, pervasa di KMT (Knowledge Management Technologies).
Quando dico che, per esempio, i navigatori satellitari hanno una maggiore capacità di essere significativi dal punto di vista cognitivo, intendo che quel piccolo mondo 3D digitale, che in tempo reale rappresenta e anticipa il nostro guidare “concreto” sulla “reale” strada, sarà sempre più importante per organizzare le nostre scelte e comportamenti al volante. Una forma di “verità ulteriore”, rispetto alla percezione dell’evento reale, in quanto capace di essere più significativa. In altre parole, questo artefatto cognitivo, che sarà sempre più sofisticato e interconnesso con la rete, avrà una crescente capacità di caricare di significati e informazioni la realtà dell’azione presente, trasformando definitivamente la nostra esperienza del guidare.
Una realtà fatta di immagini, segni, segnali, simboli, significati, conoscenze, informazioni trovano un supporto che le esalta, le potenzia facendo emergere e diffondendo il nostro mondo mentale. Sempre più l’Interaction Design sta diventando un luogo di inconto della tecnologia con la mente. Idee, conoscenze, emozioni, fantasie hanno una crescente possibilità di incontrare un supporto su cui essere memorizzate, rievocate, condivise, elaborare, diffuse.
Ultimamete sta girando molto su Youtube il video del nuovo Microsoft Surface.
Chi conosceva il lavoro di Jeff Han non rimarrà sbalordito, era solo questione di tempo e prima o poi avremmo visto quei affascinanti prototipi trasformati in prodotti. Ora è successo.
Il progressivo sviluppo e naturalizzazione delle KMT dà vita alla evoluzione di nuove “Culture di Interazione”. Non si tratta solo di maggiore funzionalità, efficacia, razionalità nella gestione e produzione di conoscenza. Cresce infatti anche la potenza di influenzare emotivamente gli utenti oltre un discorso di ergonomia nella progettazione delle interfacce grafiche. Cultura di interazione vuol dire anche immaginario collettivo, comportamenti, abitudini, scale di valori, desideri, ecc.. Sono fattori emotivi che giocano in fenomeni complessi come l’impatto sociale e culturale del Web 2.0 oppure la rilevanza della cultura di gruppo in progetti di KM nelle Organizzazioni.
Diventa sempre più rilevante, quando si sviluppa ICT e il relativo progetto di marketing sfruttare la capacità di influenzare e produrre un immaginario in cui prodotto e utente coesistono non solo in una relazione di evocazioni immaginali ma in diretta e attiva relazione di reciproca produzione. Per esempio, i mondi 3D che potenziano la realtà (per carità, non la “sostituiscono” e quindi in una logica e/e non o/o) come quelli dei navigatori, di Second Life o degli Assistenti Virtuali sono non solo “utili” ma “immersivi” e con questa parola si apre un “mondo” carico di nuove e complesse opportunità e competenze per chi progetta e vende artefatti cognitivi.

Ibridazioni cresce.
Grazie al fondamentale supporto di Davide, lascio finalmente ibridazioni.blogspot.com per dar vita ad un mio blog anche nella forma.
Come potete vedere è ancora in fase di assestamento e nei prossimi mesi ci saranno sicuramente cambiamenti e aggiunte.
Il logo che ho creato vorrebbe esprimere un’armonia complessa, dinamica, a rete. Una circolare influenza e sovrapposizione dove prodotto e produttore si scambiano continuamente di ruolo. La sua forma, che può ricordare alcuni simboli del passato, sottolinea come sotto la superficie della nostra società scientificamente e tecnologicamente avanzata si nasconde spesso un immaginario antico che merita di essere portato alla luce.
Nel primo post che scrissi sull’altro blog spiegavo in questa maniera la scelta del termine ibridazioni:
I have chosen the word hybridizations as an expression of the quality achieved by the high transdisciplinariety that characterizes the current state of the complexity challenge.
Overcoming traditional disciplinary and conceptual dichotomies, the critical mass of knowledge, reached by scientific research, brings us closer to a jump of cultural paradigm. This process is fed by all the experts and researchers with hybrid knowledge. The mission is to improve the dialogue between disciplines that were once closed in their sectorial worlds. A Silent Revolution is growing and it’ll change our lives.Ho scelto la parola ibridazioni come espressione della qualità raggiunta dalla alta transdisciplinarietà che caratterizza lo stato attuale della sfida della complessità. Superando tradizionali dicotomie disciplinari e concettuali, la massa critica di conoscenze, raggiunte dalla ricerca scientifica, ci avvicina ad una salto di paradigma culturale. Questo processo è alimentato da tutti gli esperti, professionisti e ricercatori ibridi nelle competenze. Uno dei principali intenti è quello di far dialogare tematiche e discipline un tempo chiuse nei loro settoriali scompartimenti stagni.
Quello che cercherò di aggiungere in questo nuovo blog saranno maggiori approfondimenti e un più stretto rapporto tra ricerca, azienda e società. Ma come per i sistemi complessi è inutile fare troppe previsioni, molto più utile cercare di essere sensibili ai segnali deboli che possono emergere e adattarsi di conseguenza.
Prima dei BarCamp in Italia c’erano già i mitici Drinklink di Idearium. Clicca sull’immagine per saperne di piu.
Nel frastuno delle tante notizie nazionali e internazionali di questi giorni è passata un pò in secondo piano la storica proposta di Blair di consentire in GB la manipolazione genetica degli embrioni umani. Più precisamente sarà consentito, a soli fini di ricerca, manipolare embrioni umani che verranno distrutti entro il quattordicesimo giorno di “vita”. E’ un passo fondamentale che, superando la precedente regolamentazione (Human Fertilisation and Embryology Act), ci avvicina sempre più a potenziali scenari di eugenetica. C’é chi lo ritiene un passaggio inevitabile, sottolineando come l’evoluzione biologica umana è destinata ad integrarsi con una evoluzione scientifica e tecnologica. Altri vedono solo ombre, rivendicando i confini dell’identità umana per quanto fragile. Io credo che ci siano ragioni da entrambe le prospettive ma quello che mi fa più riflettere è la netta differenza di velocità tra lo sviluppo delle conoscenze scientifiche-tecnologiche e lo sviluppo culturale, sociale e psicologico del uomo come singolo e come collettività. In un precedente post avevo segnalato il video del grande Mauro Ceruti che descriveva come, negli ultimi anni, la sua attenzione è indirizzata proprio a capire e affrontare questo divario, questo “squilibrio”. Potete vedere il video qui.Non credo che sia una questione di tabù ma di essere all’altezza delle possibilità e libertà che inseguiamo avidamente. Maggiore libertà non è solo rottura di vecchi vincoli e catene ma è anche una maggiore responsabilità verso se stessi e gli altri. La libertà è spesso anche solitudine. E’ bene capire quali sono le fantasie che ci muovono sotto la superficie di razionalità ed efficienza che le ricopre. Non è certo l’avidità che ci può dare nuove metafore, modelli e strumenti per gestire delle rivoluzioni. In un certo senso, da più versanti, la ricerca tecnica e scientifica ci spinge a guardarci dentro a mettere in atto un processo di sana introversione per trovare un senso. Infatti, oggi, incapaci di avere una rotta (perchè deve essere spesso complessa e non lineare) ci identifichiamo troppo spesso con l’agire, con l’azione che non distingue il “dentro” dal “fuori”, borderline. Il rischio è quello di fare come gli alchimisti che, proiettando la loro ricerca psicologica, interna, con la materia reale finivano per avvelenarsi col mercurio. Nella foto ho messo un bellissimo romanzo di fantascienza (per ora) che ipotizza uno dei possibili scenari che la sfida genetica ci può aprire tra qualche decennio.
Con un pò di ritardo, dovuto all’influenza dello “zuppò” sulla corteccia cerebrale, arriva anche il mio post sulla bella esperienza del BzaarCafe di sabato a Milano.
Bello!
Ci voleva una BarCamp a dimensioni ridotte, visto l’attuale tendenza al gigantismo. Ci vuole anche perché la dimensione del fenomeno BarCamp è tanto interessante, entusiasmante quanto repentina. Insomma, mi è piaciuta la possibilità di vivere il BzaarCafe come una fase più raccolta, più introversa e riflessiva. Una zona “meta” dove sperimentare ed elaborare l’evoluzione dei maggiori e crescenti BarCamp. Mi sembra di aver percepito questa potenzialità nel BzaarCafe a dimensione contenuta.
Suggerisco una occhiata alla presentazione di Folletto, molto stimolante anche in prospettiva…..
Va sempre un ringraziamento al dinamico Bru 🙂
| http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=-6119231548215342323&hl=it | |
| Google TechTalks May 9, 2006Kevin Kelly ABSTRACT Landmarks in the history of the scientific method are the invention of libraries, indexes, citations, controlled experiments, peer review, placebos, double blind experiments, randomization, and search among others. At the core of the scientific method is the structuring of information. In the next 50 years, as the technologies of information and knowledge accelerate, the nature of the scientific process will change even more than it has in the last 400 years. We can’t predict what specific inventions will arise in the next 50 years, but based on long-term trends in epistemic tools, I believe we can speculate on how the scientific method itself — that is, how we know — will change in the next five decades. |
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