Anche la PlayStation 3 avrà un Motion Controller come la Wii. Per ora è un prototipo ma non sembra male.
Questo invece è uno scenario dei prossimi anni proposto dalla Xbox, Project Natal.
L’evoluzione delle interfacce non è solo la storia di come diventa più potente, varia, trasparente, leggera, immediata l’interazione uomo-macchina-uomo ma è spesso un salto di complessità notevole che cambia profondamente mercati, processi, consumi, abitudini, prassi, mestieri, ecc.. La ricerca nel mondo dei video game è l’avanguardia che poi trova applicazione nel personal knowledge management.
Oltre a tastiera, mouse e tocchi sullo schermo: voce, espressioni del viso, gesti, sono e saranno canali di interazione sempre più precisi e diffusi, in certi casi ricalcando un nostro innato e spontaneo modo di comunicare.
Massimo è un ibrido, una bella persona di talento, un ottimo esempio di design thinking (e abbiamo un profondo bisogno di quel modo di pensare in tanti ambiti).
Ha appena pubblicato (era già online a Settembre 2008 in logica open sul blog) in versione cartacea (italiana, inglese e spagnola) la sintesi della sua interessate tesi che tratta:
“come si possa utilizzare il design per sviluppare processi progettuali con/per un Sistema Comunità/Località (una comunità ed il proprio territorio) al fine di ottenere una attività collaborativa che generi iniziative di innovazione aperta e sociale (Open Innovation / Social Innovation). Il design quindi non come strumento estetico e formale ma come strumento organizzativo per la facilitazione (o metadesign) di sistemi, processi, progetti aperti“.
Le competenze e la ricerca che propone sono molto importani in una fase in cui l’evoluzione e diffusione dei social network sta creando nuove opportunità di gestire e produrre conoscenza (pensiamo solo all’Enterprise 2.0 o al co-design dei prodotti con i clienti, ecc.).
Massimo ha studiato il mondo dell’open source dove parte delle prassi collaborative 2.0 sono nate. A questo ha aggiunto la sinergia tra online e off line, tra network e territorio, tenendo conto delle logiche dei sistemi complessi che sottendono i processi emergenti bottom-up.
Forse ora è più chiaro perché lo ritengo un ottimo esempio di ibrido.
Il testo è ricco di links per approfondire e rappresenta una buona introduzione, poi se si vuole entrare più in profondità bisogna leggersi la tesi.
Apprendo questa notizia dal blog di De Biase che J.L. Hennessy, Presidente della Stanford University, ritiene ormai vicina una rivoluzione da parte delle Neuroscienze come fu cinquant’anni fa per la genetica. Sono convinto anch’io come ricercatore che nei prossimi anni, soprattutto in progetti e team di ricerca transdisciplinari (ancora troppo pochi in Italia, rispetto a quelli più verticali, a mio parere) emergeranno scoperte importanti. Hennessy ritiene questo ambito ormai maturo per attirare molti più investimenti e sono sicuro che negli USA sapranno farlo nonostante la crisi.
Qui, su Ars Technica, trovate l’intervista a Hennessy
E’ con grande piacere che vi segnalo la disponibilità online del nuovo Report “L’Enterprise 2.0 al tempo della crisi: la concretezza di chi osa” che illustra i risultati dell’edizione 2008/2009 della Ricerca dell’Osservatorio Enterprise 2.0 della School of Management del Politecnico di Milano, a cui ho contribuito all’analisi dei dati e con il box:
“Enterprise 2.0 e Design Motivazionale – Interazione sui Social Network e Cultura Organizzativa“.
La Ricerca, che ha coinvolto oltre 300 Executive di medie e grandi organizzazioni oltre ad un panel di più di 160 utenti professionali, approfondisce i trend emersi rispetto a quattro filoni di iniziative: Social Network & Community, Unified Communication & Collaboration, Enterprise Content Management e Adaptive Enterprise Architecture.
Proseguendo in questo percorso di Ricerca, l’Osservatorio si è posto quest’anno l’obiettivo di approfondire quattro temi chiave:
Social Network & Community;
Unified Communication & Collaboration;
Enterprise Content Management;
Adaptive Enterprise Architecture.
Nell’analizzare le iniziative in corso e i loro impatti sull’organizzazione, la visione dei responsabili dei progetti e dei CIO è stata affiancata e confrontata con quella di altri attori che hanno un impatto rilevante su queste iniziative tra i quali, in particolare, i responsabili delle Direzioni Risorse Umane e Marketing e Commerciale. Sono stati coinvolti, attraverso survey ed interviste, oltre 300 executive.
Da anni parliamo di Società della Conoscenza e in questo video, tratto dall’evento Nati Digitali di Nova Multimedia, David (il nostro “Piero Angela futurologo”) lancia alcuni spunti noti agli addetti ai lavori ma ancora troppo poco ai più.
Ormai il punto cruciale non è prendere atto della crescita della Società della Conoscenza, processo inarrestabile, ma identificare il prima possibile in che termini, tempistiche, modalità potremo sempre più massicciamente parlare anche di una Economia della Conoscenza.
La mutazione tecnologica iniziata negli anni ’90, diventa culturale nella prima decade del 2000 e probabilmene tra il 2010 e il 2020 maturerà anche l’Economia della Conoscenza. Ma che sia chiaro stiamo parlando di una mutazione, di un cambiamento profondo delle persone, del loro modo di gestire quotidianamente informazioni. Una mautazione cognitiva, sociale, valoriale, culturale. Trovo molto interessante a proposito l’intervento di Baricco a Venice Sessions.
La Economia della Conoscenza non emerge solo dalla innovazione tecnologica. La tecnologia è l’innesco di un sistema complesso, è necessaria ma non sufficiente e dopo anni di 2.0 dovrebbe essere chiaro. Finchè il modello di business è sviluppare una startup per farsi poi comprare da google o altri non possiamo parlare di una Economia della Conoscenza.
Prima deve maturare la Società della Conoscenza e poi progressivamente anche l’Economia della Conoscenza in quanto concatenazione di cambiamenti profondi e sociali, sarà come avere tanti piccoli Gutenberg non a distanza di secoli ma di anni! Questo vale tanto per gli imprenditori che per i ricercatori.
L’Economia della Conoscenza si basa su una mutazione profonda della società innescata principalmente da internet che cambia i singoli nella loro routine di personal knowledge management, nel loro modo di costruire una identità, nel loro modo di socializzare, di percepire spazio e tempo, reale e virtuale, naturale e artificiale, mentale e digitale. Come muta lo scambio in tutto ciò? Si è spesso parlato di economia del dono, basta? Non credo.
Mutano i rapporti di potere intorno alla conoscenza, cambiano le abitudini, i desideri, i bisogni, i comportamenti su cui costruire nuove forme di business e comunicazione. Ne parlavo proprio di recente allo IULM in una serie di conferenze organizzate da Maurizio.
Anche David non può non citare il MIT che è sempre 10-15 anni avanti al resto delle università mondiali sulla transdisciplinarietà della ricerca e le logiche open, base della mutazione del valore della conoscenza come bene diffuso.
Come e quando cambieranno le università e la ricerca sotto l’impatto di internet? Qui a Sci.bzaar.net avevamo cercato di individuare alcuni scenari possibili in modo propositivo. Essendo le università le istituzioni più importanti di gestione, produzione, valorizzazione della conoscenza il loro cambiamento interno, nella comunicazione esterna, nelle HR, nella forme di business della formazione e ricerca sono un passaggio fondamentale anche per la società e l’economia.
E’ ora di fare una mappa delle mutazioni importanti per orientarsi ed intercettare il cambiamento in tempo.
In fine, che ruolo avrà la crisi economica su questi scenari? Ostacolo o opportunità?
Queste nuove interfacce rendendo sempre più facile diffuso, leggero, trasparente e potente il rappresentare ciò che abbiamo nella nostra mente su di un supporto che lo trasforma in oggetti, manipolabili, comunicabili e condivisibili nel mondo. Non è nulla di nuovo nella storia degli artefatti cognitivi (pittura, scrittura, stampa, ecc.) solo che la distanza tra idee, desideri, progetti, sogni, ecc. e mondo materiale si restringe. Un processo in evoluzione, antico almeno quanto le prime forme di linguaggio umano, subisce una accelerazione che costringe a fare i conti per esempio con la non neutralità sociale, culturale ed emotiva della interazione.
Credo che l’interaction design dovrà fare progressivamente sempre più i conti con la psicologia (non solo con l’ergonomia cognitiva) e vice versa.
La transdisciplinarietà, anche in questo caso, è fondamento di un cambiamento che costringe non solo a conoscere di più ma a cambiare come persone. Questa mutazione è lo spirito del nostro tempo, tempo di ibridazioni.
Ok, ok …. ultimamente ho pubblicato troppi video del TED, proprio per questo non volevo aggiungere anche questo ma continuo a guardarlo, ne parlo ad altri che poi lo pubblicano nei loro blog …. insomma, devo postarlo.
Andrea Benassi, sempre capace di essere stimolante, ha pubblicato questo video con sottotitoli in italiano sul buon vecchio Idearium.
Lo speaker è Sir Ken Robinson, ottima espressione di quella rara capacità di singoli o gruppi di “essere” ciò che propongono agli altri!
Prima di tutto è un intervento divertentissimo con ritmi di una comicità tutta inglese.
Il suo intervento è sulla importanza della creatività in una scuola globale, di stampo ottocentesco, che forse non è più in grado di preparare le nuove generazioni ad un futuro che cambia troppo velocemente per essere incasellato in stretti modelli da era industriale.
Sir Robinson, esperto di creatività e innovazione nell’educazione scolastica, parla di temi importanti per tutti noi in questi tempi:
la difficoltà di fare previsioni
la straordinaria importanza della creatività per affrontare il nuovo e l’imprevisto
la capacità dei bambini di essere aperti all’innovazione
l’importanza di tollerare un margine d’errore per innovare
come, sempre più, la ricchezza e completezza della persona sia necessaria al suo essere professionista
la scuola e la società hanno parametri e valori troppo angusti per far emergere talenti
l’inflazione e svalorizzazione della laurea
ripensare il concetto di intelligenza: variegata, transdisciplinare
una ecologia delle capacità umane
Per concludere, anche in questo interessante intervento emerge l’importanza della transdisciplinarietà come la principale strategia per formarci, prepararci e interpretare la tipologia di cambiamenti in atto, così Robinson parla della creatività: LA CREATIVITA’ E’ IL PROCESSO IN GRADO DI PRODURRE IDEE ORIGINALI CHE HANNO UN VALORE, IL QUALE, IL PIU’ DELLE VOLTE, PASSA ATTRAVERSO L’INTERAZIONE DI DIVERSI APPROCCI DISCIPLINARI.
Link: Sito e blog di Robinson sul suo libro The Element
Il Vaticano ha da poco aperto un canale su YouTube. Trovate qui (non concedo l’incorporamento del video introduttivo, vanno per gradi, si capisce).
L’istituzione “tradizionale” per eccellenza addatta i suoi contenuti, come già fece con i media di massa tradizionali, alle logiche della rete.
Emanuele Severino scrisse nel 1998, nel libro”Il destino della tecnica“, che l’adattamento della Chiesa alle logiche e regole comunicative dei grandi media è una vittoria della tecnica sui contenuti, i quali non sono più il riferimento primo per modellare la comunicazione. Per un soggetto di questa natura: la forma, logica e senso dei contenuti sono importantissimi e il fatto di dover magari adattare certi stili alle necessità di una maggiore “potenza” comunicativa non è una questione secondaria.
Come Umberto Galimberti argomenta in “Psiche e Technè” non si può pensare alla evoluzione e destino dell’uomo senza fare i conti con il ruolo della tecnica.
Buone fette della cultura, della scuola e delle aziende italiane funzionano ancora con modelli e schemi ottocenteschi, con dicotomie tra umanistico e tecnico-scientifico, tra naturale e artificiale, per citarne solo alcune ma sono molte di più.
L’innovazione non è riducibile soltanto all’adozione di nuove tecnologie ma della consapevolezza di una quadro più generale che porta alla co-evoluzione dell’interazione uomo-macchina. Sistemi complessi con relative prassi e logiche, ibridazioni di competenze, cambiamenti nei modelli di collaborazione, comunicazione, formazione, incentivazione, gestione e produzione di conoscenza, scale di valori, ecc..
Al crescere della velocità dei cambiamenti, della loro ampiezza e complessità, provare ad avere delle ipotesi per interpretare la rotta del Mondo e dell’Uomo non sono più un lusso ma una necessità anche per chi ama tanto stare nel suo piccolo e verticale mondo.