Social Usability checklist

The design of social apps and social networks requires methodologies that integrate skills regarding IxD and the users, seen as a psychological and social system. Today, after three years since the first version of Motivational Design and summaries, we propose an

operational and user-friendly tool to help analyze and design according to the criteria of Social Usability.

Davide and I call the Social Usability as an attribute of quality that defines how easy it is to make social interactions within a specific human-machine-human interface.

In simple words is not enough to make a communication channel to trigger participation, Social Usability is the set of basic design factors that make a digital environment potentialy social and collaborative.

Sociability is a precondition of cooperation, even in professional contexts then the Social Usability applies to community and corporate intranets that have problems of participation and collaboration.

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Why a checklist?

  1. can also be used by no-experts;
  2. tool among several used by designers to analyze and design complex systems;
  3. can be used to test users;
  4. very useful for analyzing the status of a network and bring out the causes of problems and potential.

We’ll wait for your feedbacks!

Here and clicking on the picture you can download the pdf with the checklist.

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Incentivi intrinseci in azienda e nei network

Che si tratti di Enterprise 2.0 o Social Network Design uno dei meccanismi motivazionali principali da comprendere oggi sono gli incentivi intrinseci.

Essere motivati a svolgere una attività per il piacere, il gusto, l’interesse di farlo è una spinta più intensa che coinvolge maggiormente le capacità della persona rispetto a forme di incentivo estrinseco. Gli incentivi estrinseci, come per esempio il denaro, rendono al meglio quando si richiede di svolgere compiti di per sé poco interessanti, poco gratificanti, ripetitivi o in “contesti” (fisici, culturali e sociali) che li rendono tali.

Ora, sotto la spinta della globalizzazione, dell’accelerazione tecnologica e scientifica il mondo aziendale sta cambiando, sempre più ruoli ripetitivi vengono delegati alle macchine, nel mentre matura la società della conoscenza con il relativo mercato che mette al centro i knowledge workers.

Forse è arrivato il momento di chiedersi in quanti ambiti aziendali la linearità di un modello taylorista, impersonale fondato su incentivi estrinseci stia diventando non solo una occasione persa ma anche un costo e uno spreco?

Si … certo, vuol dire avere a che fare con le persone e non solo con i professionisti se vogliamo progettare processi e culture aziendali fondate anche su incentivi intrinseci. Come ebbi modo di spiegare nel Report 2009 dell’Osservatorio sull’Enterprise 2.0 del Politecnico di Milano,  oggi i social network sono una grande occasione di potenziare la cultura organizzativa attraverso una sinergia tra community e gruppo aziendale.

Si … certo, vuol dire sviluppare nuove capacità di leadership per gestire gruppi e persone secondo motivazioni intrinseche, mettersi più in gioco oltre la logica del bastone e della carota. Passare da una logica deterministica e manipolatrice a quella degli inneschi, dei segnali deboli, dell’intelligenza emotiva, del tempismo, del fluire, dell’auto-organizzazione dei sistemi complessi.

Non dimentichiamo che in psicologia é noto da tempo che un incentivo estrinseco può annichilire la motivazione intrinseca nello svolgere una attività, quindi non solo l’incentivo estrinseco è meno adatto per determinate attività e contesti ma ha un effetto di dissociazione delle motivazioni intrinseche da un compito o comportamento. Quindi, incentivi estrinseci possono rendere un compito meno interessante di quello che poteva essere di per sé! Non c’è un sommarsi tra intrinseco ed estrinseco ma un eludersi.

Non mi credete?

Allora, vi consiglio di seguire l’interessantissimo speech di Daniel Pink di al TED sulle motivazioni intrinseche:

http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf

Le motivazioni intrinseche sono il carburante delle dinamiche bottom-up che ritroviamo nei social network. Da anni il web 2.0 sta fungendo da avanguardia, da laboratorio, da selezione naturale di tecnologie, strategie, prassi che poi finisco in azienda, appunto l’enterprise 2.0 (a rigurado suggerisco questo post di Emanuele Quintarelli col quale condividiamo molti punti di vista sulle motivazioni intrinseche).

Su Motivational Design io e Davide abbiamo dedicato una parte agli incentivi intrinseci in quanto nel web gli utenti sono liberi di scegliere ed usare i network e nel mondo aziendale le intranet, le community e network interni hanno ormai consumato tutte le “cartucce” dell’incentivazione estrinseca, dell’animazione e permangono i problemi di partecipazione, collaborazione e produzione di contenuti.

Quindi, come suggeriva Schwartz : “get smarter incentives!”

Etica e pragmatica dell’agire (Incentivi intrinseci e Design Thinking)

Forse parole come virtù e saggezza, per quanto importantissime, sono troppo vaghe e suscitano in qualcuno il pensiero di un fragile moralismo, in un contesto postmoderno come quello in cui ci troviamo ancora. Quello che mi ha colpito dello speech di Schwartz non è tanto il suo richiamo a “fare la cosa giusta” ma il suo tentativo di mostrare come l’etica possa essere la componente di un comunicare e agire pragmatico, in quanto espressione della specificità delle relazioni e gruppi umani. Che sia chiaro, lui non l’ha detto esplicitamente in questa maniera (come molte delle mie riflessioni che seguiranno) sono mie intepretazioni del suo discorso, d’altro canto a cosa serve commentare un video, no?

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Nella prima parte dell’intervento parlando appunto di virtù e saggezza (se guardate la data, erano in piena crisi finanziaria durante quel TED) Schwartz elenca le abilità principali che persone e professionisti dovrebbero avere per lavorare e relazionarsi con capacità. Mi sembra di aver intravisto dalle sue parole queste:

  • una autonomia di competenze e personalità sufficienti per assumersi delle responsabilità;
  • non aver paura di provare, esplorare e sbagliare;
  • tra le varie intelligenze, è auspicabile che ci sia sempre una buona intelligenza emotiva.

Chiude la prima parte parlando del ruolo di regole e modelli i quali, dinanzi a contesti e sistemi complessi (la quotidianità?), devono essere sufficientemente aperti ed elastici per adattarsi all’imprevisto. Sappiamo come viviamo in tempi ad alto tasso di imprevedibilità crescente.

Nella seconda parte parla di incentivi.

Dov’è il limite in cui buone regole, un buon modello e sistema di incentivi estrinseci non riesco a migliorare persone, comportamenti e gruppi?

A mio parere, non a caso, Schwartz parla infatti di incentivi intrinseci, la tipologia di incentivo preferibile per indurre scelte e comportamenti.
Ovviamente bisogna progettare gli incentivi giusti in base a tanti fattori come per esempio la scala valoriale o le abitudini di una certa comunità (sono fattori progettuali non generalizzabili).
Da tempo in Mo.De. trattiamo questa importante differenza tra intrinseco ed estrinseco …. quindi cosa aggiungere se non, come dice Schwartz, “get smarter incentives!”.

Lui propone due strategie per aiutare le persone a fare proprie certe prassi:

  1. dando visibilità ai comportamenti esemplari;
  2. dando visibilità ai più bravi ed esperti in questi comportamenti target.

Sono venute in mente solo a me alcune note strategie per incentivare alcuni comportamenti degli utenti in un social network?

Why? Because is the right thing to do” …. generalmente noi italiani chiamiamo queste frasi “americanate” o comunque slogan capaci di toccare il cuore solo in una cultura con radici puritane, ma riprendo a questo punto, in forma interrogativa, il concetto accennato ad inizio post: non è forse riduttivo pensare che l’etica sia solo moralismo? L’etica è solo un prodotto culturale? L’etica non è anche a suo modo prodotto di selezione naturale dei gruppi umani come animali sociali?

Ovviamente dire etica (e sto usando la “e” minuscola) è troppo vago …. vero. Quale etica? Ve ne sono diverse e con diverse interpretazioni. Ma principi e valori come il conoscere se stessi, la compassione sono opzioni di un supermarket  della morale con le sue mode?

Si, lo so, suonano come domande antiche, forse lontane ma le trovo oggi molto attuali.

Non ho le risposte ma mi sembrano domande da porsi perché forse può risultare inutile in tanti ambiti inseguire e proporrre la strategia, la metodologia, la tecnologia migliore quando a monte manca la “saggezza” e l’idea che migliorare umanamente e professionalmente non sia una opzione.

Molti ribattono che non sia interessante soffermarsi sull’etica, anche scevra da moralismi, in quanto non modifica la capacità di produrre per esempio denaro e lavoro. Oggi siamo nell’era della tecnica e la volontà di potenza è spesso reinterpretata nella pragmatica forma del “funzionare”, quindi che ce ne facciamo dell’etica? Ma vediamo in piccoli contesti relazionali, professionali, di consumo sino ai più ampi politici e climatici che quanto meno, se non si vuole definirsi etici, bisogna ogni tanto considerare la propria scala valoriale un fattore passibile di cambiamenti.

Credo sia facile condividere che il ruolo quotidiano dell’etica (gli inevitabili pre-giudizi, le scelte, le convinzioni, ecc.) è oggi riattualizzato dalla crisi economica, dalla crisi ecologica, dalla sovrapopolazione, dall’accelerazione tecno-scientifica, dalla globalizzazione, dalla sfida della complessità e della società della conoscenza. In questo mondo sempre più piccolo, veloce e a rete ogni scelta e comportamento che mettiamo in atto ha una conseguenza sempre più vasta e con amplificazione dei feedback, delle conseguenze (è più facile sentirsi “sulla stessa barca”). Per questo credo che l’etica non sia più avvertita da molti come un lontano e astratto insieme di regole e tabù ma un fattore immerso nella logica del “funzionare”.

Per fortuna non sono solo i problemi a far riscoprire l’anima pragmatica dell’etica ma anche le possibilità. Internet, il primo media che permette di avere una massa come somma di individui attivi, sta creando tante nuove opportunità in un movimento di piccoli gruppi di intellettuali, scienziati, ricercatori, designer come per esempio il design thinking o il TED stesso o in Italia l’evento Frontiers of Interaction, ecc., ecc..

“Why? Because is the right thing to do” …. e funziona!

L’Usabilità Sociale al World Usability Day a Milano

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Io e Davide abbiamo parlato della Usabilità Sociale di Mo.De. al World Usability Day di Milano, parte di un evento svoltosi contemporaneamente anche in tante altre nazioni.

C’era anche Leandro che ha fatto come sempre uno intervento ricco di stimoli, intuizioni e visioni molto utili. Qui le sue slide.

Alla fine dell’evento abbiamo fatto una tavola rotonda riflettendo sul design centrato sull’utente e le possibili relazioni tra usabilità e sostenibilità. Si è parlato molto della necessità di competenze e team transdisciplinari, di ibridi.

Non è colpa mia ….. mi sono venuti dietro 😉

Le Motivazioni Relazionali di Mo.De. all’UxCamp di Firenze

Io e Davide siamo stati questo sabato all’UxCamp di Firenze.

Come spesso succede l’evento non era un vero e proprio BarCamp ma abbiamo apprezzato lo sforzo organizzativo. E’ stato un bel momento di incontro e scambio con amici vecchi e nuovi esperti di Ux.

Abbiamo presentato un tema di Mo.De. più in verticale, quindi con qualche esempio in più e cercando di farlo in modo più interattivo con chi seguiva il nostro intervento. I feedback sono stati molto positivi e gratificanti. Grazie a chi ci ha fatto sentire ancora sulla strada giusta 🙂

Qui di seguito troverete la versione in italiano che abbiamo usato sabato e sotto quella inglese.

[Images by Googlisti]

Un esempio di Design dell’Esperienza

Come trasformare una quotidiana interazione con oggetti, luoghi, ditiali o materiali in qualcosa di diverso?

Come indurre comportamenti diversi negli utenti attraverso la loro esperienza, interazione, immersione?

Come farle collaborare o farle interagire o migliorarne certe abitudini o …?

Di questo si occupa la User Experience Design.

Nel video viene usato il fattore ludico per far fare moto alle persone. Progetto Volkswagen con la DDB.

[by autoblog]