Singularity Drink-Link

Martedì sera si è svolto il Singularity Drink-Link.

David Orban ha introdotto il tema della Singolarità Tecnologica e soprattutto riportato informazioni e impressioni varie raccolte al Singularity Summit 2007 cui ha assistito a San Francisco. David è stato brillante come sempre anche se un pò limitato dai tempi stretti.

Nella seconda parte è iniziato un dibattito fatto di opinioni differenti (per esempio, io ho una interpretazione più debole della Singolarità rispetto a David che è invece filo Kurzweil) e di suggestioni per cercare di immaginare possibili scenari.

Nell’ultima parte abbiamo ragionato su quali potrebbero essere i primi segnali della Singolarità e come riconoscerla. Io ho l’impressione che possa essere individuata, non credo molto alle “super A.I. emergenti”. Per quanto rivoluzionaria la vedo come l’accelerazione di un movimento più ampio. Ma forse non c’è stato il tempo, in questo primo incontro, per confrontare le rispettive idee di Singolarità Tecnologica.

Qui il post di Idearium sulla serata.

Qui il testo in italiano che introduce al meglio il tema.

Elementi teorici per la progettazione dei Social Network

Chi mi conosce sa che da anni ho il pallino dei social network e finalmente dopo mesi di stanche serate passate a discutere e scrivere con il brillante Davide Casali pubblichiamo un documento riguardo questo tema: “Elementi teorici per la progettazione dei Social Network“.

Come il titolo lascia intendere non vuol essere l’analisi di specifici network presenti in rete, ne un manuale di progettazione ma una raccolta delle conoscenze teoriche generali necessarie allo sviluppo e analisi dei social network.

Il documento è scaricabile sotto licenza CC by-at 3.0 da qui (versione 1.0, 356KB).

Abbiamo inoltre deciso di propendere per una strada orientata all’open source e alla collaborazione. Per questo motivo, da adesso in poi il documento è presente qui sul Wiki di Bzaar.

Se aprite, noterete la presenza di altre parti già abbozzate non presenti nel documento 1.0. Il motivo è che ci sarebbe ancora molto da dire, ma preferiamo discuterne in modo aperto. In questo modo se la nostra iniziativa avrà successo realizzeremo delle release successive del documento, in modo analogo alle versioni stabili dei vari progetti open source (i.e. 1.1, 1.2, …).

Quindi, il documento è disponibile:

Crediamo nell’importanza di migliorare e diffondere il networking come prezioso strumento di gestione, produzione di conoscenze, contatti e nuove opportunità. Per questo speriamo di alimentare una costruttiva riflessione con questo documento, il wiki e quello che potrà emergere.

Google Lunar X PRIZE – Neomecenatismo

Google continua a stupire e dimostra di essere sempre un passo avanti. Non si tratta soltanto di innovare e di competere in modo vincente in importanti e difficili fette di mercato. In certi casi si può dire che Google “crea” dei nuovi mercati! Google Lunar X Prize quale miglior modo di coniugare innovazione tecnica e scientifica con un neomecenatismo che diventa una delle scelte di marketing sempre più vinventi e importanti in un mondo che sta cambiando ad una velocità sorprendente. Inutile inseguire i mercati e l’innovazione, Google insegna come bisogna saper investire per creare nuove realtà in cui essere leader.

Qui di seguito il James Cameron (di cui aspettiamo presto il film AVATAR) che presenta il progetto Google Lunar X Prize.

Radical evolution

 

Scrive Kevin Kelly di questo libro: “It isn’t often an author gets to herald the biggest news in the last 10,000 years. But you’ll get the full, uncensored, mind-blowing report here in this entertaining and surprisingly deep book. Meet soldiers who don’t sleep, animals controlled with joy sticks, computers controlled by merely thinking, the blind driving cars, and parents designing their kids — and that is just what is happening right now. Veteran scout Joel Garreau prepares ordinary readers for the ultimate question of this century: Who do you think we should be?“.

Ho già avuto modo di trattare il tema della Singolarità in questo mio precedente post, ma lo stimolante testo di Joel Garreau merita una riflessione. In una delle prime pagine Garreau fa notare come per secoli la tecnologia è stata sviluppata e adoperata soprattutto per far fronte a pericoli e sfide che venivano da “fuori”, dall’ambiente circostante, oggi c’è un cambio di rotta e le GRIN (Genetica, Robotica, Informatica e Nanotecnologia) punta verso l’interno: “… queste tecnologie hanno iniziato a fondersi con la nostra mente, i nostri ricordi, il nostro metabolismo, la nostra personalità, la nostra progenie e forse anche la nostra anima“.

Si fa sempre più concreta la necessità di riflettere sui futuri scenari in cui l’evoluzione tecnica-scientifica (dopo quella biologica e tecnica-culturale) innescerà un mutamento esponenziale, una Curva che stravolgerà ciò che oggi definiamo umano. Sembra fantascienza, lo so e onestamente io cerco di pormi sempre in una posizione critica, cauta e simpatizzo più per una interpretazione “debole” della Singolarità, ma di fatto siamo ad una fase di svolta che nei prossimi 50 anni ci costringerà a profonde trasformazioni.

Garreau, giornalista e redattore del Washington Post, intervista ricercatori che stanno plasmando il nostro futuro, organizzando le visioni raccolte in tre scenari: Paradiso, Inferno, Vittoria. Come potete immaginare i primi due scenari sono i più estremi in positivo e in negativo, mentre il terzo cerca di essere un compromesso più equilibrato, rappresentato soprattutto dalla intervista con Jaron Lanier (genio, tra i padri della realtà virtuale) capace di mantenere un equilibrio tra ciò che oggi sappiamo e la complessità, imprevedibilità del divenire, ma non solo, il fascino del pensiero di Lanier è la capacità di mettere al centro l’uomo e le sue necessità relazioni.

Gli autori intervistati sono numerosi, c’è ovviamente il solito Kurzweil che in questo libro conferma la mia ipotesi secondo la quale, come tanti geek e singolaristi, sotto l’eccessivo entusiasmo nascondo spesso un inconsapevole immaginario simil gnostico; tema attualmente significativo nell’inconscio colletivo della societa occidentale (pensiamo ai successi di Matrix e Il Codice Da Vinci) che merita a mio parere di essere analizzaro, fatto emergere e non solo “agito” irrazionalmente, visto la capacità trasformativa delle ricerche scientifiche, tecnologie che speriamo siano gestite da persone il più possibile consapevoli di quello che stanno facendo e non guidati da un forte quanto poco chiaro desiderio trascendente.

E’ difficile trovare raccolte in un unico testo interviste e citazioni di così tanti esperti, di diverse discipline, utile per farsi un quadro generale. Nell’insieme dei contributi, hanno un certo rilievo gli incontri con alcuni ricercatori del DARPA (agenzia di ricerca del Dip. della Difesa USA dove si portano avanti le ricerche più estreme e potenzialemente trasformative sull’interazione uomo-macchina, “l’integrazione” uomo-macchina e il potenziamento umano) che ci mostrano come sia sempre più sottile la distanza tra scienza e fantascienza negli anni a venire.

Per questo ritengo molto importante che la gente comune si mantenga informata sugli sviluppi della scienza e della tecnica perché i referendum e i dibattiti sulla genetica, sull’energia, ecc. sono solo all’inizio e saranno scelte che condizioneranno sempre più la nostra vita. Per questo è fondamentale che si usino tutti gli strumenti e le risorse perchè la scienza sappia comunicare nel modo più efficace e diffuso i propri sviluppi, sfruttando magari le potenzialità della rete, il networking (da alcuni anni sto lavorando in questa direzione sviluppando network scientifici su cui spero presto di fare dei post).

Kurzweil rimane esagerato e una buona fetta delle su previsioni sono da raddoppiare come tempistiche (se mai si realizzaranno in quella maniera) ma non mancano possibili sviluppi e novità proposte in tutto il libro che possono arrivare anche prima del previsto! La maggior parte dei temi principali dell’innovazione scientifica e tecnologia sono toccati. Mi colpisce in particolare la genetica (speriamo che tra 15 anni la cura di molte malattie come il cancro subiscano l’accelerazione prevista), l’integrazione uomo-macchina (seguo con interesse lo sviluppo delle interfacce neurali), l’impatto del virtuale sul mentale (la diffusione degli assistenti virtuali e dell’immersione) e le dimaniche sociali e relazionali a “sciame” (swarming) prodotte dalla rete e della futura ICT.

Un’ulteriore merito di questo testo è di mostrare anche le motivazioni biografiche, i desideri, le paure che plasmano le idee e le ricerche di alcuni esperti significativi. Non è secondario in quanto non credo che si possa ridurre lo sviluppo tecnologico ad un movimento autonomo ma lo interpreto maggiormente (come Lanier e altri autori) una co-costruzione dove l’uomo ha un ruolo centrale. Fare i conti con i miti e i desideri che ci guidano in questa fase di trasformazione può fare la differenza ed evitare di sottovalutare pericoli e di agire in preda a deliri d’onnipotenza. Spero si riesca a trovare un equilibrio perché altrimenti è possibile che si allunghi l’ombra dello scenario Inferno proposto da Bill Joy che un giono sulla nota rivista Wired scrisse questo famoso articolo: “Why the future doesn’t need us“.

Non bisogna però nemmeno rifugiarsi in visioni e dicotomie che hanno fatto il loro tempo, bisogna accettare la sfida per cercare di cavalcare l’onda che non va presa troppo presto altrimenti ne saremo schiacciati ma nemmeno troppo tardi altrimenti la perderemo.

Per concludere, che non guasta mai, a fine testo è presente un valido elenco di testi e links come letture consigliate che rendono questo libro ancora più valido.

Progettare tra mentale e virtuale – Frontiers 2007

https://s3.amazonaws.com:443/slideshare/ssplayer.swf?id=72076&doc=progettare-tra-mentale-e-virtuale3261

 

Nel mio intervento a Frontiers of Interaction III ho cercato di proporre una veloce e generale riflessione sulla recente diffusione del virtuale come parte di un processo più ampio di “emersione” della nostra mente, messo in atto dagli artefatti cognitivi.

Partendo dal presupposto che da secoli gli artefatti cognitivi estendono, memorizzano, diffondono e potenziano la possibilità dei contenuti mentali (conoscenze, idee, fantasie, desideri, intezioni, ecc.) di agire sul mondo e di influenzare più persone, oggi, con i recenti sviluppi della ICT, questo processo ha raggiunto livelli tali che permettono una prima possibilità di diffusione del virtuale in varie forme.

La distanza tra la nascita di un pensiero, la possibilità di trasformarlo in un contenuto rielaborabile, comunicabile e condivisibile, fuori e oltre noi, è sempre più facile, efficace, vario e potente. E’ in atto un processo di progressiva dilazione del canale di emersione e influenza del mentale sul mondo. Il quotidiano esercizio di trasformazione di un nostro contenuto mentale su di un “supporto” per memorizzarlo, comunicarlo, condividerlo, rielaborarlo e la visione di crescenti contenuti generati da altri utenti, mette in atto un processo di naturalizzazione di questa tecnologia, rendendola “trasparente” nella sua vincolante materialità. In modo, più o meno consapevole, ogni anno che passa siamo sempre più immersi, interessati, vincolati alle nostre idee e fantasie che viaggiano, si difondono, si moltiplicano e ci influenzano sempre di più, come mai nella storia dell’uomo.

Questa evoluzione tecnologica, culturale e psicologica accellera ulteriormente un progressivo movimento (già in atto da molto tempo) di destrutturazione di un mondo passato, lento, vincolato alla materialità, che non riesce a tenere il passo. Si potrebbe dire che la materialità tecnologica (nel senso di hardware) che ha permesso questo salto “esiste” solo quando manca, mentre invece ”scompare”, diventa “trasparente”, quando c’è; l’hardware diventa il vincolante presupposto da cui emergere ma al quale non ci si può più ridurre (vedi il concetto di emergenza).

A mio parere, per capire la recente diffusione del virtuale è importante inserirla come parte di questo salto tecnologico e di Cultura di Interazione. La tecnologia e soprattutto un crescente numero di utenti sono oggi in grado di ricollocare la “materialità perduta”, le riduzioni dello spazio e del tempo, in un nuovo “luogo”, che si aggiungerà alle “pagine” del Web e alle “cose” del mondo, ampliandole. Solo adesso siamo tecnologiamente e culturalmente in grado di aggiungere il virtuale a quel costante processo di estensione e diffusione della mente.

Collocare il virtuale in questa lunga e complessa mediazione tra mente e mondo, messa in atto dagli artefatti cognitivi, ci può aiutare a capire come “l’immedesimazione” sommata alla “immersione” (intesi come processi fondanti la virtualità) portino in superfice parti più profonde della mente creando la necessità di passare ad un altro livello che è quello dell’emersione della Psiche. Infatti, il processo psichico di immedesimazione (identificazione cognitiva ed emotiva con un personaggio e/o alter ego) sommato a quello di immersione (esperienza percettiva, cognitiva ed emotiva di essere “gettati in un mondo” altro) può creare una leggera alterazione di coscienza (di varia tipologia e grado) che apre un canale tra l’esperienza nel mondo virtuale e il nostro inconscio.

Capite che, a questo punto, progettare una esperienza immersiva diventa qualcosa di molto complesso e si aprono nuovi scenari sulla diffusione e l’uso che si può fare del virtuale. Un esempio, può essere ragionare sullo stato dell’arte della progettazione in Second Life non dimenticandosi comunque che c’è stato un virtuale prima e ci sarà un virtuale dopo Second Life.

A mio parere, negli anni futuri, gli scenari di diffusione del virtuale oscilleranno tra un uso estrinseco, come applicazione, come interfaccia grafica (più adatta per certi contesti e fini) rispetto alle solite metafore delle pagine e delle cartelle, oppure come assistenti virtuali , e un uso intrinseco, per il gusto dell’immersione stessa intesa come “esperienza”.

In particolare credo che la progettazione delle immersioni possa diventare nei prossimi anni molto importante nel mondo della comunicazione (pensiamo alla società della conoscenza in cui gli utenti, clienti, pazienti, studenti, cittadini, saranno sempre più attivi e vicini alla conoscenza, alle istituzioni e alle aziende grazie alla rete), del marketing (si parla già di marketing esperienziale), dell’intrattenimento (dove i videogiochi saranno l’avanguardia che condizionerà e ibriderà tutti gli altri prodotti come Cinema e TV), della ditattica, della riabilitazione e per creazione di prodotti e servizzi che non riusciamo ancora da immaginare.

Frontiers of Interaction III

Il 28 Giugno all’Univ. Bicocca di Milano si svolerà la terza edizione di Frontiers of Interaction.

L’evento centrale di Idearium diventa ogni anno più importante.

La rete e si interfaccia in modo sempre più stretto e diffuso con gli oggetti, trasformando la nostra vita quotidiana. La crescente diffusione e naturalizzazione dei mondi 3D apre nuovi scenari di interazione e immersione.

Consiglio a chiunque sia interessato a cavalcare la rivoluzione in atto di non mancare a FRONTIERS III.

Bruce Sterling – Knowledge Management Diffuso

Che bello leggere Bruce Sterling!

Sterling è uno dei pochi visionari in grado di esserlo in modo estremo ma allo stesso tempo convincente e coinvolgente. Nasce come scrittore di fantascienza e ad un certo punto del libro descrive così la complessità del suo principale mestiere: “La fantascienza non s’incentra sulla libertà di immagianzione, ma su una libera immaginazione serrata e stridente entro quella morsa che alcuni chiamano vita reale”. 

In questo testo Sterling veste i panni del futurologo e, valorizzando la figura dei designer, ci parla di un nuovo modo di progettare oggetti sempre più intrisi di informazioni, conoscenze e della vastissima, automatica, continua e diffusa possibilità di gestirle e produrle. Questi oggetti chiamati SPIME sono la convergenza della società della conoscenza e delle necessità di sostenibilità, dice Sterling: “Gli SPIME sono l’informazione fusa con la sostenibilità“.

Non troverete precise dimostrazioni corrobororate da cifre e statistiche, nemmeno pratiche indicazioni per come diventare il designer o l’imprenditore di domani ma intuizioni e suggestioni che fecondano e plasmano le idee del futuro prossimo.

La produzione, l’esplicitazione, la memorizzazione e la costante elaborazione di tantissime informazioni, finiscono per dare una “identità“agli oggetti a cui sono legate e da cui scaturiscono. Questo mondo ed economia di SPIME produce una rete di oggetti che è Knowledge Management Diffuso elevato alla potenza.

Per Sterling diverrà sempre più importante il rappresentate digitale 3D degli oggetti, il “modello” che li anima e li trascende permettedo di superare i limiti della materialità, dello spazio, del tempo. Questo mondo di infomazioni e conoscenze diffusse in una rete digitale e di oggetti, questa ibridazione tra materiale e digitale, darà alla società futura la possibilità di adottare strategie di “prototipazione rapida” che secondo un diffusa prassi di continue e veloci simulazioni ed errori dovrebbe accellerarne la capacità di far fronte agli imprevisti. Come scrivevo anche prima sono suggestioni, intuzioni e vanno appunto prese per quelle che sono nella loro capacità di innescare nuove idee, inutile cercare di dare una soluzione a tutti i punti rimasti oscuri e aperti, non è questa la funzione da chiedere ad un intuitivo come Sterling.

Godetevi in fine, qui di seguito, il divertente e interessante intervento di Sterling in uno dei vari TechTalks di Google dove oltre che parlare del suo testo (con il supporto di Scott Klinker) accenna ad un tema a me caro, cioè parte dell’immaginario che sottende lo sviluppo di innovazione tecnologica e scientifica.

http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=-3857739359956666768&hl=it

Pervasivi artefatti cognitivi

Come già scrivevo in questo post, si sta progressivamente realizzando il previsto scenario di una crescente significatività cognitiva, impatto emotivo e interrelazione dei prodotti ICT.

Molto interessante questo video della Intel che ci aiuta ad immaginare la nostra vita quotidiana, nei prossimi anni, pervasa di KMT (Knowledge Management Technologies).

Quando dico che, per esempio, i navigatori satellitari hanno una maggiore capacità di essere significativi dal punto di vista cognitivo, intendo che quel piccolo mondo 3D digitale, che in tempo reale rappresenta e anticipa il nostro guidare “concreto” sulla “reale” strada, sarà sempre più importante per organizzare le nostre scelte e comportamenti al volante. Una forma di “verità ulteriore”, rispetto alla percezione dell’evento reale, in quanto capace di essere più significativa. In altre parole, questo artefatto cognitivo, che sarà sempre più sofisticato e interconnesso con la rete, avrà una crescente capacità di caricare di significati e informazioni la realtà dell’azione presente, trasformando definitivamente la nostra esperienza del guidare.

Una realtà fatta di immagini, segni, segnali, simboli, significati, conoscenze, informazioni trovano un supporto che le esalta, le potenzia facendo emergere e diffondendo il nostro mondo mentale. Sempre più l’Interaction Design sta diventando un luogo di inconto della tecnologia con la mente. Idee, conoscenze, emozioni, fantasie hanno una crescente possibilità di incontrare un supporto su cui essere memorizzate, rievocate, condivise, elaborare, diffuse.

Ultimamete sta girando molto su Youtube il video del nuovo Microsoft Surface.

Chi conosceva il lavoro di Jeff Han non rimarrà sbalordito, era solo questione di tempo e prima o poi avremmo visto quei affascinanti prototipi trasformati in prodotti. Ora è successo.

Il progressivo sviluppo e naturalizzazione delle KMT dà vita alla evoluzione di nuove “Culture di Interazione”. Non si tratta solo di maggiore funzionalità, efficacia, razionalità nella gestione e produzione di conoscenza. Cresce infatti anche la potenza di influenzare emotivamente gli utenti oltre un discorso di ergonomia nella progettazione delle interfacce grafiche. Cultura di interazione vuol dire anche immaginario collettivo, comportamenti, abitudini, scale di valori, desideri, ecc.. Sono fattori emotivi che giocano in fenomeni complessi come l’impatto sociale e culturale del Web 2.0 oppure la rilevanza della cultura di gruppo in progetti di KM nelle Organizzazioni.

Diventa sempre più rilevante, quando si sviluppa ICT e il relativo progetto di marketing sfruttare la capacità di influenzare e produrre un immaginario in cui prodotto e utente coesistono non solo in una relazione di evocazioni immaginali ma in diretta e attiva relazione di reciproca produzione. Per esempio, i mondi  3D che potenziano la realtà (per carità, non la “sostituiscono” e quindi in una logica e/e non o/o) come quelli dei navigatori, di Second Life o degli Assistenti Virtuali sono non solo “utili” ma “immersivi” e con questa parola si apre un “mondo” carico di nuove e complesse opportunità e competenze per chi progetta e vende artefatti cognitivi.

ibridazioni.com

Ibridazioni cresce.

Grazie al fondamentale supporto di Davide, lascio finalmente ibridazioni.blogspot.com per dar vita ad un mio blog anche nella forma.

Come potete vedere è ancora in fase di assestamento e nei prossimi mesi ci saranno sicuramente cambiamenti e aggiunte.

Il logo che ho creato vorrebbe esprimere un’armonia complessa, dinamica, a rete. Una circolare influenza e sovrapposizione dove prodotto e produttore si scambiano continuamente di ruolo. La sua forma, che può ricordare alcuni simboli del passato, sottolinea come sotto la superficie della nostra società scientificamente e tecnologicamente avanzata si nasconde spesso un immaginario antico che merita di essere portato alla luce.

Nel primo post che scrissi sull’altro blog spiegavo in questa maniera la scelta del termine ibridazioni:

I have chosen the word hybridizations as an expression of the quality achieved by the high transdisciplinariety that characterizes the current state of the complexity challenge.
Overcoming traditional disciplinary and conceptual dichotomies, the critical mass of knowledge, reached by scientific research, brings us closer to a jump of cultural paradigm. This process is fed by all the experts and researchers with hybrid knowledge. The mission is to improve the dialogue between disciplines that were once closed in their sectorial worlds. A Silent Revolution is growing and it’ll change our lives.

Ho scelto la parola ibridazioni come espressione della qualità raggiunta dalla alta transdisciplinarietà che caratterizza lo stato attuale della sfida della complessità. Superando tradizionali dicotomie disciplinari e concettuali, la massa critica di conoscenze, raggiunte dalla ricerca scientifica, ci avvicina ad una salto di paradigma culturale. Questo processo è alimentato da tutti gli esperti, professionisti e ricercatori ibridi nelle competenze. Uno dei principali intenti è quello di far dialogare tematiche e discipline un tempo chiuse nei loro settoriali scompartimenti stagni.

Quello che cercherò di aggiungere in questo nuovo blog saranno maggiori approfondimenti e un più stretto rapporto tra ricerca, azienda e società. Ma come per i sistemi complessi è inutile fare troppe previsioni, molto più utile cercare di essere sensibili ai segnali deboli che possono emergere e adattarsi di conseguenza.