
Quando si usa la metafora dell’accelerazione tecnologica come uno specchio per il livello di consapevolezza e saggezza dell’umanità, a volte si ha paura di scoprire “quanto sia profonda la tana del bianco coniglio” (citazione dal film Matrix).
Vi invito ad interrogarci su una questione fondamentale sulla natura umana.
Proviamo a considerare gli ultimi 80 anni circa, nei paesi sviluppati. Sappiamo che coinvolgono diverse generazioni dai baby-boomer alla generazione z. In generale hanno potuto vivere un incremento e diffusione di ricchezza, tecnologia, conoscenza scientifica, benessere sociale, possibilità di studio, di viaggiare, di conoscere, ecc.. senza precedenti. Possibilità di libertà e conoscenza inimmaginabili anche solo ai primi del ‘900. Sicuramente non è stato il paradiso in terra. Tanta violenza, ingiustizia, tutto molto imperfetto, non omogeneo in diversi territori e condizioni socio-economiche, ma il trend generale positivo è storicamente innegabile.
Bene… e se considerassimo questi 80 anni come un immenso esperimento sociale che, a grandi linee, ha permesso alla specie umana di esprimere le sue potenzialità?
Come ne viene fuori l’essere umano?
Possiamo già fare una valutazione complessiva di noi come specie, poco prima di entrare in un mondo cyberpunk nel giro di pochi decenni?
Siamo forse meno inutilmente aggressivi, tribalisti e centrati su noi stessi?
Siamo capaci maggiormente di prospettive non solo a breve termine e di politiche lungimiranti?
Siamo più consapevoli del nostro modo di funzionare psichico, che ci fa rendere conto di come interpretiamo le situazioni, sviluppiamo credenze, scelte e comportamenti oppure li agiamo il più delle volte in modo automatico, acritico, implicito, inconscio?
Siamo guidati dalla passione per la conoscenza, la bellezza, la giustizia, la compassione e la saggezza?
L’impressione, sui grandi numeri, è che come funzionamento siamo sempre i soliti cacciatori raccoglitori con il linguaggio scritto e qualche nuova tecnologia. Mossi da una architettura di sistemi motivazionali che principalmente sono ancora: la sicurezza materiale, il rafforzamento dello status sociale, il tribalismo (prosociali in-group e aggressivi out-group) e una filosofia di vita fondamentalmente edonistica (con una quota crescente di narcisismo).
Ti sembro troppo duro nel mio giudizio?
Se guardiamo all’indietro alla durissima storia dell’umanità, con l’idea che per almeno un secolo il mondo non cambierà molto dal recente presente allora si, sono troppo duro. Ma se guardiamo in avanti, a cosa ci attenderà, siamo ancora molto inconsapevoli, a tratti addormentati in automatismi sempre uguali a se stessi, dentro un contesto tecnologicamente sempre più potente. Motivati da interessi e valori basici, adatti al passato e non al futuro. Anche se fuori appariamo molto sofisticati nei nostri vestiti, modi e status symbol quello che ci muove è mediamente ancora troppo arcaico o infantile.
Kant scriveva:
“Aus so krummem Holze, als woraus der Mensch gemacht ist, kann nichts ganz Gerades gezimmert werden.”
“Da un legno storto come quello di cui è fatto l’uomo non si può fabbricare nulla di interamente diritto.”
Per secoli ci siamo illusi nella tarda modernità illuminista che: benessere materiale, diritti, libertà, conoscenza scientifica e tecnologia avrebbero finalmente fatto nascere “l’uomo nuovo”, il cittadino illuminato.
La prima e la seconda guerra mondiale avevano schiantato ogni speranza, ma che era poi risorta dalle ceneri nei decenni successivi, anche grazie alle maggiori possibilità tecnologiche e le maggiori conoscenze. Sperando di fare tesoro dell’esperienza passata. Il tutto però con un tono esistenziale nichilista post-moderno che, da un lato aveva vaccinato dalla ricaduta in ideologie per qualche decennio, ma dall’altro aveva eroso lo slancio ideale, etico ed esistenziale, fondamentale per il bisogno di senso dell’essere umano.
Nota:[ci sono grandi fette della popolazione mondiale che non hanno culturalmente mai attraversato il corrispettivo di 500 anni di modernità e sono attualmente gettate in un presente accelerato che anche noi fatichiamo a comprendere e governare]
Non so che impressione hai tu. Se vuoi scrivimelo nei commenti.
Facendo riflessioni sulla nostra specie, mi faccio aiutare ancora da suggestioni fantascientifiche. In Star Trek erano presenti razze molto varie, provenienti da diversi pianeti. Tutte avevano tecnologie per noi oggi avanzatissime, ma ciò non era sufficiente a farli essere maggiormente saggi come specie.
Forse stiamo scoprendo che non siamo paragonabili agli umani saggi di Star Trek e tanto meno ai vulcaniani, ma forse SIAMO NOI I KLINGON!
Per chi non conoscesse questa nota saga fantascientifica: i klingon erano una razza molto violenta, guerriera nel modo più arcaico. Per intenderci non erano proprio un paradiso le loro società e pianeti.
In conclusione, l’incremento di potenza accelerata dell’IA, delle biotecnologie, dell’automazione, delle nanotecnologie, ecc.. richiedono una trasformazione psicologica, esistenziale ed etica dell’essere umano. Se questa mutazione profonda non diventa l’interesse di un crescente numero di persone, a partire da se stessi, allora forse tra qualche anno ci ritroveremo a dirci nella nostra lingua klingon:
Valqu’choHbe’chugh, Qab’a’ ghajbogh quvHa’ghach bov-Daq maDeH. PIqaDneS ‘e’ wITul, ‘ej ‘ash wo’ jajjey tlhIngan Hol / ghom pI’ tlhIngan. Chaq vaj ‘e’ neH wIjachlaH: QAPLA’!
Se non diventiamo saggi, cadremo in un’epoca di disastrosa e disonorevole autodistruzione. Speriamo di poter risorgere migliori, avendo finalmente imparato la lezione. Forse solo allora potremo gridare: CE L’ABBIAMO FATTA!