ACCETTAZIONE E RINUNCIA

ACCETTAZIONE
Spesso si confonde l’accettazione con l’arrendersi, grande errore.
In realtà è una coraggioso e onesto esame di realtà per comprendere come stiamo creando sofferenza inutile con il nostro modo di reagire ed interpretare le situazioni, aprendo a possibilità più sagge e creative.

“Perché è come se, a volte, una parte di noi temesse la consapevolezza? […] non vogliamo essere disturbati nella consumazione della nostra dipendenza […] nel momento in cui cominciamo a guardare, ci dobbiamo inevitabilmente disidentificare. Ma andare contro l’assuefazione, tipicamente provoca la sofferenza da astinenza […] tant’è vero che quando si parla di pratica si parla di qualcosa che va «contro corrente» […] se non c’è questa educazione, se manca questo rafforzamento […] succede che il potere resta in mano all’attaccamento, all’avversione e all’ignoranza […] è indispensabile la contemplazione della non accettazione e della sofferenza che essa porta con sé

Corrado Pensa

RINUNCIA
La sana rinuncia non è coercizione del desiderio ma consapevolezza e abbandono delle modalità distorte e disfunzionali di concepire e perseguire la felicità.

“Nella nostra giornata, in un’ora, o in cinque minuti della nostra esistenza, quanti «mi piace» e «non mi piace» sbocciano?”
“Il problema più profondo non è il risentimento, quanto piuttosto l’attaccamento al risentimento”
“C’è una rinuncia, un lasciare andare molto fondamentale ma difficile, che è la rinuncia all’autosvalutazione”
“Lasciar andare, rinunciare… a che cosa? A ciò che è nocivo.”
“È proprio questa facilità questo nostro essere enormemente versati alla sofferenza, che il Buddha chiamò dukkha. È molto facile, facilissimo, soffrire, raddoppiare o triplicare o quadruplicare la sofferenza, ma a questo proposito c’è una precisazione da fare […], la sensibilità che ci fa così proni al soffrire è anche la sensibilità che ci fa trasparenti al gioiere.”

Corrado Pensa

Lascia un commento