Avere occhi per vedere


Michel Bitbol propone una prospettiva che in ambito scientifico da tempo sta prendendo piede per chi sia è interessato a chiedersi cosa sia la coscienza.
Il suo impianto epistemologico ha fondamenta nella proposta epistemologica della neurofenomenologia (proposta decenni fa dal compianto Francisco Varela), ma va oltre con una sua prospettiva originale. Per diverso tempo questa dialettica tra conoscenza in terza e prima persona era relegata alla ricerca contemplativa, speculativa in filosofia della mente, nella fenomenologia e in modo diverso nella psicoterapia.
Un pò come recuperato dalla antica tradizione filosofica greca da parte di Pierre Hadot (ma presente anche in altre tradizioni che potremmo definire sapienziali) la “verità” non si mostra solo come un fenomeno percettivo e concettuale duale (osservatore-osservato) ma necessita della trasformazione dell’osservatore stesso.
Nel breve video di seguito, Bitbol propone qualcosa circoscritto ma dalla forte valenza: bisogna tenere conto dello stato di coscienza di chi studia la coscienza.
Dietro questa ipotesi che sembra una questione molto tecnica legata agli studi della coscienza può nascondersi una intera antropologia.
Hadot nel suo libro “Esercizi spirituali e filosofia antica“, riguardo all’antico modo di intendere al prassi filosofica, scriveva: «un metodo inteso a formare una nuova maniera di vivere e di vedere il mondo, come uno sforzo di trasformare l’uomo».

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