Stiamo tutti cercando di orientarci nell’accelerata coevoluzione con la tecnologia e non bastano i necessari punti di vista lavorativo, economico, sociale, etico e politico. Imprescindibili ma…
dobbiamo farci domande di fondo. Il salto è troppo radicale.
Un esempio?
Noi non siamo “solo” esseri viventi NELLA scatola spazio temporale universo, ma diverse forme della vita DELL’universo che ora sta esternalizzando agenti cognitivi potenti ma non viventi.
Come possiamo pensare di comprendere l’accelerazione dell’IA, in quanto artefatto cognitivo, se non ci addentriamo in modo più profondo nel fenomeno vivente, nella cognizione, nella psiche, nella coscienza da cui scaturisce?
Provando a comprendere un pò di più non solo il funzionamento ma il SENSO della vita “dell’universo” in cui quella umana e nostra individuale è inserita.
Sono domande limite da approcciare con saggezza.
Che ruolo gioca la coevoluzione con artefatti cognitivi in queste traiettorie senzienti naturali inedite?
Qual’è il rapporto tra entropia e neghentropia?
Cosa vuol dire essere un sistema super complesso autopoietico detto vita, che allo stesso tempo è un processo intrinsecamente cognitivo?
Se non abitiamo un po’ di più queste parziali conoscenze e domande, sarà dura avere una visione adeguata dell’umano futuro e della società. Rischiamo di usare prospettive, concetti e categorie inadeguate e limitate.
Uno dei tanti punti di partenza che suggerisco è questo vecchio libro di due grandi autori; in particolare Varela, che ispirò tante cose tra cui indirettamente certa ricerca sull’IA e fu uno dei fondatori dell’embodied cognition.
