Forse è una mia deformazione professionale e personale ma mi sembra che il mainstream delle analisi sui problemi principali delle società sviluppate manchino di una variabile specifica dall’impatto enorme.
Di cui solo alcuni parlano, da circa un secolo (in modo più specifico e sempre più competente col tempo), ma di cui ancora pochi si fanno carico individualmente e collettivamente, il fattore umano.
Le nostre società sono ancora troppo:
ARRETRATE PSICOLOGICAMENTE.
Dici di no?
Sicuramente se ne parla molto di più, ma una cultura psicologicamente più consapevole, in cui il modello di adulto concerne competenze emotive, relazionali, metacognitive, di mentalizzazione non è una società dove solamente i giovani vanno di più in psicoterapia (che è molto meglio di quando c’era lo stigma) ma in cui cresce nella media degli adulti lo sviluppo delle competenze su citate. Diventa cultura implicita tra adulti come saper leggere e scrivere. Altrimenti le psicoterapie devono compensare un problema della intera comunità adulta media, che chiede aiuto solo in fase acuta. Impresa necessaria ma limitata. Non è un caso che il mestiere dello psicoterapeuta consista di un continuo lavoro su di sé negli anni.
È letteralmente un bias di specie, non è un problemino. Per questo serve una RIVOLUZIONE CULTURALE METACOGNITIVA.
Domanda per far capire i perplessi:
se ti chiedo se fai attività fisica con la costanza di cui avresti bisogno non ti irrigidisci, al massimo rispondi soddisfatto o che vorresti allenarti di più ecc.. ma se ti chiedessi quanto stai investendo nella conoscenza di te psicologica, relazionare per divenire consapevole degli schemi che ti bloccano e non ti permettono di conoscere più pienamente te stesso e l’altro?
Si capisce?
Bene, è ancora un mezzo tabù e se magari teoricamente siano concordi alla fine la maggior parte delle persone continua a fuggire da sé stessa e quindi da una vera relazione con l’altro.
Ovviamente ci sono tante persone che faticano economicamente ma ve ne sono milioni in Italia che potrebbero avere la disponibilità ma spendono molto tempo e denaro in piaceri edonistici, di status, fuggendo dietro i ruoli famigliari e professionali, si riempiono la vita di impegni, relazioni, debiti per non stare con se stessi.
L’ennesimo cane (ormai una nevrosi collettiva), auto, vacanza, vestito, orologio, intrattenimento, cena al ristorante, ecc. inseguendo una effimera pace interiore, che invece ha bisogno di volgere lo sguardo all’interno e non solo in modo compulsivo all’esterno su cui proiettiamo le nostre dinamiche interne senza saperlo.
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