
“Ricordate cosa è successo due milioni di anni fa, l’ultima volta che abbiamo ottenuto una maggiore quantità di neocorteccia? Siamo diventati umani. Quando potremo accedere a ulteriore neocorteccia nel cloud, il salto nell’astrazione cognitiva sarà probabilmente simile.” (Ray Kurzweil, La singolarità è più vicina, pag. 60)
Anche se raddoppiassimo i tempi previsti da Raymond Kurzweil si tratta comunque di decenni non di secoli prima di vedere emergere qualcosa che cominci ad essere “oltre” l’Homo Sapiens. Questo scenario è sconvolgente non credo solo per me.
Dopo Darwin ci siamo resi conto di essere solo uno dei possibili rami di sviluppo dell’evoluzione e non certo il punto di arrivo. Ho già sviluppato l’ipotesi in questo articolo che la tecnologia ci faccia da specchio per una coevoluzione. Specchio di cosa vuol dire non solo essere noi stessi con le nostre capacità e limiti individuali ma anche come comunica e come specie. Non è forse un caso che le conoscenze in neuroscienze, paleontologia, etologia comparata, psicologia evoluzionistica, genetica, ecc. ci stiano aiutando a comprende cosa voglia dire essere psichicamente e culturalmente Homo Sapiens.
Non è forse campato per aria pensare ad un processo di individuazione non solo personale ma anche collettivo, di specie. Perché non basta nascere Homo per essere Sapiens e si possono ipotizzare almeno quattro nascite psiche nella vita di un essere umano.
Serve una rivoluzione metacognitiva in una quota crescente della popolazione per non cadere in scenari decadenti cyberpunk entro la fine di questo secolo.
Non so quanto potremo permetterci di essere ancora poco più che dei cacciatori raccoglitori con il linguaggio e lo smartphone la biforcazione tra la nostra lentezza di sviluppo psichico e culturale rispetto all’accelerazione tecnologia è travolgente.
Rimangono aperti molti dubbi e limiti sul tema della coscienza che per diversi esperti non è riducibile alle capacità cognitive in senso stretto, le quali possono funzionare senza consapevolezza come avviene nell’AI.
Invito a leggere il testo di Kurzweil pubblicato da Apogeo srl con la prefazione di David Orban