Dalla interazione alla “relazione” – Riflessioni su Frontiere dell’Interazione ’06

Le Frontiere dell’Interazione 2006 è stato un evento molto stimolante, dove si sono toccate importanti questioni di carattere tecnico, scientifico, culturale e business, riguardo al ruolo delle emozioni nell’interaction design. Come utilizzare le nostre attuali competenze sulle emozioni e sulle dinamiche relazionali per progettare siti, applicazioni, avatar, macchine, telefonini, ecc.? Come organizzare un team con questo obiettivo? Come e quando investire economicamente in ricerca, progetti e prodotti fondati sulla efficacia emotiva? In sintesi, questi sono stati i temi e le questioni sollevate dai relatori nel mentre che ci mostravano le loro ricerche aziendali, accademiche, i loro prodotti e progetti.In ordine alfabetico, gli interventi che ho trovato più interessanti sono stati quelli di:

Perché Frontiere dell’Interazione 2006 si è concentrata quest’anno sulle relazioni emotive?Come sta avvenendo da qualche anno internet (Web 2.0), ci si è resi conto che oltre a lavorare sulla intelligenza artificiale, il sistema di interazioni uomo-macchina, può progredire anche grazie al sapiente utilizzo delle capacità cognitive ed emotive dell’utente. In altre parole, mentre si continua a sviluppare macchine e software sempre più sofisticati, ci si è resi conto che ci sono interessanti margini di miglioramento della interazione sfruttando le spontanee capacità di auto-organizzazione, ricerca di coerenza e di rispecchiamento emotivo che istintivamente mettiamo in atto. Al crescere delle competenze nella psicologia e neurofisiologia crescono le possibilità di avere “ancoraggi” con il sistema uomo per interfacciarsi e progettare una interazione più efficace e funzionale, non delegando tutto solo alle capacità della macchina (il termine macchina in questo caso è riduttivo in quanto si parla di interazione in senso ampio). La ICT dilaga e invade la nostra quotidianità “entrando” in tutti gli oggetti di uso comune e collegandoli all’interno di una rete comune di comunicazione. Cresce l’esigenza di adoperare sempre di più competenze psicologiche per sviluppare prodotti emotivamente coerenti ed efficaci dal punto di vista “relazionale”. DALLA INTERAZIONE ALLA “RELAZIONE” con gli oggetti, le macchine e i programmi che sempre più saranno parte della nostra quotidianità materiale ma anche psichica. Forse comincia a diventare riduttivo anche il termine ICT e alcuni cominciano ad adottare concetti come KMT (knowledge Management Technology) in quanto stiamo passando dalla società della comunicazione e quella della conoscenza dove diventa sempre più evidente e palpabile la natura di certa tecnologia come estensione della mente. Un’ultima riflessione in quanto psicologo.Spero che si riconosca la necessità di integrare nei reparti di sviluppo e ricerca aziendale persone non solo con valide competenze specifiche in psicologia, ma anche con competenze scientifiche sufficientemente varie. Infatti, la psiche è l’oggetto complesso per eccellenza, ricco di livelli e processi emergenti, ed è facile, in questo campo (per la natura dell’oggetto di studio), ritrovarsi in un vicolo cieco facendo riferimento solo ad un certo filone teorico e/o ad un solo livello del sistema psiche (neurofisiologico, comportamentale, cognitivo, psicodinamico, sistemico, culturale, ecc.). Sono concreti problemi che possono condizionare lo sviluppo di molti prodotti. Può essere molto difficile per una azienda selezionare il consulente scientifico giusto e con le competenze giuste.In Italia ricerca pura e azienda sono troppo spesso ancora aliene e questo è un grande limite per una economia e una società come la nostra. In molti proponiamo che professionisti con competenze “ibride” possono aiutare ad affrontare questi gap che bloccano l’innovazione, ma mi fermo qui perché questo sarà l’argomento di un futuro post. Sia cliccando sulla immagina sopra che

Qui potete vedere le foto che ho scattato durante l’evento.

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