Evoluzione della mente estesa

Dalla preistoria delle prime incisioni e pitture rupestri la nostra specie è coevoluta con una mente estesa (Andy Clark e David Chalmers, 1998).
La nostra mente, cultura e civiltà non sarebbe la stessa senza l’invenzione del liguaggio scritto. Gli artefatti cognitivi (Donald A. Norman, 1991) da sempre sono stati esternalizzazioni e potenziamenti di nostre facoltà cognitive come memoria, elaborazione, comunicazione, ecc..
Oggi siamo in un salto della nostra coevoluzione con lo sviluppo e pervasività delle future AI. La nostra mente estesa non sarà composta solo da potenti processi cognitivi parcellizzati, avremo un’entità integrata che potrà avere una personalità con la quale dialogare, imparare, chiedere, confidarsi. Potrà essere sempre più proattiva e non solo reattiva. Non un semplice grillo parlante digitale di Pinocchio seduto sulla spalla. Sempre con noi, collegato ad immense biblioteche di competenze e conoscenze. Sempre più veloce, abile, adattato alle nostre caratteristiche.
Sarà per molti difficile resistere al desiderio di sostituirlo con le reali relazioni con esseri umani. Lo vediamo già oggi che siamo solo all’inizio di questa rivoluzione.

Che tipo di psiche, che modello di adulto (dal punto di vista psicologico), che cultura e tipo di sistema educativo sarà necessario per usare in modo saggio tutta questa potenza?

Divulgazione e psicologia

Mark Manson è un brillante scrittore e divulgatore “pop”, che sintetizza consigli di vita con un taglio direi più psicologico che di crescita personale. Non invita ad essere “vincenti” le persone, ma ad essere se stesse e felici.
Con il suo stile informale, aiuta a diffondere concetti utili, che se espressi in modo tecnico e formale non verrebbero compresi. Ovviamente non ha la credibilità di un esperto e non pretende di averla. La divulgazione è solo un punto di ingresso per approfondire. Divulgare in modo accattivante non sostituisce il rapporto con un esperto o una lettura più professionale. Mark cita spesso gli esperti che lo hanno ispirato ed é una buona prassi.

Mark ha appena rilasciato, nel video che riporto, un elenco di 16 consigli per persone dopo i trent’anni. Sintetizzo i suoi 16 consigli nei 5 principali.
Un esercizio di divulgazione e semplificazione di secondo grado.

1. EVITAMENTO – Se non affronti le tue insicurezze, le parti di te che ti spaventano o che non apprezzi (e che proietti sugli altri) ad un certo punto rimarrai bloccato e alienato da te stesso, cercando colpevoli nel mondo esterno e/o affiggendoti.

2. INDIVIDUAZIONE – Se non sai chi sei, cosa vuoi e temi di esserlo, cercherai solo il consenso dagli altri, cadrai nel conformismo, nel buon adattamento, nel generico “funzionare bene” e non sarai mai pienamente in pace con te stesso.

2. FRUSTRAZIONE SANA – i nostri desideri più veri e profondi richiedono la rinuncia ad altro, richiedono una scelta.

3. INCONSCIO – più rimandi l’analizzare seriamente le tue credenze distorte inconsce (tutti le abbiamo, non le vediamo pienamente e le sottovalutiamo), con il passare del tempo la tua vita verrà plasmata da esse e sarà più faticoso uscirne.

4. SENTIRSI VISTI – impressionare positivamente gli altri può essere un effetto collaterale di un lavoro su di sé autentico e la coltivazione dei propri talenti, non l’obiettivo di per sé (è probabile che se dai eccessiva importanza allo sguardo e giudizio degli altri stai fuggendo da te stesso).

5. MORTALI – dopo un certa età dovremo fare i conti con l’essere mortali, con il limite, con la ricerca di senso più ampia e comprendere cosa c’è di importante in ogni fase della vita, non cercando inutilmente di bloccare il tempo.

P.s. La psicoterapia rimane un fondamentale punto d’appoggio perché a volte è l’unica alternativa ad un contesto adulto psicologicamente inadeguato e sofferente. Anche Mark l’ha fatta. Ma a tendere, collettivamente, la psicologia deve uscire dagli studi di psicoterapia, deve farsi cultura diffusa, vissuta direttamente non solo letta o fruita. Deve diventare parte della crescita di ciascuno. Ridurre la constatazione dell’essere psichici solo quando sorge un sintomo invalidante non basta più. La chiamo rivoluzione metacognitiva. Parolone perfetto per NON essere divulgativo, lontano da un linguaggio informale 🙂

P.p.s Attenti alla banalizzazione del lavoro psicologico su di sé a semplice moda. Questione di equilibri.

Transdisciplinarietà facilitata dall’A.I.

La transdisciplinarietà è uno dei criteri fondamentali per affrontare sfide e ricerche per contesti e contenuti complessi. Scrissi nel 2012 un Manifesto Ibridi (con tre amici) per quei professionisti/e che fanno ponti, in un perdio storico in cui spesso le svolte più interessanti emergono proprio nelle terre di mezzo.
La diffusione dell’intelligenza artificiale, se ben utilizzata, incrementa significativamente la nostra capacità di essere transdisciplinari. La possibilità di muoversi tra una varietà di teorie, campi del sapere che un tempo sarebbe stato troppo lenta o faticosa. Non sto a fare l’elenco dei processi cognitivi supportati e facilitati. Questo non va a sostituire l’approfondimento, la lenta costruzione ed embodiment di competenze specifiche di ciascuno, ma potenzia di molto le nostre capacità di unire i puntini. E siamo solo all’inizio…

Si tratta di imparare a danzare con il Technium (come lo chiamava Kevin Kelly nel libro che riporto sotto). Una danza sulla musica della coevoluzione, senza illuderci di poterla fuggire o rallentare più di tanto e senza esaltazioni ingenue transumane.

Paper su ricerca in Psicologia dello Sport: ultra-trail runners e strategie di coping nella gestione dello stress

Per me è stato un grande piacere partecipare alla ricerca di Psicologia dello sport con Pietro Trabucchi (che molti conosceranno per i suoi libri divulgativi sulla resilienza) e altri colleghi come Carlo Galimberti e Sara Garofalo.
Riporto di seguito il link al paper.

To date, no studies have proposed specific taxonomies of stressors and coping strategies used to manage them by ultra trail runners in races longer than 200 miles, with existing research focusing on significantly shorter distances an then on challenges that could be of a different nature. The aim of this study was to fill this gap by developing specific taxonomies that would group both the stressors encountered and the coping strategies into distinct conceptual categories. Furthermore, to observe in a real competition if these taxonomies allows the evaluation of the coping strategies used by athletes.
The taxonomies were found to effectively described athletes’ race experiences, revealing context-specific coping strategies likely developed through years of practice.

Qui potete scaricare il paper:

https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0332058

Siamo pronti a progettare il nostro DNA?

Questo TED-talk di Eric Nguyen è l’ennesimo esempio di come ci troviamo in una svolta di specie. Un kairòs senza precedenti, spinto da una incredibile accelerazione tecnologica. Spero riusciremo a mettere in atto la necessaria rivoluzione metacognitiva ed etica per essere all’altezza del “grande filtro”, che come un titano ci guarda dritto negli occhi. Prima di qualsiasi forma di transumano o postumano dovremo riuscire a diventare pienamente Sapiens.

Nel mio piccolo, a questo obiettivo individuale e collettivo, mi dedico (personalmente e professionalmente) da decenni. Augurandomi che sempre più persone se ne appassionino, ne avvertano l’importanza e la complessità.

Harari sulla centralità della consapevolezza psicologica

Mediamente la cultura dei paesi più sviluppati è ancora arretrata dal punto di vista psicologico. Basta osservare quanto siano parziali e limitati i modelli di adulto vigenti. Non si comprende ancora che spesso (a livello individuale e collettivo), almeno metà dei fattori che condizionano come sono interpretate e affrontate le situazioni, dipenda dalla consapevolezza e regolazione del proprio modo di funzionare psichico. Ma non basta. Al crescere della complessità culturale, sociale, tecnologica della società, sta crescendo la sfida di competenza psicologica e non solo materiale, economica, tecnica e sociale di base. Quindi non solo stiamo rischiando di perdere il treno, ma il treno sta anche prendendo velocità.

Siamo ad una soglia non meno impattante dell’alfabetizzazione di massa del dopo guerra, quando si è normalizzato che l’essere un cittadino adulto concerneva il saper leggere e scrivere. Serve una rivoluzione culturale metacognitiva che richiederà decenni o subiremo l’insostenibile scarto tra la nostra capacità di sviluppare potenza tecnologica (in una costante competizione per il potere) e la fatica nel crescere in consapevolezza, resilienza e saggezza.

In questo breve video Yuval Noah Harari prova a spiegare perché per le nuove generazioni la sfida oggi è primariamente psicologica.

Intervista per Il foglio Psichiatrico con Raffaele Avico

Grazie a Raffaele Avico ho avuto la possibilità di parlare del mio piccolo progetto culturale su YouTube: Being Sapiens. È stata anche un pò l’occasione di parlare di alcune mie esperienze e punti di vista, culturali, scientifici e nell’ambito della psicoterapia. Sono emersi tanti spunti da approdondire, non solo per colleghi psicoterapeuti ma per chi è interessato alla natura e comportamento umano in generale.
Qui il post su Il Foglio psichiatrico.

Edgar Morin su Isaac Asimov per donarci saggezza

“Rileggiamo Fondazione di Isaac Asimov, magnifica opera di fantascienza. I saggi di un formidabile impero intergalattico in decomposizione creano sul Pianeta Terminus una Fondazione per salvaguardare enciclopedicamente tutte le conquiste scientifche e tecniche della loro civiltà, al fine di sfuggire al declino e alla morte. Tuttavia, il declino prosegue, ma, nel momento in cui pare irrimediabile, i superstiti vengono a conoscenza di un messaggio ologrammatico del defunto creatore della Fondazione. Esso rivela che questa era un pretesto per dissimulare la creazione di un’altra Fondazione, destinata a sviluppare unicamente i poteri spirituali, i soli validi, i soli benefici, i soli capaci di tavorire un buon vivere. Questa Fondazione vivrà.
Le due fondazioni di Asimov esprimono le due avventure disgiunte della mente umana. L’una cerca all’esterno di svelare, e perfino di possedere, i segreti del mondo fisico, della vita, della societa. e ha sviluppato una scienza capace di conoscere tutto, ma incapace di conoscersi e che oggi produce non solo elucidazioni benefiche, ma accecamenti malefici e poteri terrificanti. L’altra avventura cerca, all’interno di sé, di conoscersi, di meditare su ciò che sappiamo e su ciò che non sappiamo, di nutrirsi di poesia vitale, di sentire il commovente, il bello, il mirabile. La prima è l’avventura conquistatrice della trinità scienza/tecnica/economia. La seconda è l’avventura della filosofia, della poesia, della comprensione, della compassione.”

(Edgar Morin, Conoscenza ignoranza, mistero, 2018, Raffaello Cortina Editore, pag. 128-129)

Natura e contemplazione

La bellezza della natura può conciliare stati di contemplazione.
Se ci si lascia sprofondare dalla carezza di questi stimoli sensoriali, a volte possiamo scoprire che in realtà non sono loro a placarci, ma che la pace era già lì, celata dentro di noi.
Non c’è stimolo sensoriale o piacere che può donarci la pace che è già in noi.
Certo, può facilitare ma può anche illudere che la pace sia lì fuori.
Quando l’io bisognante è desiderante si placa emerge l’intuizione impersonale di essere già a casa.

Conflitti tra psicoterapeuti

Colgo l’occasione della dibattuta risposta di Vittorio Lingiardi alle critiche sulla psicoanalisi come vetusta per fare un ragionamento più generale.

Lingiardi ha ben risposto che le psicoterapie psicodinamiche hanno fatto enormi passi avanti negli ultimi 30 anni e molti ambiti di ricerca, filoni applicativi non sono solo transdisciplinari e scientificamente aggiornati ma rappresentano concrete avanguardie in questo campo.

Psicoterapeuti seri, che mettono al centro il paziente, anche se vengono da approcci diversi, dialogano ed integrano da tempo. Il difficile è mantenere il giusto equilibrio e dialettica tra conoscenza in terza persona (evidence based scientifica) e l’esperienza clinica fenomenologica in prima persona. Tra la teoria, la tecnica e l’embodiment, il continuo lavoro su di sé e in relazione.
Il tutto con un razionale minimo condiviso eziopatogenetico e di processi terapeutici su cui ragionare insieme.
Gruppi di intervisione con psicoterapeuti di diversa formazione non sono così rari. Si veda per esempio il SPR-Italia per quanto riguarda la ricerca.

Quindi rilassiamoci.
La strada è ancora lunga.
Lo sviluppo delle psicoterapie e della conoscenza del complessissimo e affascinante sistema corpo-mente-relazione-soggettività è ancora molto lunga.

Conflitti inutili sono dovuti principalmente a:
– dinamiche di potere;
– forme di integralismo identitario, ideologico (spesso frutto di disagio esistenziale non affrontato);
– narcisismo e superiorità di varie fogge (bastasse una psicoterapia personale fatta bene… da lì si inizia non si finisce).

Una certa dose di rumore, di entropia fa parte del gioco.