Transdisciplinarietà facilitata dall’A.I.

La transdisciplinarietà è uno dei criteri fondamentali per affrontare sfide e ricerche per contesti e contenuti complessi. Scrissi nel 2012 un Manifesto Ibridi (con tre amici) per quei professionisti/e che fanno ponti, in un perdio storico in cui spesso le svolte più interessanti emergono proprio nelle terre di mezzo.
La diffusione dell’intelligenza artificiale, se ben utilizzata, incrementa significativamente la nostra capacità di essere transdisciplinari. La possibilità di muoversi tra una varietà di teorie, campi del sapere che un tempo sarebbe stato troppo lenta o faticosa. Non sto a fare l’elenco dei processi cognitivi supportati e facilitati. Questo non va a sostituire l’approfondimento, la lenta costruzione ed embodiment di competenze specifiche di ciascuno, ma potenzia di molto le nostre capacità di unire i puntini. E siamo solo all’inizio…

Si tratta di imparare a danzare con il Technium (come lo chiamava Kevin Kelly nel libro che riporto sotto). Una danza sulla musica della coevoluzione, senza illuderci di poterla fuggire o rallentare più di tanto e senza esaltazioni ingenue transumane.

Paper su ricerca in Psicologia dello Sport: ultra-trail runners e strategie di coping nella gestione dello stress

Per me è stato un grande piacere partecipare alla ricerca di Psicologia dello sport con Pietro Trabucchi (che molti conosceranno per i suoi libri divulgativi sulla resilienza) e altri colleghi come Carlo Galimberti e Sara Garofalo.
Riporto di seguito il link al paper.

To date, no studies have proposed specific taxonomies of stressors and coping strategies used to manage them by ultra trail runners in races longer than 200 miles, with existing research focusing on significantly shorter distances an then on challenges that could be of a different nature. The aim of this study was to fill this gap by developing specific taxonomies that would group both the stressors encountered and the coping strategies into distinct conceptual categories. Furthermore, to observe in a real competition if these taxonomies allows the evaluation of the coping strategies used by athletes.
The taxonomies were found to effectively described athletes’ race experiences, revealing context-specific coping strategies likely developed through years of practice.

Qui potete scaricare il paper:

https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0332058

Siamo pronti a progettare il nostro DNA?

Questo TED-talk di Eric Nguyen è l’ennesimo esempio di come ci troviamo in una svolta di specie. Un kairòs senza precedenti, spinto da una incredibile accelerazione tecnologica. Spero riusciremo a mettere in atto la necessaria rivoluzione metacognitiva ed etica per essere all’altezza del “grande filtro”, che come un titano ci guarda dritto negli occhi. Prima di qualsiasi forma di transumano o postumano dovremo riuscire a diventare pienamente Sapiens.

Nel mio piccolo, a questo obiettivo individuale e collettivo, mi dedico (personalmente e professionalmente) da decenni. Augurandomi che sempre più persone se ne appassionino, ne avvertano l’importanza e la complessità.

Harari sulla centralità della consapevolezza psicologica

Mediamente la cultura dei paesi più sviluppati è ancora arretrata dal punto di vista psicologico. Basta osservare quanto siano parziali e limitati i modelli di adulto vigenti. Non si comprende ancora che spesso (a livello individuale e collettivo), almeno metà dei fattori che condizionano come sono interpretate e affrontate le situazioni, dipenda dalla consapevolezza e regolazione del proprio modo di funzionare psichico. Ma non basta. Al crescere della complessità culturale, sociale, tecnologica della società, sta crescendo la sfida di competenza psicologica e non solo materiale, economica, tecnica e sociale di base. Quindi non solo stiamo rischiando di perdere il treno, ma il treno sta anche prendendo velocità.

Siamo ad una soglia non meno impattante dell’alfabetizzazione di massa del dopo guerra, quando si è normalizzato che l’essere un cittadino adulto concerneva il saper leggere e scrivere. Serve una rivoluzione culturale metacognitiva che richiederà decenni o subiremo l’insostenibile scarto tra la nostra capacità di sviluppare potenza tecnologica (in una costante competizione per il potere) e la fatica nel crescere in consapevolezza, resilienza e saggezza.

In questo breve video Yuval Noah Harari prova a spiegare perché per le nuove generazioni la sfida oggi è primariamente psicologica.

Intervista per Il foglio Psichiatrico con Raffaele Avico

Grazie a Raffaele Avico ho avuto la possibilità di parlare del mio piccolo progetto culturale su YouTube: Being Sapiens. È stata anche un pò l’occasione di parlare di alcune mie esperienze e punti di vista, culturali, scientifici e nell’ambito della psicoterapia. Sono emersi tanti spunti da approdondire, non solo per colleghi psicoterapeuti ma per chi è interessato alla natura e comportamento umano in generale.
Qui il post su Il Foglio psichiatrico.

Edgar Morin su Isaac Asimov per donarci saggezza

“Rileggiamo Fondazione di Isaac Asimov, magnifica opera di fantascienza. I saggi di un formidabile impero intergalattico in decomposizione creano sul Pianeta Terminus una Fondazione per salvaguardare enciclopedicamente tutte le conquiste scientifche e tecniche della loro civiltà, al fine di sfuggire al declino e alla morte. Tuttavia, il declino prosegue, ma, nel momento in cui pare irrimediabile, i superstiti vengono a conoscenza di un messaggio ologrammatico del defunto creatore della Fondazione. Esso rivela che questa era un pretesto per dissimulare la creazione di un’altra Fondazione, destinata a sviluppare unicamente i poteri spirituali, i soli validi, i soli benefici, i soli capaci di tavorire un buon vivere. Questa Fondazione vivrà.
Le due fondazioni di Asimov esprimono le due avventure disgiunte della mente umana. L’una cerca all’esterno di svelare, e perfino di possedere, i segreti del mondo fisico, della vita, della societa. e ha sviluppato una scienza capace di conoscere tutto, ma incapace di conoscersi e che oggi produce non solo elucidazioni benefiche, ma accecamenti malefici e poteri terrificanti. L’altra avventura cerca, all’interno di sé, di conoscersi, di meditare su ciò che sappiamo e su ciò che non sappiamo, di nutrirsi di poesia vitale, di sentire il commovente, il bello, il mirabile. La prima è l’avventura conquistatrice della trinità scienza/tecnica/economia. La seconda è l’avventura della filosofia, della poesia, della comprensione, della compassione.”

(Edgar Morin, Conoscenza ignoranza, mistero, 2018, Raffaello Cortina Editore, pag. 128-129)

Natura e contemplazione

La bellezza della natura può conciliare stati di contemplazione.
Se ci si lascia sprofondare dalla carezza di questi stimoli sensoriali, a volte possiamo scoprire che in realtà non sono loro a placarci, ma che la pace era già lì, celata dentro di noi.
Non c’è stimolo sensoriale o piacere che può donarci la pace che è già in noi.
Certo, può facilitare ma può anche illudere che la pace sia lì fuori.
Quando l’io bisognante è desiderante si placa emerge l’intuizione impersonale di essere già a casa.

Conflitti tra psicoterapeuti

Colgo l’occasione della dibattuta risposta di Vittorio Lingiardi alle critiche sulla psicoanalisi come vetusta per fare un ragionamento più generale.

Lingiardi ha ben risposto che le psicoterapie psicodinamiche hanno fatto enormi passi avanti negli ultimi 30 anni e molti ambiti di ricerca, filoni applicativi non sono solo transdisciplinari e scientificamente aggiornati ma rappresentano concrete avanguardie in questo campo.

Psicoterapeuti seri, che mettono al centro il paziente, anche se vengono da approcci diversi, dialogano ed integrano da tempo. Il difficile è mantenere il giusto equilibrio e dialettica tra conoscenza in terza persona (evidence based scientifica) e l’esperienza clinica fenomenologica in prima persona. Tra la teoria, la tecnica e l’embodiment, il continuo lavoro su di sé e in relazione.
Il tutto con un razionale minimo condiviso eziopatogenetico e di processi terapeutici su cui ragionare insieme.
Gruppi di intervisione con psicoterapeuti di diversa formazione non sono così rari. Si veda per esempio il SPR-Italia per quanto riguarda la ricerca.

Quindi rilassiamoci.
La strada è ancora lunga.
Lo sviluppo delle psicoterapie e della conoscenza del complessissimo e affascinante sistema corpo-mente-relazione-soggettività è ancora molto lunga.

Conflitti inutili sono dovuti principalmente a:
– dinamiche di potere;
– forme di integralismo identitario, ideologico (spesso frutto di disagio esistenziale non affrontato);
– narcisismo e superiorità di varie fogge (bastasse una psicoterapia personale fatta bene… da lì si inizia non si finisce).

Una certa dose di rumore, di entropia fa parte del gioco.

Relazione terapeutica per Carl Gustav Jung

“Nel corso di una psicoterapia, il fatto stesso che il paziente abbia delle emozioni influisce sul medico, anche se questi è completamente distaccato dai contenuti emotivi del paziente. E se il medico pensa di poterne restare immune, compie un grosso errore. Non può far altro che prendere consapevolezza del fatto di esserne influenzato, altrimenti diventa troppo distante e fa interventi inappropriati. Inoltre è suo dovere accettare le emozioni del paziente e rispecchiarle. È per questo motivo che mi rifiuto di far sdraiare il paziente sul lettino e di sedermi dietro di lui. Io lo faccio sedere davanti a me e gli parlo in modo naturale, così come un essere umano parla a un altro essere umano, mi espongo completamente e reagisco senza alcuna renitenza.”

L’analista risponde a una «traslazione» con una «controtraslazione» quando la traslazione proietta un contenuto che è inconscio al medico stesso, ma tuttavia presente in lui. La controtraslazione è quindi opportuna e significativa o d’ostacolo, come la traslazione del paziente, nella misura in cui mira a stabilire quel rapporto migliore che è indispensabile ai fini della realizzazione di determinati contenuti inconsci.”

“Il contagio attraverso uno stato reciproco di incoscienza si verifica di norma quando l’analista ha una carenza nell’adattamento analoga a quella del paziente; in altri termini, quando è nevrotico. Proprio perché è nevrotico […] l’analista ha una ferita aperta, e in lui vi è da qualche parte un varco che sfugge al suo controllo, e se il paziente vi penetrerà, l’analista sarà contagiato. Perciò è un presupposto essenziale che egli conosca se stesso il più possibile.”

Invecchiare come surfare

Il periodo della fase anziana può essere interpretato come una un’onda da surfare.
C’è chi la perde perché purtroppo muore prima. C’è chi le nuota contro, venendone travolto, vivendo come se avesse sempre quarant’anni. Il mio è un discorso di massima, generico che mediamente vale per i più. Poi ogni vita ha una unicità essenziale da riconoscere e provare a realizzare.

C’è poi una terza categoria di persone che accetta (non confonderlo con arrendersi) questa fase della vita e ne gode, coltiva i lati peculiari, per quello che riesce e gli è concesso.

Questi provano a surfare l’onda, con più o meno abilità, sperando di avere la grazia di fare un bel tunnel nell’onda.
Non si tratta di essere passivi ma di affrontare la mortalità e l’erosione di forze, salute e capacità cognitive come la grande occasione di ridimensionare, di relativizzare la posizione ego-centrata che ordinariamente abbiamo avuto per gran parte della vita. Ovviamente meglio iniziare gradualmente e progressivamente dalla crisi di mezza età non a settant’anni. Ma ciascuno fa quello che riesce.

Intuire, senza l’ingenuità di avere la spiegazione ultima, che siamo parte di qualcosa di più grande. Non serve una chiave di lettura religiosa, basta una più laica posizione esistenziale (si veda a proposito l’ultimo libro di Romano Màdera: Spiritualità laica).

Una integrazione della prospettiva interiore, intro-versa. Non è un invito di fuga dal mondo o a smettere di goderne i momenti piacevoli (vissuti in realtà come ancora più preziosi) o non essere attivi e impegnati. Ma il suggerimento di osservare i nostri tanti attaccamenti e l’implicita illusione estro-versa che dipenda tutto dal quel “fuori” fatto di oggetti, situazioni, contenuti, relazioni, status, piaceri, protezioni, ecc. inconsapevoli del ruolo dello sguardo che interpreta e comprende il mondo.

Per questo diviene così importante un atteggiamento aperto e contemplativo che vada a ritroso della nostra intenzione, del nostro sguardo implicitamente bisognante e desiderante. Senza tenerlo scontato, alla sorgente del Mistero dell’esserci e dell’essere consapevole impersonale.

In un koan zen, di cui non ricordo la fonte, si chiede:
CHI sta meditando?

Buona surfata per chi ha avuto la possibilità di essere anziano e buona preparazione all’ultima grande onda a chi ha superato i quarant’anni.