Potenziamento umano

Da almeno 2500 i principali saggi dell’umanità, in forme e contesti storici, culturali diversi, invitano tutti noi a realizzare un modello di adulto più saggio, consapevole, etico. Com’è andata?
Che la vera differenza l’ha prodotta quasi sempre il cambiamento tecnologico (in modo diretto o indiretto) facilitando poi il diffondersi di quello culturale, psicologico e sociale, paventato già prima da una inascoltata minoranza saggia.
Questa co-evoluzione ominidi tecnologia, più antica della nostra specie, sta accellerando drasticamente. Approssimandosi parrebbe ad una ibridazione nei prossimi decenni. Un salto a tendere di specie, tutto da comprendere e navigare, affidandoci alla migliore saggezza e intelligenza di cui siamo capaci. Evitando i facili entusiasmi di certo transumanesimo, in particolare le derive estremiste accelarazioniste.
Non pensare solo all’impatto dell’AI, di cui si parla molto oggi, cosidera anche le biotecnologie, le nanotecnologie, la robotica e molto altro.

Per esempio, esperti ipotizzano che i nuovi *farmaci per dimagrire cambieranno a breve un problema psicologico, culturale e sociale che ci trasciniamo da quando si è diffuso il benessere nei paesi sviluppati. La sovrapposizione tra abbondanza alimentare e un corpo-mente evoluti per la soppravvivenza, incapaci mediamente di regolarsi (se tutto va bene siamo sovrappeso, il 46,9% degli adulti in Italia lo è) su cui spesso si inserisce stress e disagio psichico. Che significato individuale e collettivo assumerà l’essere obesi tra 15 anni, quando questi farmaci saranno forse migliorati e diffusi rispetto a l’altro ieri in cui l’unica via di uscita era psicologica e comportamentale con abitudini molto faticose per la maggioranza di noi?
Questo è un esempio di scenario in cui la difficoltà umana di cambiare il proprio modo di funzionare psicologico e comportamentale medio viene aggirato, risolto dalla tecnologia.

Quindi la tecnologia è soluzione di tutto?
Per nulla!
La maggiore potenza e libertà richiede capacità di comprenderla e governarla.
Per essere all’altezza del kairòs attuale e non cadere vittime di noi stessi come specie, dobbiamo investire ancora di più sulla nostra competenza psicologica, relazionale, culturale, etica: serve una “rivoluzione metacognitiva” come ho già scritto tempo fa.
Ma va da sé che se questi farmaci un domani saranno sempre più sicuri dimagrire alla “vecchia maniera”, oltre ad una valutazione dei pro e contro, sarà più una scelta psicologica o spirituale non un obbligo.

Questo tipo di domande aprono lo sguado sullo scenario del futuro “potenziamento” umano, anche morale come discusso nel controverso libro: “Inadatti al futuro“.

*[Nota: questi farmaci sono ancora caratterizzati da effetticollaterali importanti, devono essere prescritti da medici esperti, è in atto un abuso da una certa parte della popolazione, NON suggerisco assolutamente di farne uso, la mia è solo una riflessione sul rapparto tra noi umani e la tecnologia.]

Ideologia strisciante

L’IDEOLOGIA è subdola… qualche esempio:

1. le società devono essere gerarchiche e basate su qualche forma di darwinismo sociale;
2. l’essere umano, se ha le conoscenze, mostra tutto il suo potenziale di animale razionale e con elevata consapevolezza delle sue credenze e comportamenti;
3. l’umano nasce buono, come il buon selvaggio, poi viene traviato dalla società, dalla famiglia, dai poteri forti.

Tutte antropologie ottocentesche ancora vive e vegete.
Sono prospettive completamente sbagliate? No.
Ma se assolutizzate sono fondamentalmente false!

Conoscenze più recenti:
1. nelle comunità umane la prosocialità in-group è più efficace della legge del più forte, inoltre libertà, pluralismo e diritti fuzionano meglio al crescere della complessità della società;
2. siamo pieni di bias con metacognizione e mentalizzazione di solito basse;
3. abbiamo luci ed ombre, anche i bambini sono abitati da conflitti interni di bisogni.

Gruppo sulla consapevolezza esistenziale per psicoterapeuti

Nel Fedone Platone descrive la prassi della filosofia come la via dell’imparare a morire (meletē thanatou). Potremmo anche dire che la filosofia è l’imparare a fare i conti con la nostra condizione di mortali, che è già presente ora: solo i viventi possono essere mortali.

Non c’è da un lato la vita (il bene) e dall’altro la morte (il male), separati, ma sono due facce della stessa medaglia. So che la nostra parte mammifera, viscerale si terrorizza, non riesce a comprendere e tollerare tutto ciò. Al massimo lo capiamo solo su di un piano intellettuale, dissociandoci, ma fuggiamo dal realizzarlo interiormente, emotivamente, intuitivamente.

La morte è vissuta come l’implosione del modo in cui quotidianamente diamo senso al nostro vivere e questo innesca profonde rimozioni individuali e collettive.

Ajahn Chah, maestro buddhista Theravada, usava dire “il bicchiere è già rotto“, dinnanzi ad automatiche attitudini di attaccamento.

CULTURALE

Nelle difficoltà a fare i conti con la condizione di mortali subentrano diversi fattori culturali come per esempio lo sbilanciamento verso la conoscenza in terza persona a scapito di prassi in prima persona, il materialismo, l’individualismo, certi modelli di adulto e di felicità.

PSICHICO

Dal punto di vista psicologico, tutte le parti di noi rimaste infantili, non risolte, congelate, nevrotiche o traumatizzate non hanno la capacità di tollerare la relativizzazione dell’Io, perché sono ancora bloccate nel riuscire ad integrarsi in una personalità più matura e individuata. L’intuizione di C.G. Jung sul rapporto tra l’individuazione personale e quella transpersonale (dall’Io al Sé).

ESISTENZIALE

L’egoicità (prospettiva biologica, prima ancora che psichica) implicitamente centro del mondo, indiscussa e subita modalità predatoria ed angosciata del dare senso.

Lo sguardo dualista che mette in risalto la separazione, la differenza più che la comunione e l’interdipendenza (inter-essere come la definisce Thich Nhat Hanh).

Il nichilismo che riduce ad un vuoto di senso l’apparente indifferenza dell’universo e la venuta meno della necessità di un dio metafisico (in quanto concetto e credenza). Un vuoto inteso come semplice nulla. In realtà quel “Vuoto” è la misteriosa sorgente continua del Tutto. La soglia da cui inizia e non finisce il tentativo di rapportarsi con il Mistero dell’esserci (che non è un semplice enigma risolto in un tragico nulla di senso).

Ma il nostro modo base di dare senso, evoluto per la fitness biologica per la soppravvivenza, vuol la risposta, vuole la soluzione altrimenti si sente impotente e smette di interrogarsi. Ecco il percorso inizia da quel senso di impotenza dell’ego bisognante e desiderante con il quale siamo identificati.

Non è una questione intellettuale o tribale: religione vs scienza, teismo vs ateismo. Ma bensì filosofica (Hadot), sapienziale e mistica (Bergonzi), in senso laico (Màdera). L’interrogazione esistenziale profonda è una condizione intrinseca all’essere viventi umani autocoscienti. Non è un tema per persone troppo intellettuali e poco concrete riducibile al dibattito filosofico accedemico, religioso, ideologico. Non è un tema, è “il tema” dell’essere vivo e dell’esserne cosciente, adesso, nelle viscere, nel cuore che batte. Tutto il desiderabile benessere, ricchezza, libertà e potenza tecnologia non lo possono sostituire o spegnere (come ci siamo illusi nella postmodernità del dopo guerra).

La cultura in cui siamo immersi non facilita l’avvicinarsi al piano esistenziale e molti non ce la fanno ad attraversare con sufficiente profondità e consapevolezza questi tre livelli di ostacoli. Lottano fuggendo da se stessi, non realizzando la possibilità di conciliare la mortalità con l’intensità dell’essere vivi, lo psichico con l’esistenziale.

Per vari fattori storici e culturali, che non ho qui il tempo di sintetizzare, il piano esistenziale sta tornando a farsi sentire consciamente e inconsciamente nella vita di molte persone. Per questo ritengo fondamentale per le/gli psicoterapeute/i darsi la possibilità di integrare questo piano di conoscenze e consapevolezza. Sia per se stessi che per i pazienti, che portano sempre più questi temi ed il saper discernere diventa essenziale (per non cadere nel riduzionismo psicologico o nello spiritual-bypass).

Sono questioni che già autori classici come Jung, Frankl e i più recenti Wilber, Yalom e molti altri (come gli italiani Romano Màdera e Mauro Bergonzi), in modi diversi, hanno cercato di affrontare.

GRUPPO

Sto gestendo un gruppo con colleghe/i dedicato all’approfondimento del rapporto tra il piano psichico e quello esistenziale, che non sono riducibili l’uno all’altro, ma in relazione di influenza molto stretta.

Le/i colleghe/i interessate/i che ritengono personalmente, collettivamente e professionalmente importanti questi temi, possono contattarmi.

Senza principessa non affrontiamo il drago

Importante video, soprattutto per i giovani, del buon Riccardo Dal Ferro.
Caso vuole che proprio questa settiamana siano emerse prospettive simili (o quanto meno così le ho interpretate) dialogando con Luca Foresti e che l’anno scorso utilizzai anch’io, in un libro che sto scrivendo, la reticenza di Bilbo che cita Riccardo come rappresentazione letteraria della nostra ignavia esistenziale.
Siamo a volte troppo “addomesticati”, perdendo il contatto con il vero desiderio profondo, autentico ed il necessario coraggio dentro di noi, inflazionando la sicurezza a scapito della ricerca di senso.
L’ultimo uomo in Così parlò Zarathustra è una figura che rappresenta il culmine del nichilismo. Scrive Nietzsche (sempre da saper interpretare):

“Ahimè! Si avvicina il tempo in cui l’uomo non scaglierà più la freccia del suo desiderio al di là dell’uomo, e la corda del suo arco avrà disimparato a vibrare! Io vi dico: bisogna avere ancora caos in sé per poter partorire una stella danzante. Io vi dico: voi avete ancora caos in voi.”

Evoluzione della mente estesa

Dalla preistoria delle prime incisioni e pitture rupestri la nostra specie è coevoluta con una mente estesa (Andy Clark e David Chalmers, 1998).
La nostra mente, cultura e civiltà non sarebbe la stessa senza l’invenzione del liguaggio scritto. Gli artefatti cognitivi (Donald A. Norman, 1991) da sempre sono stati esternalizzazioni e potenziamenti di nostre facoltà cognitive come memoria, elaborazione, comunicazione, ecc..
Oggi siamo in un salto della nostra coevoluzione con lo sviluppo e pervasività delle future AI. La nostra mente estesa non sarà composta solo da potenti processi cognitivi parcellizzati, avremo un’entità integrata che potrà avere una personalità con la quale dialogare, imparare, chiedere, confidarsi. Potrà essere sempre più proattiva e non solo reattiva. Non un semplice grillo parlante digitale di Pinocchio seduto sulla spalla. Sempre con noi, collegato ad immense biblioteche di competenze e conoscenze. Sempre più veloce, abile, adattato alle nostre caratteristiche.
Sarà per molti difficile resistere al desiderio di sostituirlo con le reali relazioni con esseri umani. Lo vediamo già oggi che siamo solo all’inizio di questa rivoluzione.

Che tipo di psiche, che modello di adulto (dal punto di vista psicologico), che cultura e tipo di sistema educativo sarà necessario per usare in modo saggio tutta questa potenza?

Divulgazione e psicologia

Mark Manson è un brillante scrittore e divulgatore “pop”, che sintetizza consigli di vita con un taglio direi più psicologico che di crescita personale. Non invita ad essere “vincenti” le persone, ma ad essere se stesse e felici.
Con il suo stile informale, aiuta a diffondere concetti utili, che se espressi in modo tecnico e formale non verrebbero compresi. Ovviamente non ha la credibilità di un esperto e non pretende di averla. La divulgazione è solo un punto di ingresso per approfondire. Divulgare in modo accattivante non sostituisce il rapporto con un esperto o una lettura più professionale. Mark cita spesso gli esperti che lo hanno ispirato ed é una buona prassi.

Mark ha appena rilasciato, nel video che riporto, un elenco di 16 consigli per persone dopo i trent’anni. Sintetizzo i suoi 16 consigli nei 5 principali.
Un esercizio di divulgazione e semplificazione di secondo grado.

1. EVITAMENTO – Se non affronti le tue insicurezze, le parti di te che ti spaventano o che non apprezzi (e che proietti sugli altri) ad un certo punto rimarrai bloccato e alienato da te stesso, cercando colpevoli nel mondo esterno e/o affiggendoti.

2. INDIVIDUAZIONE – Se non sai chi sei, cosa vuoi e temi di esserlo, cercherai solo il consenso dagli altri, cadrai nel conformismo, nel buon adattamento, nel generico “funzionare bene” e non sarai mai pienamente in pace con te stesso.

2. FRUSTRAZIONE SANA – i nostri desideri più veri e profondi richiedono la rinuncia ad altro, richiedono una scelta.

3. INCONSCIO – più rimandi l’analizzare seriamente le tue credenze distorte inconsce (tutti le abbiamo, non le vediamo pienamente e le sottovalutiamo), con il passare del tempo la tua vita verrà plasmata da esse e sarà più faticoso uscirne.

4. SENTIRSI VISTI – impressionare positivamente gli altri può essere un effetto collaterale di un lavoro su di sé autentico e la coltivazione dei propri talenti, non l’obiettivo di per sé (è probabile che se dai eccessiva importanza allo sguardo e giudizio degli altri stai fuggendo da te stesso).

5. MORTALI – dopo un certa età dovremo fare i conti con l’essere mortali, con il limite, con la ricerca di senso più ampia e comprendere cosa c’è di importante in ogni fase della vita, non cercando inutilmente di bloccare il tempo.

P.s. La psicoterapia rimane un fondamentale punto d’appoggio perché a volte è l’unica alternativa ad un contesto adulto psicologicamente inadeguato e sofferente. Anche Mark l’ha fatta. Ma a tendere, collettivamente, la psicologia deve uscire dagli studi di psicoterapia, deve farsi cultura diffusa, vissuta direttamente non solo letta o fruita. Deve diventare parte della crescita di ciascuno. Ridurre la constatazione dell’essere psichici solo quando sorge un sintomo invalidante non basta più. La chiamo rivoluzione metacognitiva. Parolone perfetto per NON essere divulgativo, lontano da un linguaggio informale 🙂

P.p.s Attenti alla banalizzazione del lavoro psicologico su di sé a semplice moda. Questione di equilibri.

Transdisciplinarietà facilitata dall’A.I.

La transdisciplinarietà è uno dei criteri fondamentali per affrontare sfide e ricerche per contesti e contenuti complessi. Scrissi nel 2012 un Manifesto Ibridi (con tre amici) per quei professionisti/e che fanno ponti, in un perdio storico in cui spesso le svolte più interessanti emergono proprio nelle terre di mezzo.
La diffusione dell’intelligenza artificiale, se ben utilizzata, incrementa significativamente la nostra capacità di essere transdisciplinari. La possibilità di muoversi tra una varietà di teorie, campi del sapere che un tempo sarebbe stato troppo lenta o faticosa. Non sto a fare l’elenco dei processi cognitivi supportati e facilitati. Questo non va a sostituire l’approfondimento, la lenta costruzione ed embodiment di competenze specifiche di ciascuno, ma potenzia di molto le nostre capacità di unire i puntini. E siamo solo all’inizio…

Si tratta di imparare a danzare con il Technium (come lo chiamava Kevin Kelly nel libro che riporto sotto). Una danza sulla musica della coevoluzione, senza illuderci di poterla fuggire o rallentare più di tanto e senza esaltazioni ingenue transumane.

Paper su ricerca in Psicologia dello Sport: ultra-trail runners e strategie di coping nella gestione dello stress

Per me è stato un grande piacere partecipare alla ricerca di Psicologia dello sport con Pietro Trabucchi (che molti conosceranno per i suoi libri divulgativi sulla resilienza) e altri colleghi come Carlo Galimberti e Sara Garofalo.
Riporto di seguito il link al paper.

To date, no studies have proposed specific taxonomies of stressors and coping strategies used to manage them by ultra trail runners in races longer than 200 miles, with existing research focusing on significantly shorter distances an then on challenges that could be of a different nature. The aim of this study was to fill this gap by developing specific taxonomies that would group both the stressors encountered and the coping strategies into distinct conceptual categories. Furthermore, to observe in a real competition if these taxonomies allows the evaluation of the coping strategies used by athletes.
The taxonomies were found to effectively described athletes’ race experiences, revealing context-specific coping strategies likely developed through years of practice.

Qui potete scaricare il paper:

https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0332058

Siamo pronti a progettare il nostro DNA?

Questo TED-talk di Eric Nguyen è l’ennesimo esempio di come ci troviamo in una svolta di specie. Un kairòs senza precedenti, spinto da una incredibile accelerazione tecnologica. Spero riusciremo a mettere in atto la necessaria rivoluzione metacognitiva ed etica per essere all’altezza del “grande filtro”, che come un titano ci guarda dritto negli occhi. Prima di qualsiasi forma di transumano o postumano dovremo riuscire a diventare pienamente Sapiens.

Nel mio piccolo, a questo obiettivo individuale e collettivo, mi dedico (personalmente e professionalmente) da decenni. Augurandomi che sempre più persone se ne appassionino, ne avvertano l’importanza e la complessità.

Harari sulla centralità della consapevolezza psicologica

Mediamente la cultura dei paesi più sviluppati è ancora arretrata dal punto di vista psicologico. Basta osservare quanto siano parziali e limitati i modelli di adulto vigenti. Non si comprende ancora che spesso (a livello individuale e collettivo), almeno metà dei fattori che condizionano come sono interpretate e affrontate le situazioni, dipenda dalla consapevolezza e regolazione del proprio modo di funzionare psichico. Ma non basta. Al crescere della complessità culturale, sociale, tecnologica della società, sta crescendo la sfida di competenza psicologica e non solo materiale, economica, tecnica e sociale di base. Quindi non solo stiamo rischiando di perdere il treno, ma il treno sta anche prendendo velocità.

Siamo ad una soglia non meno impattante dell’alfabetizzazione di massa del dopo guerra, quando si è normalizzato che l’essere un cittadino adulto concerneva il saper leggere e scrivere. Serve una rivoluzione culturale metacognitiva che richiederà decenni o subiremo l’insostenibile scarto tra la nostra capacità di sviluppare potenza tecnologica (in una costante competizione per il potere) e la fatica nel crescere in consapevolezza, resilienza e saggezza.

In questo breve video Yuval Noah Harari prova a spiegare perché per le nuove generazioni la sfida oggi è primariamente psicologica.