Due importanti domande

Ci sono due importanti domande che fanno da ponte tra il piano psicologico e quello esistenziale. Generalmente si rimane bloccati al primo piano, quello che Jung considerava la prima parte della individuazione, quella personale. Non solo perché generalmente copre la prima parte della vita, ma anche perché non è semplice trovare l’equilibrio tra adattamento e individuazione.

Più viene realizzata l’individuazione personale più è facile che sia apra in modo impersonale uno spazio transpersonale, esistenziale (dall’io al Sé, usando sempre un linguaggio junghiano), che va oltre il tuo io somatico, psichico, relazionale, biografico, culturale eppure lo include.
Lo spirito soffia dove vuole ma è diverso se incontra un corpo-mente più o meno maturo e individuato.
Ecco le domande:

  1. chi sono io?
  2. sono felice?

Sono domande stratificate, che coprono un ampio spettro che va dal banale al koan. Come un buon libro profondo, che riletto in fasi diverse della vita ci permette di coglierne aspetti e livelli diversi prima non compresi.
Quel libro stratificato siamo noi, quel mezzo è la nostra forma individuale che allo stesso tempo è ostacolo e via.

P.s. individuazione non ha nulla a che fare con individualismo

2 pensieri riguardo “Due importanti domande”

  1. Nell’episteme relazionale l’individuazione è spesso pensata come l’esito di un buon svincolo dalle figure primarie. La simbiosi, che ne è l’opposto, discende dalla mancata sintonizzazione di care gjver che non hanno riconosciuto la soggettività del figlio (forse quello che Hilman chiama il demone, la ghianda) collocandovi la propria. Per sapere chi sono e cosa voglio devo riconoscere ciò che mi sono ritrovato ad albergare. Su questo si basa la sollecitazione clinica sistemica: “Unire per separare” cioè coinvolgere i veri proprietari del Se’ del paziente, le figure del suo contesto evolutivo.

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