Mark Manson è un brillante scrittore e divulgatore “pop”, che sintetizza consigli di vita con un taglio direi più psicologico che di crescita personale. Non invita ad essere “vincenti” le persone, ma ad essere se stesse e felici.
Con il suo stile informale, aiuta a diffondere concetti utili, che se espressi in modo tecnico e formale non verrebbero compresi. Ovviamente non ha la credibilità di un esperto e non pretende di averla. La divulgazione è solo un punto di ingresso per approfondire. Divulgare in modo accattivante non sostituisce il rapporto con un esperto o una lettura più professionale. Mark cita spesso gli esperti che lo hanno ispirato ed é una buona prassi.
Mark ha appena rilasciato, nel video che riporto, un elenco di 16 consigli per persone dopo i trent’anni. Sintetizzo i suoi 16 consigli nei 5 principali.
Un esercizio di divulgazione e semplificazione di secondo grado.
1. EVITAMENTO – Se non affronti le tue insicurezze, le parti di te che ti spaventano o che non apprezzi (e che proietti sugli altri) ad un certo punto rimarrai bloccato e alienato da te stesso, cercando colpevoli nel mondo esterno e/o affiggendoti.
2. INDIVIDUAZIONE – Se non sai chi sei, cosa vuoi e temi di esserlo, cercherai solo il consenso dagli altri, cadrai nel conformismo, nel buon adattamento, nel generico “funzionare bene” e non sarai mai pienamente in pace con te stesso.
2. FRUSTRAZIONE SANA – i nostri desideri più veri e profondi richiedono la rinuncia ad altro, richiedono una scelta.
3. INCONSCIO – più rimandi l’analizzare seriamente le tue credenze distorte inconsce (tutti le abbiamo, non le vediamo pienamente e le sottovalutiamo), con il passare del tempo la tua vita verrà plasmata da esse e sarà più faticoso uscirne.
4. SENTIRSI VISTI – impressionare positivamente gli altri può essere un effetto collaterale di un lavoro su di sé autentico e la coltivazione dei propri talenti, non l’obiettivo di per sé (è probabile che se dai eccessiva importanza allo sguardo e giudizio degli altri stai fuggendo da te stesso).
5. MORTALI – dopo un certa età dovremo fare i conti con l’essere mortali, con il limite, con la ricerca di senso più ampia e comprendere cosa c’è di importante in ogni fase della vita, non cercando inutilmente di bloccare il tempo.
P.s. La psicoterapia rimane un fondamentale punto d’appoggio perché a volte è l’unica alternativa ad un contesto adulto psicologicamente inadeguato e sofferente. Anche Mark l’ha fatta. Ma a tendere, collettivamente, la psicologia deve uscire dagli studi di psicoterapia, deve farsi cultura diffusa, vissuta direttamente non solo letta o fruita. Deve diventare parte della crescita di ciascuno. Ridurre la constatazione dell’essere psichici solo quando sorge un sintomo invalidante non basta più. La chiamo rivoluzione metacognitiva. Parolone perfetto per NON essere divulgativo, lontano da un linguaggio informale 🙂
P.p.s Attenti alla banalizzazione del lavoro psicologico su di sé a semplice moda. Questione di equilibri.