[IT] CONOSCI TE STESSO? – [EN] DO YOU KNOW YOURSELF?

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Non basta vivere la vita per conoscere se stessi, servono prassi e conoscenze specifiche per andare sotto la superficie e ne vale la pena. Niente di complicato ed oggi abbiamo tutto quello che serve per iniziare.

A volte si può iniziare diventando più esperti e consapevoli (in prima persona, non basta leggere i libri) di come funzioniamo cognitivamente, emotivamente e nel comportamento in quanto esseri umani. Parlo genericamente di esseri umani perché mi riferisco al modo generale di funzionare della mente come per esempio la difficoltà a stare nel qui ed ora, la predisposizione a vedere tutto da una prospettiva egocentrata o ad essere sempre proiettati sull’esterno e non su come noi interpretiamo le situazioni, ecc.. Questo lo si può considerare un primo livello di incremento della metacognizione. Raggiungibile per esempio con un percorso individuale di mindfulness condotto da uno/a psicologo/a e/o un percorso di sostegno psicologico o coaching sempre svolto da uno psicologo/a.

Ma la cosa più interessante è che se si percorre a sufficienza questa prima tappa ad un certo punto si incappa in quelli che possiamo chiamare schemi (approfondirò il concetto di schemi in un altro post). Arrivati qui serve un lavoro e competenze più approfondite di psicoterapia. So già che l’uso di questo termine mette in allarme quasi tutti. Cerco di risolvere l’inghippo linguistico.

Non intendo dire che tutti abbiamo qualche psicopatologia, tutt’altro, proprio il contrario. Purtroppo questo passaggio netto ad un linguaggio clinico (a volte psichiatrico) della nostra attuale cultura, allontana la grande parte delle persone dal usare le prassi necessarie per la conoscenza di sé, che è uno degli investimenti più importanti da poter fare nella vita. In realtà è una cosa molto più normale, semplice e pacifica, basta capirsi. Tutti, in misura diversa, abbiamo degli schemi più o meno disfunzionali che, associati alla nostra personalità, condizionano come siamo, come vediamo noi stessi e le relazioni con gli altri, che scala di valori abbiamo, come e dove lavoriamo, gestiamo le nostre scelte di vita, le relazioni significative, ecc.. Non servono sofferenza e “sintomi” particolari (non farti bloccare dal linguaggio clinico), è proprio nello sviluppo delle psiche di tutti si creano degli schemi, che di base hanno la funzione di prevedere il rapporto con le persone e situazioni significative. Capisci la portata enorme di entrare in contatto in modo consapevole con queste parti di noi. Non è una via per la perfezione e l’invincibilità, anzi si impara a relazionarsi anche con le parti più fragili di noi. Un passare dal solo giocare al meglio il gioco in cui ci troviamo gettati, al chiedersi a che gioco stiamo giocando.

Il lavoro sui propri schemi può influenzare significativamente la qualità della nostra vita perché è attraverso questi filtri che interpretiamo noi stessi, gli altri, le situazioni, le scelte di come e con chi vogliamo vivere.

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It is not enough to live life to know yourself, it takes specific practices and knowledge to go below the surface and it is worth it. Nothing complicated and today we have everything we need to get started.

Sometimes you can start by becoming more experienced and aware (firsthand, not just reading books) of how we function cognitively, emotionally and in behavior as human beings. I speak generically of human beings because I am referring to the general way the mind functions such as for example, the difficulty of being in the here and now, the predisposition to see everything from a self-centered perspective or always being projected on the outside and not on how we interpret situations, etc.. This can be considered a first level of increasing metacognition. Achievable, for example, with an individual mindfulness course conducted by a psychologist and/or a psychological support or coaching course also conducted by a psychologist.

But the most interesting thing is that if you sufficiently go through this first stage at some point you run into what we can call patterns (I will elaborate on the concept of patterns in another post). Getting here requires deeper psychotherapy work and skills. I already know that the use of this term alarms almost everyone. I am trying to resolve the linguistic catch.

I do not mean that we all have some psychopathology, far from it, just the opposite. Unfortunately, this sharp shift to a clinical (sometimes psychiatric) language in our current culture moves the vast majority of people away from using the practices necessary for self-knowledge, which is one of the most important investments we can make in life. It is actually a much more normal, simple and peaceful thing, just by understanding each other. We all, to varying degrees, have more or less dysfunctional patterns that, associated with our personality, condition how we are, how we see ourselves and our relationships with others, what scale of values we have, how and where we work, manage our life choices, meaningful relationships, etc.. You don’t need particular suffering and “symptoms” (don’t get stuck with clinical language), it’s just in the development of everyone’s psyches that patterns are created, which basically have the function of predicting relationships with significant people and situations. Understand the enormous scope of consciously getting in touch with these parts of us. It is not a path to perfection and invincibility, rather we learn to relate to even the most fragile parts of us. A shift from just playing the game we are thrown into as best we can, to asking ourselves what game we are playing.

Working on our own schemas can significantly influence the quality of our lives because it is through these filters that we interpret ourselves, others, situations, and choices of how and with whom we want to live.

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