Suggerisco di vedere la serie Pluribus su Apple Tv (ideata da Vince Gilligan, già sceneggiatore di noto Breaking Bad).
Serie di buona fantascienza che parla della tentazione di una vita sicura, senza sofferenza in una mente sciame, che ricorda un complesso psicologico materno che richiede solo un piccolissimo costo da pagare:
la propria individualità, la propria individuazione personale!
Il complesso materno è alimentato dall’archetipo della Grande Madre, ipotizzato da Jung e approfondito dal suo allievo Neumann. La madre si fa tramite non solo della vita biologica ma porta, con la sua grande protezione, dedizione, sintonizzazione e affetto, nel mondo la psiche dei propri figli. Periodo fondamentale, difficile e prezioso dello sviluppo. Ma se non si supera quella fase si rimane annichiliti, non si cresce, non si vive la propria vita, ammaliati dal comfort e dalla sicurezza che protegge dal diventare se stessi, oltre che dalle difficoltà del mondo, fatto percepire come principalmente negativo.
Come Circe nell’Odissea agisce la seduzione di protezione materiale, emotiva e di continui piaceri sensoriali. Ma la tela del ragno ha un altro collante potente, i sensi di colpa: far soffrire la madre se si prende la propria strada, se ci si differenzia, se non si mette al centro il prendersi cura di lei, se si è felici e lei no, ecc. come mostrato molto bene dalla Control-Mastery Theory.
Nella serie, i pochi umani rimasti individui sul pianeta oscillano tra:
1. SEDUZIONE – il resistere alla tentazione di abbandonare la propria individualità per la promessa di uno stato di beatitudine impersonale (che simula l’illuminazione ma è più simile ad una fuga più che ad un risveglio) come la protagonista;
2. SENSO DI COLPA – la difficoltà a lasciare il guscio corporeo senz’anima dei propri cari per molti degli altri personaggi rimasti individui.
Questa serie non è solo metafora della psicologica individuale ma anche collettiva. Mostra come in modi diversi la società autoritaria e quella ipertecnologica consumistica abbiano il rischio di annichilire:
lo spirito critico
il discernimento
la voglia di conoscenza
la ricerca di verità
il coraggio di esplorare dentro e fuori di noi
il fare amicizia con l’incertezza, con il dolore e la mortalità
l’equilibrare il rapporto tra individuo, famiglia, tribù e collettivo
il mettere limiti sani insieme alla voglia di superare i confini
di vivere la condizione individuale come una fucina creativa di slancio vitale.