La transdisciplinarietà è uno dei criteri fondamentali per affrontare sfide e ricerche per contesti e contenuti complessi. Scrissi nel 2012 un Manifesto Ibridi (con tre amici) per quei professionisti/e che fanno ponti, in un perdio storico in cui spesso le svolte più interessanti emergono proprio nelle terre di mezzo.
La diffusione dell’intelligenza artificiale, se ben utilizzata, incrementa significativamente la nostra capacità di essere transdisciplinari. La possibilità di muoversi tra una varietà di teorie, campi del sapere che un tempo sarebbe stato troppo lenta o faticosa. Non sto a fare l’elenco dei processi cognitivi supportati e facilitati. Questo non va a sostituire l’approfondimento, la lenta costruzione ed embodiment di competenze specifiche di ciascuno, ma potenzia di molto le nostre capacità di unire i puntini. E siamo solo all’inizio…
Si tratta di imparare a danzare con il Technium (come lo chiamava Kevin Kelly nel libro che riporto sotto). Una danza sulla musica della coevoluzione, senza illuderci di poterla fuggire o rallentare più di tanto e senza esaltazioni ingenue transumane.
