Invecchiare come surfare

Il periodo della fase anziana può essere interpretato come una un’onda da surfare.
C’è chi la perde perché purtroppo muore prima. C’è chi le nuota contro, venendone travolto, vivendo come se avesse sempre quarant’anni. Il mio è un discorso di massima, generico che mediamente vale per i più. Poi ogni vita ha una unicità essenziale da riconoscere e provare a realizzare.

C’è poi una terza categoria di persone che accetta (non confonderlo con arrendersi) questa fase della vita e ne gode, coltiva i lati peculiari, per quello che riesce e gli è concesso.

Questi provano a surfare l’onda, con più o meno abilità, sperando di avere la grazia di fare un bel tunnel nell’onda.
Non si tratta di essere passivi ma di affrontare la mortalità e l’erosione di forze, salute e capacità cognitive come la grande occasione di ridimensionare, di relativizzare la posizione ego-centrata che ordinariamente abbiamo avuto per gran parte della vita. Ovviamente meglio iniziare gradualmente e progressivamente dalla crisi di mezza età non a settant’anni. Ma ciascuno fa quello che riesce.

Intuire, senza l’ingenuità di avere la spiegazione ultima, che siamo parte di qualcosa di più grande. Non serve una chiave di lettura religiosa, basta una più laica posizione esistenziale (si veda a proposito l’ultimo libro di Romano Màdera: Spiritualità laica).

Una integrazione della prospettiva interiore, intro-versa. Non è un invito di fuga dal mondo o a smettere di goderne i momenti piacevoli (vissuti in realtà come ancora più preziosi) o non essere attivi e impegnati. Ma il suggerimento di osservare i nostri tanti attaccamenti e l’implicita illusione estro-versa che dipenda tutto dal quel “fuori” fatto di oggetti, situazioni, contenuti, relazioni, status, piaceri, protezioni, ecc. inconsapevoli del ruolo dello sguardo che interpreta e comprende il mondo.

Per questo diviene così importante un atteggiamento aperto e contemplativo che vada a ritroso della nostra intenzione, del nostro sguardo implicitamente bisognante e desiderante. Senza tenerlo scontato, alla sorgente del Mistero dell’esserci e dell’essere consapevole impersonale.

In un koan zen, di cui non ricordo la fonte, si chiede:
CHI sta meditando?

Buona surfata per chi ha avuto la possibilità di essere anziano e buona preparazione all’ultima grande onda a chi ha superato i quarant’anni.

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