Un pò di storia della psicoterapia per sapere da dove veniamo e non reinventare la ruota.
Uno dei meriti delle psicoterapie psicodinamiche è l’aver sottolineato e affinato la centralità della gestione del transfert e controtransfert. Non solo fondata su di una conoscenza tecnica ma anche sull’essenziale lavoro personale del terapeuta (analisi personale, supervisioni, ecc.) che viene emotivamente coinvolto nella relazione terapeutica.
Anche altre tradizioni come certo cognitivismo hanno con il tempo riconosciuto la centralità della formazione terapeutica su di sé dello psicoterapeuta (si veda per esempio Liotti, ma non solo).
Quindi, a chi il merito?
Chi fu storicamente il primo a riconoscere il coinvolgimento psichico profondo del terapeuta e quindi della necessità di una (o più, nel corso ella vita) terapia personale per essere in grado di discernere tra le proprie dinamiche psichiche, quelle del paziente e la loro interazione?
Lasciamolo dire proprio a Sigmund Freud:
“tra i molti meriti della scuola analitica zurighese annovero quello di aver stabilito l’obbligo per chi voglia compiere l’analisi su altri di sottoporsi preliminarmente ad un’analisi presso un esperto. Se si vuole fare sul serio questo lavoro bisogna scegliere questa via, che promette più di un vantaggio…” (da Consigli al medico nel trattamento psicoanalitico, del 1912, p.537).
Fu proposto da Carl Gustav Jung.
