Psicologia Positiva e altri scenari

Spesso abbiamo una idea della Psicologia come disciplina clinica ma è un travisamento diffuso soprattutto in Italia. Sicuramente fino a qualche decennio fa la clinica è stato il filone dal quale sono emerse le maggiorni conoscenze ma più di recente anche altri ambiti stanno crescento aiutando a chiarire che la Psicologia è la scienza che studia la mente come la Biologia è quella che studia la vita.

E’ una scienza giovane che si presta alla transdisciplinarietà essendo così complesso il suo oggetto di studio. A differenza di molte altre discipline, fenomeno osservato e osservatore coincidono e questo rappresenta un ulteriore fattore di difficoltà e interesse. Se vogliamo adottare proprio la prospettiva più ampia possibile la psicologia studia quella parte di universo che crea cognitivamente il mondo, conosce e in certi casi prende consapevolezza di sé.

Martin Seligman fondatore della Psicologia Positiva ci invita a riflettere sugli scenari applicativi della Psicologia al benessere, all’ottimizzazione della vita quotidina e non solo della clinica. Accenna a come nei settori della tecnologia, dell’intrattenimento e del design (nel senso più ampio di progettazione) ci siano ancora grandi margini di miglioramento dell’esperienza utente (anche se non usa questo termine) e più in generale del benessere da parte della ricerca degli psicologi.

Mi capita sempre più spesso di parlare di una Psicologia dell’Interazione Applicata indipendentemente che si progetti una esperienza utente in un contesto digitale come un social network o materiale come un evento, un team di lavoro o uno spazio di vendita, ecc.. Credo che la progressiva digitalizzazione della nostra quotidianità, facendoci sperimentare nuove esperienze cognitive e agganci grafici ubiqui renda visibile processi psichici che per loro natura sono trasparenti.

A mio parere sono tutte nuove opportunità di non tenere scontata l’ottimizzazione e design di molte esperienze e contesti dal benessere, al lavoro, alle relazione, alla collaborazione, alla emergenza, ecc. ecc..

Ovviamente più in generale, si spera, anche di imparare a prenderci cura del nostro e altrui benessere ma è un tema che forse merita un altro post.

Behavior is our Medium – Robert Fabricant

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Robert Fabricant – Behavior is our Medium from Interaction Design Association on Vimeo.

Riprendo lo spunto sollevato dalla domanda di Maurizio Boscarol nella intervista che fece a me e Davide per postare il video dell’intervento di Robert Fabricant alla Conferenza Interaction ’09, a Vancouver.

La questione che pone Fabricant è sintetizzabile, a mio avviso, nella crescente necessità nell’IxD di aumentare le probabilità di indurre determinati comportamenti negli utenti.

Credo che per seguire questo obiettivo si necessaria la maturazione di una psicologia della interazione che permetta di considerare gli utenti come sistemi psicologici e sociali in modo più approfondito e articolato.

“Interaction Design is not about computing technology, it’s about behavior”

Lo stesso Fabricant, nel suo post a commento del suo intervento sottilinea come ci siano già alcuni designer e ricercatori impegnati in questa direzione:

BJ Fogg

Dan Lockton

Jess McMullin

Mi interessa molto questo dibattito e sviluppo dell’IxD in quanto, a suo modo e con le sue specificità, anche Mo.De. cerca di dare il suo contributo in questa direzione.