The Spime Arrives

Cliccando qui potete vedere un video flash ideato da Bruce Sterling per spiegare il concetto di Spime, sviluppato nel suo ormai famoso libro “La forma del futuro” che tratta il tema della “internet of things“.

Fonte: [ToShare] Photo: [by Brianfit]

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Elementi teorici per la progettazione dei Social Network

Chi mi conosce sa che da anni ho il pallino dei social network e finalmente dopo mesi di stanche serate passate a discutere e scrivere con il brillante Davide Casali pubblichiamo un documento riguardo questo tema: “Elementi teorici per la progettazione dei Social Network“.

Come il titolo lascia intendere non vuol essere l’analisi di specifici network presenti in rete, ne un manuale di progettazione ma una raccolta delle conoscenze teoriche generali necessarie allo sviluppo e analisi dei social network.

Il documento è scaricabile sotto licenza CC by-at 3.0 da qui (versione 1.0, 356KB).

Abbiamo inoltre deciso di propendere per una strada orientata all’open source e alla collaborazione. Per questo motivo, da adesso in poi il documento è presente qui sul Wiki di Bzaar.

Se aprite, noterete la presenza di altre parti già abbozzate non presenti nel documento 1.0. Il motivo è che ci sarebbe ancora molto da dire, ma preferiamo discuterne in modo aperto. In questo modo se la nostra iniziativa avrà successo realizzeremo delle release successive del documento, in modo analogo alle versioni stabili dei vari progetti open source (i.e. 1.1, 1.2, …).

Quindi, il documento è disponibile:

Crediamo nell’importanza di migliorare e diffondere il networking come prezioso strumento di gestione, produzione di conoscenze, contatti e nuove opportunità. Per questo speriamo di alimentare una costruttiva riflessione con questo documento, il wiki e quello che potrà emergere.

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Radical evolution

 

Scrive Kevin Kelly di questo libro: “It isn’t often an author gets to herald the biggest news in the last 10,000 years. But you’ll get the full, uncensored, mind-blowing report here in this entertaining and surprisingly deep book. Meet soldiers who don’t sleep, animals controlled with joy sticks, computers controlled by merely thinking, the blind driving cars, and parents designing their kids — and that is just what is happening right now. Veteran scout Joel Garreau prepares ordinary readers for the ultimate question of this century: Who do you think we should be?“.

Ho già avuto modo di trattare il tema della Singolarità in questo mio precedente post, ma lo stimolante testo di Joel Garreau merita una riflessione. In una delle prime pagine Garreau fa notare come per secoli la tecnologia è stata sviluppata e adoperata soprattutto per far fronte a pericoli e sfide che venivano da “fuori”, dall’ambiente circostante, oggi c’è un cambio di rotta e le GRIN (Genetica, Robotica, Informatica e Nanotecnologia) punta verso l’interno: “… queste tecnologie hanno iniziato a fondersi con la nostra mente, i nostri ricordi, il nostro metabolismo, la nostra personalità, la nostra progenie e forse anche la nostra anima“.

Si fa sempre più concreta la necessità di riflettere sui futuri scenari in cui l’evoluzione tecnica-scientifica (dopo quella biologica e tecnica-culturale) innescerà un mutamento esponenziale, una Curva che stravolgerà ciò che oggi definiamo umano. Sembra fantascienza, lo so e onestamente io cerco di pormi sempre in una posizione critica, cauta e simpatizzo più per una interpretazione “debole” della Singolarità, ma di fatto siamo ad una fase di svolta che nei prossimi 50 anni ci costringerà a profonde trasformazioni.

Garreau, giornalista e redattore del Washington Post, intervista ricercatori che stanno plasmando il nostro futuro, organizzando le visioni raccolte in tre scenari: Paradiso, Inferno, Vittoria. Come potete immaginare i primi due scenari sono i più estremi in positivo e in negativo, mentre il terzo cerca di essere un compromesso più equilibrato, rappresentato soprattutto dalla intervista con Jaron Lanier (genio, tra i padri della realtà virtuale) capace di mantenere un equilibrio tra ciò che oggi sappiamo e la complessità, imprevedibilità del divenire, ma non solo, il fascino del pensiero di Lanier è la capacità di mettere al centro l’uomo e le sue necessità relazioni.

Gli autori intervistati sono numerosi, c’è ovviamente il solito Kurzweil che in questo libro conferma la mia ipotesi secondo la quale, come tanti geek e singolaristi, sotto l’eccessivo entusiasmo nascondo spesso un inconsapevole immaginario simil gnostico; tema attualmente significativo nell’inconscio colletivo della societa occidentale (pensiamo ai successi di Matrix e Il Codice Da Vinci) che merita a mio parere di essere analizzaro, fatto emergere e non solo “agito” irrazionalmente, visto la capacità trasformativa delle ricerche scientifiche, tecnologie che speriamo siano gestite da persone il più possibile consapevoli di quello che stanno facendo e non guidati da un forte quanto poco chiaro desiderio trascendente.

E’ difficile trovare raccolte in un unico testo interviste e citazioni di così tanti esperti, di diverse discipline, utile per farsi un quadro generale. Nell’insieme dei contributi, hanno un certo rilievo gli incontri con alcuni ricercatori del DARPA (agenzia di ricerca del Dip. della Difesa USA dove si portano avanti le ricerche più estreme e potenzialemente trasformative sull’interazione uomo-macchina, “l’integrazione” uomo-macchina e il potenziamento umano) che ci mostrano come sia sempre più sottile la distanza tra scienza e fantascienza negli anni a venire.

Per questo ritengo molto importante che la gente comune si mantenga informata sugli sviluppi della scienza e della tecnica perché i referendum e i dibattiti sulla genetica, sull’energia, ecc. sono solo all’inizio e saranno scelte che condizioneranno sempre più la nostra vita. Per questo è fondamentale che si usino tutti gli strumenti e le risorse perchè la scienza sappia comunicare nel modo più efficace e diffuso i propri sviluppi, sfruttando magari le potenzialità della rete, il networking (da alcuni anni sto lavorando in questa direzione sviluppando network scientifici su cui spero presto di fare dei post).

Kurzweil rimane esagerato e una buona fetta delle su previsioni sono da raddoppiare come tempistiche (se mai si realizzaranno in quella maniera) ma non mancano possibili sviluppi e novità proposte in tutto il libro che possono arrivare anche prima del previsto! La maggior parte dei temi principali dell’innovazione scientifica e tecnologia sono toccati. Mi colpisce in particolare la genetica (speriamo che tra 15 anni la cura di molte malattie come il cancro subiscano l’accelerazione prevista), l’integrazione uomo-macchina (seguo con interesse lo sviluppo delle interfacce neurali), l’impatto del virtuale sul mentale (la diffusione degli assistenti virtuali e dell’immersione) e le dimaniche sociali e relazionali a “sciame” (swarming) prodotte dalla rete e della futura ICT.

Un’ulteriore merito di questo testo è di mostrare anche le motivazioni biografiche, i desideri, le paure che plasmano le idee e le ricerche di alcuni esperti significativi. Non è secondario in quanto non credo che si possa ridurre lo sviluppo tecnologico ad un movimento autonomo ma lo interpreto maggiormente (come Lanier e altri autori) una co-costruzione dove l’uomo ha un ruolo centrale. Fare i conti con i miti e i desideri che ci guidano in questa fase di trasformazione può fare la differenza ed evitare di sottovalutare pericoli e di agire in preda a deliri d’onnipotenza. Spero si riesca a trovare un equilibrio perché altrimenti è possibile che si allunghi l’ombra dello scenario Inferno proposto da Bill Joy che un giono sulla nota rivista Wired scrisse questo famoso articolo: “Why the future doesn’t need us“.

Non bisogna però nemmeno rifugiarsi in visioni e dicotomie che hanno fatto il loro tempo, bisogna accettare la sfida per cercare di cavalcare l’onda che non va presa troppo presto altrimenti ne saremo schiacciati ma nemmeno troppo tardi altrimenti la perderemo.

Per concludere, che non guasta mai, a fine testo è presente un valido elenco di testi e links come letture consigliate che rendono questo libro ancora più valido.

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Immagini e linguaggi del digitale

Il libro di Andrea Granelli e Lucio Sarno è un interessante tentativo di indagare come lo sviluppo e la diffusione dell’ICT, in relazione alla banda larga, sia così complessa da necessitare una sempre maggiore competenza sul sistema utente in tutti i suoi livelli sociali, culturali e in particolare psicologici. Mi sembra che questo valido libro confermi delle riflessioni che anch’io porto avanti da anni.

Da un lato, come il Web 2.0 insegna, una maggiore competenza sull’utente permette di “spremere” la tecnologia che già abbiamo, senza dover investire e rischiare in innovazioni tecnologiche difficili e costose. A posteriori sembra tutto semplice, ma non è banale reinterpretare l’interazione, secondo una visione più sistemica, in cui l’utente è un soggetto più attivo e ricco di processi emergenti, di auto-orrganizzazione sui quali “agganciarsi” per progettare interfacce e prodotti più completi. Per fare questo è necessario andare oltre la miopia di una competenza solo specialistica, “verticale” integrandola con una visione più completa, “orizzontale”, transdisciplinare. Da un certo punto di vista, questo nuovo margine di reinterpretabilità della tecnologia già nota e collaudata, per lo sviluppo di nuovi prodotti, servizzi non è legato solo al web ma tocca molte altre tecnologie. Per esempio, il Wii della Nintendo a mio parere è una idea vincente che si basa sul medesimo processo di messa a fuoco dei possibili agganci dati dal sistema utente. Si potrebbe parlare di una Immersione 2.0 ma ne parlerò in un altro post.

Altro fattore imporante della rivoluzione digitale in atto è la progressiva emersione della Psiche, non a caso, uno dei due autori, Lucio Sarno, è uno psicoanalista. Ho già avuto modo di introdurre questo argomento, in relazione ai possibili scenari di sviluppo del virtuale, in questo post sul mio intervento a Frontiers of Interaction III. Su questo versante si potrebbe sintetizzare dicendo che, l’ergonomia cognitiva non basta più ma si rende sempre più necessario e utile anche approccio psicodinamico, cioè che sappia scovare anche nelle dinamiche più profonde, emotive, pulsionali, immaginali validi punti di “aggancio” per lo sviluppo di prodotti e nuove tipologie di markting e comunicazione.

Infine c’è l’impatto culturale e sociale dell’ICT e della banda larga che plasmando a grande velocità, il nostro modo di socializzare, di raggiungere, produrre e condividere conoscenza (vedi società della conoscenza), di sviluppare una identità sociale diffusa, crea nuove metafore, valori, desideri nell’immaginario collettivo sempre più affamato di nuove metafore per la urgente necessità interpretare questa veloce e complessa realtà. Nuove Culture di Interazione da saper anticipare grazie ad un attento occhio psicosociale che non sempre le aziende hanno la capacità di fare proprio e al più delegano alla consulenza. Io credo che per fare innovazione oggi non abbiano più senso certe distanze, distinzioni e deleghe certe competenze devono divetante parte integrante delle aziende, in team veramente ibridi e non solo di facciata. Perché non ci si può più permettere di dilatare i tempi, di delegare le numerosissime competenze necessarie oggi che sin da principio devono “impollinare“ le idee e intuizioni che daranno origine a nuovi prodotti e servizzi. Chi ha il coraggio di farlo?

Per concludere credo che Andrea Granelli proponga un ottimo punto di vista, rispetto il suo coraggio di aver scritto un libro del genere con un analista,  e lo seguiro con molto interesse.

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