TED: Steven Johnson – The Web and the city
Avevo già parlato di Johnson qui.
Di seguito il suo nuovo intervento al TED del 2003:
Outside.in‘s Steven Johnson says the Web is like a city: built by many people, completely controlled by no one, intricately interconnected and yet functioning as many independent parts. While disaster strikes in one place, elsewhere, life goes on.
[TED]
Enterprise 2.0 – Varese
Ieri sono stato all’International Forum on Enterprise 2.0 a Varese.
Nel complesso un interessante fotografia dello stato dell’arte a livello internazionale. L’intervento che mi è interessato di più è stato quello di Norman Lewis che rifletteva sull’importanza di capire i digital natives per costruire una Enterprise 2.0 e gestire il passaggio di paradigma culturale che la tecnologia sta portando (ho iniziato l’anno scorso una medesima ricerca nell’Osservatorio sul Knowledge Management PKM360°).
Se per qualcuno non è ancora chiaro, spero di no, la rivoluzione che sta innescando la ICT trova i suoi maggiori ostacoli nei cambi culturali e generazionali. Non si tratta solo di tecnica, come da più di 10 si continua a ripetere nel Knowledge Management.


Da tempo sto lavorando come consulente aziendale proprio sui fattori psicologici e sociali che possono permettere un passaggio meno traumatico della cultura organizzativa verso l’adozione di logiche 2.0 o da Social Network come mi capita più spesso di dire.
La tecnologia va più veloce della cultura di interazione degli utenti e questo non solo dentro le aziende ma anche nella vita quotidiana. Anche per questo il Web 2.0 per ora rimane più una rivoluzione culturale che di business (se escludiamo il business di fare una startup e farsi comprare).
Quello che fa la differenza non è vendere una piattaforma, anche se 2.0 come un wiki, mantenendo vecchi logiche ma diventare esperti della cultura d’interazione che sottende le realtà che emergono dalla selezione natura del Web 2.0 e trasferirla in modo graduale, insieme alle nuove applicazioni, nell’azienda.
Entro settembre, tornerò sull’argomento in modo molto più significativo e sostanzioso con una sorpresa
Psiche Multipolare
Da otto anni porto avanti con passione una ricerca alla quale sono molto legato.
Partendo da una base epistemologica costruttivista e facendomi accompagnare dal modello autopoietico di vita e cognizione, insieme alla modello emergentista della mente, sto sviluppando una convergenza tra modello della psiche junghiana (in particolare il modello dei complessi a tonalità affettiva), scienze cognitive e neuroscienze.
Dire che è un obiettivo sfidante è poco ma credo profondamente in questa possibilità e nella sua enorme utilità. Quest’anno mi sembra di aver finalmente raggiunto una adeguata robustezza del modello e delle riflessioni che propongo e mi auguro di trovare tempo ed energie per scrivere e farmi pubblicare qualche articolo scientifico, vedremo.
Non voglio tediarvi con ulteriori argomenti che possono al massimo interessare gli addetti ai lavori. Capire e spiegare che la nostra mente, la nostra psiche sia un sistema multipolare non è facile in quanto è una idea controintuitiva in quanto noi ci sentiamo un Io, ci identifichiamo con la nostra unità, come è giusto e naturale che sia.
In questo appassionante ed emozionante intervento al TED, la neuroanatomista Jill Bolte Taylor ci racconta, per esperienza diretta come siamo composti da un universo di sensazioni, micro-mondi e micro-identità. Merita di essere visto.
La comunicazione scientifica nella rete
Per quanto riviste e mondo accademico rimangano i canali e garanti ufficiali della comunicazione scientifica anche questo genere di informazione subisce la destrutturazione e moltiplicazione prodotto dalla rete.
Sempre più la ricerca scientifica e tecnologica attiranno l’attenzione della massa, perché stanno modificando e plasmando profondamente la nostra vita, facendo aumentare in numero e rilevanza gli argomenti importanti sui quali farsi una idea e decidere. La sfida della Società della Conoscenza è il cambiamento del rapporto tra chi tradizionalmente è il detentore del sapere e chi ne dipende. Da un lato i canali e media tradizionali non sono in grado di gestire una massa di conoscenza crescente e da comunicare in modo diffuso, dall’altra c’è il solito problema della qualità della comunicazione. Personalmente non credo che si possa contrastare l’effetto della rete arroccandosi ma è molto più utile e sensato che istituzioni, università, riviste scientifiche, ecc. cavalchino questa trasformazione in modo nuovo.
Per esempio, rispetto al caos della rete, i social network possono essere una forma di caos creativo che non solo permette di tutelare in buona parte la qualità della informazione ma anche di crearne nuova per rispondere alla necessità di conoscenza della comunità. Da diversi anni lavoro proprio su questa possibilità e spero presto di poterne parlare più diffusamente.
Da un lato la rete può indirizzare verso notizie false o interpretazioni discutibili, distorcendo conoscenze delicate sulle quali molti ricercatori hanno lavorato per anni e sulle quali è importante non sbagliare. Ma credo anche, che spesso la rete stimoli la conoscenza e siano più le volte che inneschi un approfondimento serio. Per esempio, ieri sera ho trovato un ragazzo statunitense Matthew Segall che introduce su youtube temi complessi di lettura e studio. Lo trovo molto interessante come esempio di un fenomeno di diffusione e comunicazione della conoscenza. Non sarà perfetto ma a mio parere il suo è comunque un contributo all’approfondimento e allo studio. Ho scelto tra i suoi vari video quello ad un tema a me caro, l’autopoiesi (una importante teoria di biologia della conoscenza sul rapporto tra vita e cognizione).