Un esempio di prassi per innovare by Adaptive Path

Chi lavora in contesti dove la competizione è caratterizzata da una costante necessità di innovare non smette mai di trovare nuove idee ma anche di migliorare le prassi per far emergere ed elaborare le idee stesse. E’ un circolo virtuoso, in quanto il focus non è solo sulla produzione di idee che possono avere un valore ma sulle prassi di produzione stessa. Un punto di vista “meta” che rappresenta spesso il differenziale tra chi innova e chi insegue l’innovazione. Questa è una tra le varie cartine tornasole per fotografare le capacità di una cultura organizzativa di evolvere e innovare.

Detto questo sul blog di Adaptive Path ho trovato questo post e il relativo video che riporto di seguito. E’ un ottimo esempio di prassi per la fissazione, elaborazione e revisione di idee di valore. Si può esempre migliorare ma la scelta dei termini (che sono anche immagini, simboli, metafore che aiutano la riflessione) e il minimalismo del processo (che deve essere breve, leggero per ritagliarsi uno spazio tra le mille priorità e impellenze quotidiane di una vita professionale) lo rendono un ottimo esempio.

Queste le tre fasi della prassi:

  1. Spark (scintilla) rappresenta perfettamente l’idea come luce esplosiva piccola ma che può essere innesco di un sistema complesso più ampio, un effetto a catena.
  2. Fire come dare forma e sostanza alla scintilla in modo tale che da semplice idea diventi un agente materiale nel mondo anche solo per esempio con un post.
  3. Impact è il primo loop, la prima chiusura del cerchio, il primo filtro, il primo feedback per capire se l’idea era fertile o il modo in cui è stata materializzata e comunicata, base per un successivo loop.

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Bobby McFerrin hacks your brain with music

Vi sono delle costanti nel nostro cervello e nella nostra mente sulle quali poter progettare.

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Question 2010 – Edge.org

“How is the internet changing the way you think?”

Non potevano scegliere una domana più interssante!

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Feedback

Difficile scegliere e agire senza feedback!

Quante volte le situazioni, i contesti non ci permettono di avere feedback immediati e chiari sul nostro scegliere e agire.

Senza feedback siamo cechi.

Sensa feedback non possiamo imparere, capire, migliorare.

E’ un principio universale che sta alla base della cognizione in quanto cotruzione all’interno di un processo circolare (close the loop).

Vale, per esempio, sia se si progetta una interfaccia, sia quando dobbiamo orientarci in scelte che non permettono più di tanto di tornare in dietro, o che hanno tempi lunghi prima di produrre feedback o parziali.

Spesso un gruppo o una organizzazione ripete gli stessi errori perché non si è data il modo di avere feedback verso il suo interno e non solo verso l’esterno.

Quali feedback può darci quello che non scegliamo o che non riconosciamo?

Sui feedback si fonda il nascente self-tracking.

Nei sistemi complessi la sensibilità ai segnali deboli è la continua costruzione di feedback.

Il feedback è uno i quei processi così fondamentali e alla base della cognizione che è meglio considerarlo nella sua ampiezza e complessità.

Come e quanto cercate feedback?

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