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	<title>Comments on: Ibridi e la ricerca della via di mezzo tra conoscere e fare</title>
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	<description>Highly Transdisciplinarity Thoughts for the Challenge of Complexity</description>
	<lastBuildDate>Tue, 11 Oct 2011 08:46:23 +0000</lastBuildDate>
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		<title>By: Gian</title>
		<link>http://ibridazioni.com/2010/07/07/ibridi-e-la-ricerca-della-via-di-mezzo-tra-conoscere-e-fare/#comment-1557</link>
		<dc:creator>Gian</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 21:32:52 +0000</pubDate>
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		<description>Senza una evoluzione tecnologica e del mercato l&#039;interaction designer non sarebbe mai diventata una professione.
Bisogna accettare un piano evolutivo da cui emergono necessità nuove. L&#039;ibrido ha senso se è innesco o innescato da un crescente ruolo dell&#039;innovazione, della comunciazione e delle risore umane nella organizzazione. Considerare l&#039;ibrido come un nuovo ingranaggio in una macchina con logiche vecchie non funziona. L&#039;ibrido è portatore ed espressione di una visione complessa della realtà, del mercato, dell&#039;azienda, non è solo una persona a metà tra varie competenze.
Già l&#039;alternativa relazionale alla logica lineare da waterfall che proponi è un salto di complessità e di messa al centro delle persone (per quanto semplice e di buon senso).
Le aziende sono sistemi entropici, sono catene di montaggio concepite per fuzionare nonostante le persone che ci sono dentro. In questo caso gli ibridi non possono fare molto.
Ci sono piccole società o parti di grandi aziende che hanno oggi la necessità urgente di uscire dalla metafora del macchina e passare a quella del sistema vivente (di cui si è parlato tanto una ventina di anni fa, ma allora mancava l&#039;urgenza).
La necessità di aumentare la cognizione e comunicazione interna ed esterna per adattarsi il più velocemente possibile con una riduzione di errori in un mondo in continua mutazione.
I fattori in gioco sono tanti, anche quelli più macro che trascendono il ruolo dell&#039;ibrido, come per esempio quanto manager e imprenditori considerino l&#039;azienda qualcosa da far cresce ed evolvere e quanto semplicemente una opportunità finanziaria.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Senza una evoluzione tecnologica e del mercato l&#8217;interaction designer non sarebbe mai diventata una professione.<br />
Bisogna accettare un piano evolutivo da cui emergono necessità nuove. L&#8217;ibrido ha senso se è innesco o innescato da un crescente ruolo dell&#8217;innovazione, della comunciazione e delle risore umane nella organizzazione. Considerare l&#8217;ibrido come un nuovo ingranaggio in una macchina con logiche vecchie non funziona. L&#8217;ibrido è portatore ed espressione di una visione complessa della realtà, del mercato, dell&#8217;azienda, non è solo una persona a metà tra varie competenze.<br />
Già l&#8217;alternativa relazionale alla logica lineare da waterfall che proponi è un salto di complessità e di messa al centro delle persone (per quanto semplice e di buon senso).<br />
Le aziende sono sistemi entropici, sono catene di montaggio concepite per fuzionare nonostante le persone che ci sono dentro. In questo caso gli ibridi non possono fare molto.<br />
Ci sono piccole società o parti di grandi aziende che hanno oggi la necessità urgente di uscire dalla metafora del macchina e passare a quella del sistema vivente (di cui si è parlato tanto una ventina di anni fa, ma allora mancava l&#8217;urgenza).<br />
La necessità di aumentare la cognizione e comunicazione interna ed esterna per adattarsi il più velocemente possibile con una riduzione di errori in un mondo in continua mutazione.<br />
I fattori in gioco sono tanti, anche quelli più macro che trascendono il ruolo dell&#8217;ibrido, come per esempio quanto manager e imprenditori considerino l&#8217;azienda qualcosa da far cresce ed evolvere e quanto semplicemente una opportunità finanziaria.</p>
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		<title>By: Davide 'Folletto' Casali</title>
		<link>http://ibridazioni.com/2010/07/07/ibridi-e-la-ricerca-della-via-di-mezzo-tra-conoscere-e-fare/#comment-1546</link>
		<dc:creator>Davide 'Folletto' Casali</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 12:45:22 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;equilibrio è un fenomeno molto difficile come sappiamo, soprattutto quando l&#039;aumento esponenziale dei fattori impedisce il determinismo. Il primo approccio che è tanto ovvio quanto sottovalutato è il ruolo della comunicazione intra-personale.

Spesso si demanda tutto all&#039;uso di tool più o meno complessi, quando al contrario uno stand-up meeting per ogni progetto al mattino è molto più efficace, ma anche senza parlare di Agile basterebbe a volte alzarsi e scambiare due chiacchere con la persona con cui collabori sul progetto.

Il problema del waterfall rispetto a iterazioni successive in questo ambito è che limita enormemente questo dialogo, utile e proficuo, mentre Agile sottolinea e &quot;forza&quot; la necessità di creare questa comunicazione.

Dico che è banale ma sottovalutato perché vedo molto spesso che il problema è questo, ad ogni livello: quando intrattieni un rapporto diretto, anche non fisico ma da persona a persona, le cose procedono molto meglio.

E che c&#039;entra questo con gli ibridi? Beh, il facilitatore di conversazioni (se volete chiamatelo pure scrum master) è sicuramente un ruolo verticale, ma a volte questo non basta: c&#039;è bisogno di una figura che sia in grado di parlare tutti i dizionari, tutte le lingue, di interagire su più campi.

E quindi non solo c&#039;è bisogno di una figura ibrida, ma nella capacità e necessità di imparare ad identificarle è necessario capire il come: l&#039;ibrido necessario nel team è quello che parla le varie lingue delle varie ramificazioni. Se in un team non c&#039;è nessuna componente di visual design, magari si può prendere un ibrido in questo senso per curare quella parte e contemporaneamente essere in grado di creare il terreno comune per tutte le altre. Oppure, semplicemente, prendere l&#039;ibrido con le X competenze che vengono usate in azienda, perché rappresenterà il ponte non solo comunicativo, ma concretamente progettuale.

Il discorso è anche qui alle origini, abbiamo necessità di creare un &quot;ibrido&quot; tanto quanto c&#039;è stata anni fa la necessità di creare un &quot;interaction designer&quot;.
I criteri sono diversi, ma la necessità rappresenta il prossimo passaggio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;equilibrio è un fenomeno molto difficile come sappiamo, soprattutto quando l&#8217;aumento esponenziale dei fattori impedisce il determinismo. Il primo approccio che è tanto ovvio quanto sottovalutato è il ruolo della comunicazione intra-personale.</p>
<p>Spesso si demanda tutto all&#8217;uso di tool più o meno complessi, quando al contrario uno stand-up meeting per ogni progetto al mattino è molto più efficace, ma anche senza parlare di Agile basterebbe a volte alzarsi e scambiare due chiacchere con la persona con cui collabori sul progetto.</p>
<p>Il problema del waterfall rispetto a iterazioni successive in questo ambito è che limita enormemente questo dialogo, utile e proficuo, mentre Agile sottolinea e &#8220;forza&#8221; la necessità di creare questa comunicazione.</p>
<p>Dico che è banale ma sottovalutato perché vedo molto spesso che il problema è questo, ad ogni livello: quando intrattieni un rapporto diretto, anche non fisico ma da persona a persona, le cose procedono molto meglio.</p>
<p>E che c&#8217;entra questo con gli ibridi? Beh, il facilitatore di conversazioni (se volete chiamatelo pure scrum master) è sicuramente un ruolo verticale, ma a volte questo non basta: c&#8217;è bisogno di una figura che sia in grado di parlare tutti i dizionari, tutte le lingue, di interagire su più campi.</p>
<p>E quindi non solo c&#8217;è bisogno di una figura ibrida, ma nella capacità e necessità di imparare ad identificarle è necessario capire il come: l&#8217;ibrido necessario nel team è quello che parla le varie lingue delle varie ramificazioni. Se in un team non c&#8217;è nessuna componente di visual design, magari si può prendere un ibrido in questo senso per curare quella parte e contemporaneamente essere in grado di creare il terreno comune per tutte le altre. Oppure, semplicemente, prendere l&#8217;ibrido con le X competenze che vengono usate in azienda, perché rappresenterà il ponte non solo comunicativo, ma concretamente progettuale.</p>
<p>Il discorso è anche qui alle origini, abbiamo necessità di creare un &#8220;ibrido&#8221; tanto quanto c&#8217;è stata anni fa la necessità di creare un &#8220;interaction designer&#8221;.<br />
I criteri sono diversi, ma la necessità rappresenta il prossimo passaggio.</p>
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