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	<title>Comments on: Dalla Società della Conoscenza alla Economia della Conoscenza</title>
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	<description>Highly Transdisciplinarity Thoughts for the Challenge of Complexity</description>
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		<title>By: Il regresso tecnologico italiano - Yurait Social Blog</title>
		<link>http://ibridazioni.com/2009/03/21/dalla-societa-della-conoscenza-alla-economia-della-conoscenza/#comment-1410</link>
		<dc:creator>Il regresso tecnologico italiano - Yurait Social Blog</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 07:23:22 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Bellucci e Marcello Cini fanno quindi bene ad avvertire che nel passaggio alla economia della conoscenza, si sta verificando n pericoloso attrito: il capitalismo tende infatti ad assorbire nelle proprie [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Bellucci e Marcello Cini fanno quindi bene ad avvertire che nel passaggio alla economia della conoscenza, si sta verificando n pericoloso attrito: il capitalismo tende infatti ad assorbire nelle proprie [...]</p>
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		<title>By: Gian</title>
		<link>http://ibridazioni.com/2009/03/21/dalla-societa-della-conoscenza-alla-economia-della-conoscenza/#comment-1314</link>
		<dc:creator>Gian</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2009 12:41:35 +0000</pubDate>
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		<description>Manzelli, condivido il suo commento e la necessità di modelli più complessi. Per questo da tempo dico che la sfida della società della conoscenza porta con se anche la sfida della complessità (solo parzialmente affrontata in questi ultimi trent&#039;anni).

Io credo che i modelli, le prassi, le tecnologie e le persone in grado di produrre cambiamenti, per esempio in certi ambiti aziendali, vi siano da tempo. Quello che è mancato è stato un modello di economia e società in grado di trasformare la concorrenza e il merito in sistema.

Bisogna vedere se quanto la crisi sarà opportunità e non solo freno e quanto il comportamento delle persone dal basso modificherà le cose.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Manzelli, condivido il suo commento e la necessità di modelli più complessi. Per questo da tempo dico che la sfida della società della conoscenza porta con se anche la sfida della complessità (solo parzialmente affrontata in questi ultimi trent&#8217;anni).</p>
<p>Io credo che i modelli, le prassi, le tecnologie e le persone in grado di produrre cambiamenti, per esempio in certi ambiti aziendali, vi siano da tempo. Quello che è mancato è stato un modello di economia e società in grado di trasformare la concorrenza e il merito in sistema.</p>
<p>Bisogna vedere se quanto la crisi sarà opportunità e non solo freno e quanto il comportamento delle persone dal basso modificherà le cose.</p>
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		<title>By: Paolo Manzelli</title>
		<link>http://ibridazioni.com/2009/03/21/dalla-societa-della-conoscenza-alla-economia-della-conoscenza/#comment-1313</link>
		<dc:creator>Paolo Manzelli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2009 10:40:54 +0000</pubDate>
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		<description>Nel passaggio tra la societa della informazione alla societa’ basata sulla conoscenza cambia il rapporto tra cultura  ed innovazione . Possiamo infatti constatate come la crescita esponenziale di trasferimento quantitativo informazioni economiche, scientifiche e tecnologiche , ottenuto sia con l&#039; utilizzazione del mass media e di internet, non riesca a tradursi in un cambiamento produttivo della piccola e media impresa , capace di indurre ed  elevare socialmente e produttivamente la effettiva qualita&#039; delle  conoscenze La Economia della Conoscenza non emerge solo dalla trasferimento  tecnologico che rappresenta solo  l’innesco di un sistema complesso di cambiamento nel quale la innovazione tecnologica , è necessaria ma non sufficiente a modificare la mentalita della gente in favore di un effettivo sviluppo della economia della conoscenza. Infatti per la attuazione della economia della conoscenza deve mutare il paradigma di riferimento cognitivo da quello di una ormai obsoleta impostazione “meccanica quantitativa” a quello basato sulla qualita della  vita per il quale si vanno a modificare , le abitudini, i desideri, i bisogni, i comportamenti su cui costruire nuove forme di business e comunicazione.  Di conseguenza l&#039; elemento di criticita&#039; attualmente quello di superare la fase di una facile moltiplicazione di informazioni, per attuare una sistema di innovazione capace di rielaborare le  informazioni in conoscenze significative e produttive che perseguano la scelta di 
sviluppare potenziare e sostenere la diversita sia culturale che produttiva in modo da essere in grado di saper coniugare risorse economiche e produttive con i valori culturali ed artistici di un territorio .
Paolo Manzelli pmanzelli@gmail.com  http://www.edscuola.it/lre.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nel passaggio tra la societa della informazione alla societa’ basata sulla conoscenza cambia il rapporto tra cultura  ed innovazione . Possiamo infatti constatate come la crescita esponenziale di trasferimento quantitativo informazioni economiche, scientifiche e tecnologiche , ottenuto sia con l&#8217; utilizzazione del mass media e di internet, non riesca a tradursi in un cambiamento produttivo della piccola e media impresa , capace di indurre ed  elevare socialmente e produttivamente la effettiva qualita&#8217; delle  conoscenze La Economia della Conoscenza non emerge solo dalla trasferimento  tecnologico che rappresenta solo  l’innesco di un sistema complesso di cambiamento nel quale la innovazione tecnologica , è necessaria ma non sufficiente a modificare la mentalita della gente in favore di un effettivo sviluppo della economia della conoscenza. Infatti per la attuazione della economia della conoscenza deve mutare il paradigma di riferimento cognitivo da quello di una ormai obsoleta impostazione “meccanica quantitativa” a quello basato sulla qualita della  vita per il quale si vanno a modificare , le abitudini, i desideri, i bisogni, i comportamenti su cui costruire nuove forme di business e comunicazione.  Di conseguenza l&#8217; elemento di criticita&#8217; attualmente quello di superare la fase di una facile moltiplicazione di informazioni, per attuare una sistema di innovazione capace di rielaborare le  informazioni in conoscenze significative e produttive che perseguano la scelta di<br />
sviluppare potenziare e sostenere la diversita sia culturale che produttiva in modo da essere in grado di saper coniugare risorse economiche e produttive con i valori culturali ed artistici di un territorio .<br />
Paolo Manzelli <a href="mailto:pmanzelli@gmail.com">pmanzelli@gmail.com</a>  <a href="http://www.edscuola.it/lre.html" rel="nofollow">http://www.edscuola.it/lre.html</a></p>
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		<title>By: Maurizio Goetz</title>
		<link>http://ibridazioni.com/2009/03/21/dalla-societa-della-conoscenza-alla-economia-della-conoscenza/#comment-579</link>
		<dc:creator>Maurizio Goetz</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 06:53:33 +0000</pubDate>
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		<description>Comprendo perfettamente le annotazioni di Michele Leidi che condivido, infatti il termine Economia della Conoscenza è solo un pretesto per interrogarci sulla Società della Conoscenza, come è stata definita, quella in cui viviamo, post moderna, liquida e per certi versi, iperconnessa. Le nuove piattaforme di collaborazione, le nuove prassi collaborativi porteranno ad una creazione di valore anche economico e ad una riduzione dei diversi divide?    Da qui il termine Economia della Conoscenza, inteso più come speranza. Avendo moderato l&#039;intervento di Gianandrea allo IULM credo di averne compreso anche gli intenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Comprendo perfettamente le annotazioni di Michele Leidi che condivido, infatti il termine Economia della Conoscenza è solo un pretesto per interrogarci sulla Società della Conoscenza, come è stata definita, quella in cui viviamo, post moderna, liquida e per certi versi, iperconnessa. Le nuove piattaforme di collaborazione, le nuove prassi collaborativi porteranno ad una creazione di valore anche economico e ad una riduzione dei diversi divide?    Da qui il termine Economia della Conoscenza, inteso più come speranza. Avendo moderato l&#8217;intervento di Gianandrea allo IULM credo di averne compreso anche gli intenti.</p>
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	<item>
		<title>By: Michele Leidi</title>
		<link>http://ibridazioni.com/2009/03/21/dalla-societa-della-conoscenza-alla-economia-della-conoscenza/#comment-578</link>
		<dc:creator>Michele Leidi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 10:45:26 +0000</pubDate>
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		<description>Non esiste una Economia della Conoscenza, esiste una economia sempre piu&#039; influenzata dalla Società che condivide la conoscenza.
Da sempre l&#039;economia e&#039; stata influenzata dalla conoscenza (la culla del commercio moderno e&#039; stata anche l&#039;Olanda del XVII secolo dove Amsterdam era il porto piu&#039; importante del mondo;tutto cio&#039; grazie al sapere (conoscere e ralazionarsi) ). Quello che oggi cambia e&#039; la velocità e la granularità della condivisione e della collaborazione sulla conoscenza.
Da notare anche che il fenomeno riguarda un&#039;allargamento della schiera dei &quot;colletti bianchi&quot; oggi abbiamo solamente un numero maggiore di detentori del sapere, abbiamo abbasato alcune delle soglie, ma ricordo che questa schiera di nuovi adepti del Sapere si lascia comunque alle spalle una maggioranza che non &quot;accede&quot; ;dal digital divide al &quot;Knowledge Divide&quot;(sempre presente nella storia dell&#039;uomo).
Quello che potrà cambiare radicalmente lo scenario potrebbe essere la nascita di nuovi modelli di Collaborazione che si basano sui presupposti della società della conoscenza. Ma anche in questo caso sono perplesso sul fatto che tutto cio si traduca in un cambiamento dei modelli dell&#039;Economia come la conosciamo oggi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non esiste una Economia della Conoscenza, esiste una economia sempre piu&#8217; influenzata dalla Società che condivide la conoscenza.<br />
Da sempre l&#8217;economia e&#8217; stata influenzata dalla conoscenza (la culla del commercio moderno e&#8217; stata anche l&#8217;Olanda del XVII secolo dove Amsterdam era il porto piu&#8217; importante del mondo;tutto cio&#8217; grazie al sapere (conoscere e ralazionarsi) ). Quello che oggi cambia e&#8217; la velocità e la granularità della condivisione e della collaborazione sulla conoscenza.<br />
Da notare anche che il fenomeno riguarda un&#8217;allargamento della schiera dei &#8220;colletti bianchi&#8221; oggi abbiamo solamente un numero maggiore di detentori del sapere, abbiamo abbasato alcune delle soglie, ma ricordo che questa schiera di nuovi adepti del Sapere si lascia comunque alle spalle una maggioranza che non &#8220;accede&#8221; ;dal digital divide al &#8220;Knowledge Divide&#8221;(sempre presente nella storia dell&#8217;uomo).<br />
Quello che potrà cambiare radicalmente lo scenario potrebbe essere la nascita di nuovi modelli di Collaborazione che si basano sui presupposti della società della conoscenza. Ma anche in questo caso sono perplesso sul fatto che tutto cio si traduca in un cambiamento dei modelli dell&#8217;Economia come la conosciamo oggi.</p>
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		<title>By: Federico Bo</title>
		<link>http://ibridazioni.com/2009/03/21/dalla-societa-della-conoscenza-alla-economia-della-conoscenza/#comment-577</link>
		<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 10:42:26 +0000</pubDate>
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		<description>Più &quot;ecosofia&quot; che economia...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Più &#8220;ecosofia&#8221; che economia&#8230;</p>
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	<item>
		<title>By: Luca Comello</title>
		<link>http://ibridazioni.com/2009/03/21/dalla-societa-della-conoscenza-alla-economia-della-conoscenza/#comment-575</link>
		<dc:creator>Luca Comello</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 16:57:27 +0000</pubDate>
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		<description>É la condivisione che ha trasformato l’economia, rendendo evanescente qualsiasi discriminazione basata sulla sola intensità della conoscenza. 
Piú che un&#039;economia della conoscenza, é - ora e sempre piú - un&#039;economia della conoscenza condivisa.

Il lavoro è sempre più raramente lavoro materiale, uso della forza muscolare per trasformare fisicamente la materia prima in prodotto finito. È principalmente lavoro mentale (cognitivo), che usa le conoscenze per produrre altre conoscenze, portatrici di utilità. E questo non riguarda pochi ruoli “intellettuali” (professori, artisti, scienziati, ecc.), ma tutti: anche il lavoro operaio si sviluppa guidando macchine (con la conoscenza) e usando il cervello prima dei muscoli.

Calcolando correttamente l’intensità cognitiva nelle sue componenti diretta (lavoro cognitivo erogato direttamente) e indiretta (lavoro cognitivo contenuto nelle macchine, nei componenti, nell’energia, nei materiali acquistati dall’esterno), questo vale per quasi tutti i settori, anche quelli a prima vista più “pesanti”.

Il “sapere” non è più riservato a quelli che un tempo venivano chiamati i “colletti bianchi”, ma diventa sempre più fattore produttivo trasversale. L’aumento di complessità della società, i mutamenti organizzativi e la crescita di valore dei fattori immateriali (relazioni, significati, forme estetiche) hanno dato vita ad un’economia della conoscenza che per essere vissuta richiede ad ogni donna ed ogni uomo requisiti più ampi: riconoscere i vari aspetti del reale, avere coscienza delle proprie abilità, cooperare con altre persone dotate di differente bagaglio culturale, fronteggiare l’incertezza con una disposizione a trovare risposte utili, ma anche a creare cultura, attraverso il lavoro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>É la condivisione che ha trasformato l’economia, rendendo evanescente qualsiasi discriminazione basata sulla sola intensità della conoscenza.<br />
Piú che un&#8217;economia della conoscenza, é &#8211; ora e sempre piú &#8211; un&#8217;economia della conoscenza condivisa.</p>
<p>Il lavoro è sempre più raramente lavoro materiale, uso della forza muscolare per trasformare fisicamente la materia prima in prodotto finito. È principalmente lavoro mentale (cognitivo), che usa le conoscenze per produrre altre conoscenze, portatrici di utilità. E questo non riguarda pochi ruoli “intellettuali” (professori, artisti, scienziati, ecc.), ma tutti: anche il lavoro operaio si sviluppa guidando macchine (con la conoscenza) e usando il cervello prima dei muscoli.</p>
<p>Calcolando correttamente l’intensità cognitiva nelle sue componenti diretta (lavoro cognitivo erogato direttamente) e indiretta (lavoro cognitivo contenuto nelle macchine, nei componenti, nell’energia, nei materiali acquistati dall’esterno), questo vale per quasi tutti i settori, anche quelli a prima vista più “pesanti”.</p>
<p>Il “sapere” non è più riservato a quelli che un tempo venivano chiamati i “colletti bianchi”, ma diventa sempre più fattore produttivo trasversale. L’aumento di complessità della società, i mutamenti organizzativi e la crescita di valore dei fattori immateriali (relazioni, significati, forme estetiche) hanno dato vita ad un’economia della conoscenza che per essere vissuta richiede ad ogni donna ed ogni uomo requisiti più ampi: riconoscere i vari aspetti del reale, avere coscienza delle proprie abilità, cooperare con altre persone dotate di differente bagaglio culturale, fronteggiare l’incertezza con una disposizione a trovare risposte utili, ma anche a creare cultura, attraverso il lavoro.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Maurizio Goetz</title>
		<link>http://ibridazioni.com/2009/03/21/dalla-societa-della-conoscenza-alla-economia-della-conoscenza/#comment-574</link>
		<dc:creator>Maurizio Goetz</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 16:23:03 +0000</pubDate>
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		<description>Utopie a parte occorre un dibattito ampio e articolato sul concetto di valore reale per le persone, per le organizzazioni, per le comunità considerando che le risorse materiali non sono infinite e che la crescità deve poter essere sostenibile nel lungo periodo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Utopie a parte occorre un dibattito ampio e articolato sul concetto di valore reale per le persone, per le organizzazioni, per le comunità considerando che le risorse materiali non sono infinite e che la crescità deve poter essere sostenibile nel lungo periodo.</p>
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	<item>
		<title>By: David Orban</title>
		<link>http://ibridazioni.com/2009/03/21/dalla-societa-della-conoscenza-alla-economia-della-conoscenza/#comment-573</link>
		<dc:creator>David Orban</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 22:38:17 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;economia della conoscenza potrebbe doversi basare su un denominatore, un mediatore del valore, diverso da quello tradizionale monetario. Una indicazione di questa necessità penso che la possiamo vedere proprio nella profondità e ampiezza della crisi finanziaria attuale. 

Questa crisi è spaventosa perché a nessuno è chiaro come potranno realizzare i propri sogni nel quadro di un sistema di cui contorni non sono ancora affatto chiari. I sogni possono essere pragmatici, o addirittura modesti. Possono essere ambiziosi, o pazzi. Indifferentemente, devono essere in grado di valutare il rischio che vi è legato e di raccogliere e gestire le risorse necessarie per la loro realizzazione.

Ma nel quadro di oggi questo non sembra essere possibile. Soprattutto, l&#039;universale accesso alla conoscenza non ha ancora portato un&#039;universale intraprendenza, che può trasformare la conoscenza in mille rivoli di interesse e di valore che l&#039;individuo dà al gruppo, alle relazioni. Relazioni che possono essere locali, globali, di famiglia, di vicinato, professionali.

Domani provo andare e comprare un chilo di pane con un po&#039; di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Whuffie&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;whuffie&lt;/a&gt;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;economia della conoscenza potrebbe doversi basare su un denominatore, un mediatore del valore, diverso da quello tradizionale monetario. Una indicazione di questa necessità penso che la possiamo vedere proprio nella profondità e ampiezza della crisi finanziaria attuale. </p>
<p>Questa crisi è spaventosa perché a nessuno è chiaro come potranno realizzare i propri sogni nel quadro di un sistema di cui contorni non sono ancora affatto chiari. I sogni possono essere pragmatici, o addirittura modesti. Possono essere ambiziosi, o pazzi. Indifferentemente, devono essere in grado di valutare il rischio che vi è legato e di raccogliere e gestire le risorse necessarie per la loro realizzazione.</p>
<p>Ma nel quadro di oggi questo non sembra essere possibile. Soprattutto, l&#8217;universale accesso alla conoscenza non ha ancora portato un&#8217;universale intraprendenza, che può trasformare la conoscenza in mille rivoli di interesse e di valore che l&#8217;individuo dà al gruppo, alle relazioni. Relazioni che possono essere locali, globali, di famiglia, di vicinato, professionali.</p>
<p>Domani provo andare e comprare un chilo di pane con un po&#8217; di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Whuffie" rel="nofollow">whuffie</a>.</p>
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